Cosa è il pensiero.

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Cosa è il pensiero.

 

Il pensiero è quella  funzione della nostra coscienza  che ci permette di capire che cosa è  un elemento della realtà esterna o interna.   È la capacità di dare un nome, una definizione a un dato percepito, di astrarne un concetto  e  di organizzarlo con altri concetti.

La parola pensiero viene dal latino ”pensare”,  che significa:   pesare con cura, ponderare, giudicare, valutare con attenzione.    Pensare significa quindi dare un peso,  misurare qualcosa,  metterlo in  relazione ad altre cose,   dare un posto a un contenuto mentale in un contesto organizzato di idee.

 

Ma prima il contenuto mentale deve essere appreso.

  • L’ideatività   è  la capacità di operare,  di fare operazioni mentali,   sulle idee.                              
  • L’intelligenza   è   la capacità che permette,   di trovare una soluzione  a un problema. 

 

 

 

 

      Dr.ssa  Maria Grazia Vallorani 

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.


Come si attiva

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 I tre cardini. 

E’  importante conoscere come la natura  attiva il pensiero, come lo spinge  verso l’esterno. Sono sostanzialmente tre le molle  che fanno da motore al suo sviluppo e che  quindi lo educano,  lo e-ducano, lo portano fuori.

 

L’esperienza corporea.

Il pensiero parte sempre da un’esperienza fisica, concreta che ha a che fare con il corpo. Il freddo, la fame, la sete, sono bisogni del corpo che spingono il bambino fin da piccolo a pensare a qualcosa che può venire a soddisfare questo bisogno. Quando poi cerca di prendere un oggetto con le mani e non ci arriva, è attraverso il corpo che percepisce che non ce la fa e che quindi c’è una distanza, uno spazio, una misura. Dalle sensazioni fisiche della vista, udito, odorato, gusto, tatto nascono le esperienze corporee che permettono di prendere coscienza di una realtà esterna ed interna, che può essere pesata, misurata e quindi pensata.

Se si considera che la parola pensiero, viene dal latino e significa “pesare con precisione”, soppesare, dare il giusto peso,  si può capire l’importanza dell’esperienza del peso e della misura che può arrivare solo attraverso  i sensi e la percezione corporea. Vedere, sentire, gustare, odorare, toccare, permette di fare molto lavoro di confronto e di classificazione delle esperienze fisiche. Sono queste che poi si traducono in pensiero logico e astratto Nella vita ordinaria, l’esperienza concreta è stata sostituita da tanta percezione virtuale (film, TV, computer) che, non passando dall’esperienza diretta del corpo, fa diventare virtuale anche il pensiero. E’ un pensiero che copia, che ricicla, che imita, che parte da fuori e non c’è il pensiero che nasce da dentro.

Quando il pensiero nasce dalla sensazione fisica, non solo partecipa tutto il corpo e tutti i sensi, ma anche il sentimento, l’emozione, l’intuito, la creatività. La cosa più importante è che, nell’esperienza diretta il bambino vive se stesso come il protagonista, l’artefice, il referente, il centro di quell’esperienza  Si mette inoltre in relazione con qualcosa di concreto e di vivo e vitale. Nell’esperienza virtuale, dove non c’è esperienza del corpo, il bambino vive se stesso come ricettore, come colui che raccoglie qualcosa che è già pensato, che è già programmato da altri e si sente dipendente, passivo, estraniato anche da se stesso e non c’è posto per la sua originalità e creatività. Il virtuale è sicuramente importante e utile  se viene dopo l’esperienza del corpo, come l’immagine mentale viene dopo la percezione concreta. 

E’ importante riappropriarsi delle sensazioni fisiche e in particolare nella relazione con la natura. La natura, con i fiori, campi, animali, panorami è in relazione viva e significativa e profonda con la parte naturale del bambino e comunica non solo dati e percezioni, ma anche armonia, equilibrio, cambiamento, ritmo, senso e significato. Comunica il tutto ad ognuno in modo diverso parlando alla sua unicità, originalità e irripetibilità.

 

L’emozione 

Perché un pensiero nasca da dentro in modo spontaneo, è importante che nasca un’emozione. Senza un’emozione il pensiero non è vitale e naturale, è solo riciclato, ripetitivo e dipendente da altri pensieri.  L’emozione è interna e specifica di quella persona, di quel momento e di quel luogo. L’emozione determina una spinta, un movimento energetico. Il movimento determina un progredire dello stato mentale, che esce dall’immobilità e dallo stallo e va verso lo sviluppo. Anche un’emozione negativa, se viene pensata e compresa, porta ad un progresso di tutta la persona. L’emozione quindi spinge e  il pensiero diventa necessario per contenere, com-prendere, prendere dentro quell’emozione  In questo modo il pensiero entra in relazione attraverso l’emozione, anche con l’inconscio, con la parte sconosciuta della personalità.

Educare al pensiero significa partire non da un concetto da proporre  dall’esterno, ma significa partire da un’emozione interna, che nasce spontanea in un bambino, in un particolare momento e in un particolare luogo, per poi arrivare a relazionarsi, attraverso l’emozione, con gli oggetti della realtà che l’hanno provocata. Pensarli, conoscerli, valutarli diventa quindi significativo, diventa una continuazione di qualcosa che è nato da dentro, che si mette in relazione con qualcosa di fuori. Gli oggetti della realtà che si pensano diventano quindi parte della vita di quella persona, della sua storia e della sua unicità e non sono elementi estranei a sé, amorfi, contenuti freddi e distaccati.  Pensarli acquista senso, diventa anzi una necessità.  Il pensiero diventa così funzionale,  indispensabile per entrare in relazione con la realtà, diventa vivo, vivace, creativo.

 Senza un’esperienza emotiva le cose da apprendere diventano elementi vuoti, esterni, ripetitivi, diventano dati che si intromettono in modo meccanico e in modo altrettanto meccanico se ne vanno. Diventano un peso, un dovere subito, da cui si dipende e che si vorrebbe evitare in quanto estraneo e imposto.

E’ importante che il pensiero sia animato da un’emozione non solo nel bambino, ma anche nella  persona che educa e insegna qualcosa. Se il genitore, o l’educatore aiuta a considerare qualche elemento o fatto o dato, mettendo dentro emozione, passione, sentimento e un senso, allora quell’insegnamento diventa vivo, vitale, appassionante ed  entra nella mente del bambino e rimane impresso e carico di significato.

Se invece i pensiero o le cose che si dicono vengono espresse, anche se in ottima forma e contenuto, senza emozione o sentimento, di sicuro non lasciano segno o traccia e scorrono sopra alle menti e passano oltre.

 

 La frustrazione

L’intelligenza è la capacità di trovare la soluzione ad un problema. Se il problema non c’è, non si attiva e non si sviluppa. I problemi nascono dalla frustrazione, cioè da qualcosa che non va per i verso giusto o come ci si aspetta. Quando un bisogno viene frustrato, bloccato, impedito, non soddisfatto, allora nasce il disagio e il bambino è costretto a pensare per capire che cosa è successo e come fare per risolverlo, per poi arrivare alla soluzione e quindi alla soddisfazione del bisogno o del suo desiderio.  

La capacità intellettiva nasce quindi da un impedimento, da un ostacolo, da quello che sembra una disgrazia e che la persona tende a vivere come negativa e ad evitare o scongiurare in tutti i modi. Invece è un’occasione indispensabile che la vita offre per attivare il pensiero, per diventare vitali, per crescere.

La frustrazione è quindi  il motore che obbliga  a pensare e a cercare una soluzione. Senza la delusione, la rabbia, la fatica e il dolore per la perdita dell’esaudimento del desiderio, non si attiva la motivazione per la ricerca di una soluzione. Vivere fino in fondo questi sentimenti e cercare la soluzione in prima persona, porta ad una ricerca a volte lunga e laboriosa e carica di errori e sbagli. Ma è sbagliando che si impara e il tutto ha messo in movimento un’attività di ricerca, di confronto, di collegamenti logici che sono atti di intelligenza pura. Ma la cosa più importante è che questi atti e questa attività intellettiva non è impostata o diretta da qualcuno di fuori, ma nasce da dentro e ha uno scopo preciso, un suo significato, che è quello di raggiungere la soluzione.

Il bambino quindi in questa condizione si sente il protagonista, il mandante e l’esecutore, il destinatario e l’artefice  della sua ricerca. Scoprire la soluzione alla fine non gli da solo la soddisfazione ricercata, ma gli dà una più grande soddisfazione di sentire che ce l’ha fatta da solo, che è stato capace, che si può fidare di sé.

Scoprirsi capaci di affrontare gli ostacoli dà la vera sicurezza. Non è la mancanza di problemi che fa stare bene, ma la capacità di saperli affrontare quando si presentano perché la vita è di   per sé composta di positivo e di negativo, è movimento tra gli opposti, è un fluire in avanti attraverso modificazioni continue e passaggi, è un processo verso qualcosa da raggiungere. Raggiungere il fine, la realizzazione della propria unicità è quello che conta e che dà senso alla fatica, all’ostacolo e al movimento.

A volte i genitori, pensando di fare la cosa migliore, cercano di eliminare tutti gli ostacoli sulla strada del loro figlio, aiutandoli in tutti i modi, prevenendo le loro richieste, sostituendosi a loro. A volte lo fanno perché vivono con troppa angoscia la fatica del figlio, il suo senso di smarrimento, il suo dolore o la sua incapacità nell’affrontare una situazione. Il genitore deve sapere aspettare, avere fiducia che ce la farà, lasciarlo di fronte al suo problema da risolvere esprimendo fiducia. Deve aspettare il tempo del figlio e deve favorire lo spazio e la ricerca attiva e personale di una soluzione.

 

 

 

 

 

   Dr.ssa  Maria Grazia Vallorani

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.

 


L’apprendimento

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 L’apprendimento

Apprendere viene dal latino : ad- prehendere che significa prendere presso di sé, far proprio, includere. L’apprendimento è quindi una modalità attraverso cui un dato esterno alla coscienza, viene raccolto, preso dentro e fatto proprio.

L’apprendimento avviene in quattro fasi:

  • la percezione
  • l’elaborazione
  • l’assimilazione
  • l’ espressione

 

La percezione.

 Viene dal latino “percipere”  che significa cogliere, impossessarsi  e che a sua volta viene da: per – capere  = prendere attraverso.   La percezione è un prendere coscienza di un oggetto attraverso i sensi.

Gli organi sensoriali permettono di entrare in relazione con l’oggetto e di percepire, cogliere e portare dentro di sé aspetti e caratteristiche specifiche che lo contraddistinguono.

La vista permette di coglierne il colore, la forma, la grandezza, la profondità e il contesto in cui si trova. L’udito permette di cogliere il suono, il ritmo, le vibrazioni. l’olfatto percepisce gli odori e i profumi. Il tatto permette di sentire la consistenza e la struttura della materia di cui è fatto con le sue caratteristiche di liscio, ruvido, secco, umido, molle, caldo, freddo, tagliente. Il gusto permette di avvertire il dolce, il salato, l’amaro, l’acre, il piccante.  È importante considerare che la conoscenza parte sempre dal corpo. Il corpo è la porta, lo strumento indispensabile che può attivare un’esperienza totale completa.  Se l’esperienza parte dal corpo si attivano  i recettori neurologici  preposti e correlati tra di loro e le funzioni ideative entrano in stretta correlazione anche con quelle emotive in una unità naturale, indispensabile per la conoscenza vera di quell’esperienza.

 Una volta che un dato oggetto è stato percepito, sarà presente alla coscienza in modo specifico, ma non è stato ancora compreso, è stato solo colto. Per comprenderlo  è necessario pesarlo, valutarlo, confrontarlo e farlo entrare nel contesto delle idee già  acquisite.

Secondo Piaget l’apprendimento  è caratterizzato da due processi: l’assimilazione e l’accomodamento. C’è all’inizio una condizione di equilibrio dove il sistema delle idee è organizzato e adattato.   Assimilazione. Quando arriva un nuovo dato (percezione o azione)  affinché questo rientri nel vecchio ordine e trovi il suo posto, è necessario che il sistema si spezzi, si apra per farlo entrare.   Il sistema va quindi in crisi  (da crino-crinis = rompere)  e si forma un disequilibrio = perdita dell’equilibrio iniziale.  Con la rottura il nuovo dato può entrare nella parte che si apre e viene quindi incorporato e quindi assimilato. 

L’accomodamento. Una volta inserito il sistema si adatta e si accomoda al nuovo dato e si riordina in un nuovo equilibrio. E avvenuto un ulteriore adattamento cognitivo all’ambiente e quindi uno sviluppo. (Vedi Tabella. Clicca sopra a : Tabella 1 ) 

 

 

L’elaborazione.

Comprensione viene dal latino cum – prehendo e significa prendo insieme, in unione con. Per comprendere una cosa non basta sapere come è fatta, ma è necessario che sia messa insieme alle altre, che sia in relazione con loro. E’ necessario quindi che il nuovo dato, che nella fase della percezione si trova da solo di fronte alle idee già presenti nella mente, trovi ora il suo posto vicino a loro e in mezzo a loro.

Per trovare il posto, la mente in modo naturale fa delle operazioni mentali, si mette a lavorare e comincia ad elaborare. Elaborazione viene dal latino: “elaborare” = applicarsi, affaticarsi con cura, ingegnarsi, sforzarsi e anche acquistare con fatica, ricercare.  Significa che ora comincia un lavoro importante di collegamento logico con tutti i dati già conosciuti.     (Le operazioni mentali vd. articolo successivo).

 

 

            L’Assimilazione

Dopo aver collegato le caratteristiche dell’oggetto con tutti gli altri oggetti,  e aver quindi trovato i percorsi che lo collegano agli altri oggetti, la persona può individuare il posto dove collocarlo e dove gli rimane più facile ritrovarlo.

In pratica è come se il cervello tracciasse tutte le strade che si potrebbero fare per andare da un posto un altro e poi scegliesse quella che gli è più gradita. L’assimilazione è infatti il mettere in un posto specifico il nuovo dato servendosi dei collegamenti individuati e della strada preferita. L’assimilazione è la base della vera memoria, cioè della capacità di tenere dentro di sé e di ricordare, cioè di ritrovare quello che non è più presente alla coscienza.

Per ricordare un dato nuovo o una parola ognuno ha una sua particolare strategia, una strada che riesce più facilmente a percorrere in relazione alle sue tendenze e qualità. Chi è portato per la matematica lo associa ad una operazione numerica, altri a un concetto più vicino emotivamente, altri lo scompongono e ne associano le parti. Per esempio il tavolo può essere inserito tra gli oggetti della cucina o tra quelli di legno o tra quelli con quattro gambe. il numero  992354 può essere ricostruito ricordando che primi due sono l’ultimo numero a una cifra,  poi che gli altri sono in successione dopo l’uno e gli ultimi due sono invertiti. I nomi delle corde della chitarra  ( mi, si, sol, re, la , mi) si possono ricordare con la frase: “Mi si sorella mia!” E così via.

L’assimilazione quindi permette di ritrovare e di ricostruire quello che si è dimenticato, quello che è nascosto alla coscienza. In questo modo la mente si sente attiva,  protagonista e creativa nella funzione del pensiero e non rimane ancorata alla semplice ripetizione del dato. Ripetere in modo preciso e automatico un dato concetto è un moto meccanico che non ha a che fare con la comprensione vera.

L’assimilazione mette in luce quindi predisposizioni personali, tendenze creative e in particolare attiva l’intelligenza. L’intelligenza è quella capacità che trova la soluzione a un problema. Davanti a un dato da fissare, da sistemare, l’intelligenza trova la soluzione più adatta per quella persona, in quella situazione e in quel momento.

Quando il nuovo dato è entrato nel contesto delle idee e si correla a diversi sottosistemi (cassetti) non appartiene a nessuno di questi in modo totale, ma a più di loro; è come distribuito in più parti del cervello e lo si può ritrovare in più aspetti diversi tra di loro. Ad esempio il concetto di madre non fa parte solo della categoria della famiglia, ma può avere a che fare anche con il concetto dell’accoglimento, dell’amore, del nutrimento, del cibo, del generare, della natura, del calore, di un contenitore; ognuno di questi dati si associa alla madre e la può ricordare o la riporta alla mente senza che sia stato ricercato il concetto di madre.

Pensiamo al cervello come a una stanza e alle sue parti come a tanti armadi distinti e a loro volta costituiti da tanti cassetti e in ogni cassetto ulteriori ripartizioni. Ogni singola parte di questa stanza è in relazione con tutte le altre e con alcune in una relazione più specifica dovuta alla predisposizione ereditaria. Quando si pensa un dato parte un circuito che si muove tra i cassetti e tra gli armadi e, spostandosi dall’uno all’altro, determina dei percorsi che diventano sempre più chiari e più ricchi di dati. In questo modo il pensiero e l’intelligenza si attivano e cominciano a funzionare in modo agile e veloce e in modo autonomo e creativo.  ( Vedi tabella. Cliccare sopra:  Tabella 2).

 

  L’espressione.

A questo punto il concetto nuovo che è stato portato all’interno e quindi appreso, può essere riportato all’esterno. Espressione viene dal latino : “ex-premere” che significa  premere  da dentro verso fuori (= ex), e anche spremere, cavar fuori. È quello che gli insegnanti chiedono ai bambini quando devono valutare quello che è stato appreso.

Se il concetto è stato capito e cioè lavorato, affinato e assimilato, allora può facilmente essere espresso nelle forme e nei percorsi individuati dal soggetto. Si può quindi descriverlo a voce, disegnarlo, rappresentarlo in molti modi e si può anche discuterne perché è stato anche valutato e soppesato in relazione alle altre idee.

Ma se il concetto non è entrato ed è rimasto in superficie e se se ne ricordano solo aspetti impostati in modo meccanico, allora verrà riprodotto nella stessa forma: in modo superficiale, frammentato e devitalizzato. Il pensiero potrà avvalersi solo di pezzi di realtà, di parti non integrate, non riunite tra di loro e si disorienterà tra tanti concetti che si sommeranno l’uno sull’altro in modo uniforme.

In questo modo il pensiero perde una delle sue caratteristiche più importanti che è la funzione attiva e autonoma della coscienza che fa sentire la persona protagonista della realtà esterna ed interna. Un pensiero passivo, rigido, amorfo determina una perdita di energia vitale, una perdita della dignità della persona e in particolare una perdita della propria libertà.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani                                                                                 

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge


Le operazioni mentali

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Le operazioni mentali

 

Le operazioni mentali  sono le operazioni di collegamento logico tra il nuovo dato e i dati vecchi già conosciuti.

 

Confronto.  

La prima operazione che avviene è quella del confronto. È più immediato cogliere infatti la differenza che la similitudine. Il dato viene confrontato con gli altri per valutare se  è diverso da quello che si conosce e in che cosa è diverso.  Per capire un oggetto, per esempio una rosa blu, si coglie all’inizio che è diverso dai fiori già conosciuti.

 

 Associazione.  

Si passa quindi all’associazione. Consiste nel ricercare tutti gli oggetti che assomigliano alle caratteristiche di quell’oggetto nuovo: esempio:

  • per  il colore  della rosa  rossa – tutti gli oggetti di colore  rosso,
  • per la forma – figure concentriche,
  • per il peso dei petali – oggetti soffici e leggeri,
  • per la materia – gli elementi della natura o vegetali,
  • per il significato – oggetti romantici o estetici o artistici.

 

Classificazione.

Questa è un’operazione mentale importantissima perché,  nell’andare a ricercare i collegamenti e le similitudini,  la mente comincia ad ordinare i concetti simili tra di loro mettendoli  dentro a dei contenitori con un denominatore in comune. Questa è la classificazione.

Si crea così un ordine, un’insieme di scompartimenti mentali dove si possono mettere più cose secondo una caratteristica. La caratteristica può essere del colore: le cose bianche da una parte, da un’altra le gialle, le rosse, le verdi eccetera, oppure può riguardare la forma: le cose quadrate, rotonde, triangolari, oppure il calore, l’umidità, la velocità, la densità, le cose della casa, della scuola  e così via. In pratica si comincia a sistemare le idee come dentro a dei cassetti con una dicitura davanti.

La persona scopre che il dato nuovo quindi può avere più caratteristiche che si possono associare a più cassetti. Più si lavora associando il nuovo dato a più cassetti, più la mente diventa elastica e agile, si apre e diventa capace di collegare e ordinare tutto il materiale dei concetti e delle idee.

 

Seriazione.

Una volta che è stata raggiunta la classificazione, cioè l’associazione di più oggetti tra di loro, si può fare una ulteriore operazione mentale: la seriazione.  Tra oggetti simili si trova l’ordine crescente o decrescente. così le cose rotonde si possono mettere in ordine dalla più grande alla più piccola o al contrario, i colori dal più intenso al più sfumato od elementi dal più caldo al più freddo, dal più pesante al più leggero, dall’umido al  secco, dal veloce al lento, dal dinamico allo statico, dal più vecchio al più giovane. Seriare le cose permette di mettere un ordine ulteriore all’interno del cassetto mentale. Tutto questo serve a ritrovare le cose in modo più veloce e più funzionale. In termini tecnici permette di operare in modo più fluido.

 

La corrispondenza.

L’operazione mentale della corrispondenza consiste nella capacità di individuare tra gli oggetti di due insiemi diversi, la relazione che associa uno a un altro; permette di trovare il collegamento, ciò che corrisponde nell’uno e nell’altro. La parola corrispondenza viene dal latino “cum-respondere” e significa concordare, esseri simile, conforme, simmetrico, proporzionato a qualcos’altro. Trovare la corrispondenza tra due oggetti situati in due insiemi o contesti diversi e quindi staccati, significa trovare ciò che stabilisce un legame, un collegamento, una concordanza, un accordo, una simmetria. Si tratta anche di trovare tra più elementi ciò che li unifica, che è in relazione con ognuno di loro. È come trovare il denominatore comune, l’elemento che li integra e li collega tutti. Esempio: mattone, porta, cucina, armadio, telefono, letto =  casa.     

 

Reversibilità.

L’operazione della reversibilità consiste nella capacità, in un processo o in un cambiamento,  di tenere presenti in mente contemporaneamente il punto di arrivo e il punto di partenza e di saperli correlare per cogliere cosa si è modificato effettivamente. Si chiama reversibile perché di fronte ad un cambiamento, il pensiero riesce a tornare indietro allo stato preesistente alla trasformazione. Per esempio permette di rilevare la conservazione della quantità o della materia nonostante il cambiamento della forma.

Più operazioni mentali si fanno, più la mente collega, lavora, si sforza e più la conoscenza del dato diventa chiara, precisa e si arricchisce di molte variabili. Questo porta la mente e quindi anche il pensiero a diventare ricco di possibilità, di angolazioni, di sfumature. Ciò incide in modo determinante anche sulla formazione della personalità. Infatti un pensiero scarno, statico, rigido porta a una chiusura, ad una unilateralità anche a livello psichico, ad una aridità anche del cuore. La possibilità invece di valutare una cosa da più angolazioni, secondo più riferimenti (cassetti) secondo punti di vista diversi, permette  anche alla personalità di non irrigidirsi, di diventare elastica, plastica, aperta alla diversità, capace di cogliere nella diversità e nel confronto un arricchimento e una conoscenza ulteriore del dato da conoscere e non una minaccia a ciò che era posseduto.

Porta inoltre anche ad aprirsi al nuovo e a saperlo  accogliere con curiosità e a saperlo integrare al vecchio arricchendolo.

 

Impostando bene una educazione del pensiero si può impostare anche un’educazione della mentalità, del modo di approcciarsi al reale e alle relazioni sociali.