La scuola del passato

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Conoscere le proprie radici

I nonni possono fare delle lezioni ai ragazzi e ai bambini sulle radici, non solo della loro storia personale, ma anche di quel quartiere e di cui il paese.

Sentire raccontare, sentire l’emozione, il cuore, lo spirito che anima il racconto, è quello che fa muovere, attivare, vibrare  le corde più profonde dell’animo. E’ come se una parte di chi li ascolta, riconosce,  ritrova, rivive qualcosa di antico, qualcosa di  arcaico, qualcosa di basilare.  E’ come se risuona internamente  la propria stirpe, la propria  tradizione, l’ antica generazione. E’ come se si  ritrovano le proprie basi, le proprie radici, le proprie fondamenta. La propria storia. La propria terra. Il proprio sangue.

 

Insieme al loro possono così ricostruire  la propria storia  con:

  • Racconti di storie personali veramente accadute. Storie di gruppi. Fatti. Avvenimenti del paese. 
  • Foto di quei fatti e di quei tempi e di quei luoghi.
  • Canzoni di quel tempo, cantate o suonate.
  • Musiche di quei tempi, suonate dal vivo o con cd.
  • Emozioni vissute e raccontate: paure, angosce, coraggio, gioia, di una persona, di un collettivo, di un quartiere, del paese, del posto.
  • Storia del paese, dall’inizio ad oggi. Film che la riproducono, o riproducono la mentalità di quel tempo.
  • Filmini familiari che fanno vedere le persone e le cose di una volta.
  • Fotografie familiari o di personaggi tipici del posto.
  • Mostre di foto, esposizioni di foto e di articoli dell’epoca, di quel paese.
  • Spettacoli dove si possono riprodurre gli usi, i costumi, le emozioni del tempo, nelle diverse situazioni: prima della guerra, durante le e dopo. Fatti specifici avvenuti in quel quartiere, in quel paese, in quella data epoca.

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2009 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge


Per non autonomi

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Progetti per anziani non-autonomi 

Assistenza privata a domicilio.

Contributo per l’assistenza  dato non all’Istituto di ricovero, ma al paziente. Per renderlo autonomo e libero di  gestire la propria assistenza a domicilio o in una struttura di sua scelta.

Per permettere l’assistenza nel proprio territorio, è indispensabile garantire dei servizi. Almeno offrire dei servizi qualificati nel proprio territorio.  Per far diventare autonome le famiglie che devono assistere  gli anziani non autonomi. La civiltà di una società si riconosce dalla capacità di sapersi prendere cura del debole e del sofferente. Prendersi cura del sofferente significa imparare a prendersi cura della propria parte sofferente e interna, significa non rifiutarla, non negarla, non separarla dalla coscienza. Significa accettarla, comprenderla, assisterla, abbracciarla, consolarla. Significa imparare ad essere completi, totali, integri, uniti in se stessi. Solo così si riesce ad essere uniti con gli altri.

 

Progetti originali.

Individuare progetti nuovi, utili, adeguati alle necessità e ai bisogni delle famiglie e dell’anziano non-autonomo. Pensati  dagli stessi pazienti e organizzati dai parenti.  Da finanziare anche con il contributo del Comune e delle Asl, per  il  risparmio di assistenza ospedaliera e in particolare per il notevole risparmio  dei ricoveri in strutture per  degenti non-autonomi ( che costano moltissimo e  spesso  non hanno posti disponibili).

 

 Servizi  convenzionati o privati territoriali:

  • Scuola per  badanti
  • Badante sicura
  • Pronto badante
  • Servizio a domicilio
  • Assistenza a domicilio .   ( Pulizia. Medico. Infermiere. Trasporto).
  • Pronto assistenza.   (Pulizia. Medico. Infermiere. Trasporto).

 

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2009 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge

 


Progetti per anziani

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I nonni.

Chiamo le persone anziane  nonni perché se noi siamo tutti una grande famiglia, loro sono i nonni di tutti. I nonni, coloro che rappresentano le radici, il ricordo, il passato dal quale è venuto il presente. Il vissuto, l’esperienza, la saggezza popolare.

C’è il cuore ancora genuino, provato, sofferente, tenace, coraggioso, resistente, fiero, orgoglioso. C’è una ricchezza di valori vissuti, sperimentati, scelti, cercati, onorati, difesi. C’è la voce, lo sguardo, le mani, il cuore, di chi ha saputo affrontare, combattere, resistere, vincere. C’è il sapore della conquista. C’è l’odore del rispetto. C’è il colore dell’onestà. C’è il suono della volontà. Ci sono le mani dell’operosità.

Non è giusto viverli come un peso da sopportare, da subire, da evitare.  Devono tornare ad essere i protagonisti, gli autori, gli attori della parte che gli spetta. Di quella parte che possono riempire solo loro, che appartiene solo a loro. La parte dei padri. Di coloro che passano il loro sapere alle nuove generazioni. Di quelli che le preparano. Di quelli che le aiutano, di quelli che le sostengono. La parola Patria viene dal latino Patres che significa padri.

Rispetta e gli anziani non significa quindi solo non fargli del male. Significa dargli il loro posto nella società. Posto insostituibile. Significa dargli la loro dignità nella società. Indispensabili. Significa dargli il loro ruolo. Insostituibili.

 

Nuove forme di assistenza.

L’importante è fare di tutto per mantenere l’assistenza degli anziani nel proprio territorio. Per non perdere il contatto con il loro ambiente, con le loro cose, con le proprie radici, con i propri amici, con la propria terra. Per stare meglio. Per vivere non sopravvivere. Per essere se stessi e originali, unici e irripetibili. Per fare della propria vita a un’opera d’arte di Dio.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2009 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge


Genitori primi insegnanti

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Genitori primi insegnanti

 

Imparare attraverso i genitori ha un valore molto diverso da un apprendimento impartito da estranei o dalla scuola. Quello che insegna un genitore è infatti immerso in una relazione significativa, in un rapporto di amore, in una unione che risale alle origini della vita del bambino.

Nel loro insegnamento c’è la base affettiva, ma anche una comunione e una partecipazione alla cultura dei padri, degli antenati di quella famiglia e quindi una continuazione di un modo di essere, di pensare e di fare di  più generazioni.  Non è solo emotivo il legame con i propri genitori e i propri antenati, è anche un legame  di sangue e quindi biologico.  E’  il richiamo del sangue e delle proprie radici antiche. Un insegnamento che si immerge in questo affetto, sangue e radici, viene impresso, inciso nella psiche del bambino. 

La parola insegnare viene infatti da :  “in” = sopra e “signum” = impronta, caratteristica, sigillo, suggello. Il sigillo è un oggetto o  una pietra sulla cui superficie venivano incisi con una tecnica di intaglio, simboli, stemmi o iniziali che potevano poi essere impressi su un’altra materia e fungeva da timbro.  Anche le “insegne” rappresentavano un simbolo, uno stemma di una casata o di un paese.  L’”insegna”  è il segnale,  il contrassegno che indica la qualità, il grado e la dignità di quella persona.  

L’insegnamento è quindi un mettere un’impronta, un incidere qualcosa di significativo sulla mente del bambino, che lo caratterizza come appartenente ad una cultura e a un popolo e ne contrassegna la qualità e la dignità.

La famiglia quindi con il proprio insegnamento può impostare un modo di pensare, di comportarsi e di relazionarsi con il mondo che diventa così una formazione di base; di base perché è la prima nel tempo e  perché è situata nelle fondamenta della personalità del bambino.  Questa impronta deve però rispettare e armonizzarsi con il naturale sviluppo del bambino; in questo modo la cultura si integra  con la natura, il sociale con l’individuale, il collettivo con il personale. 

I genitori  con la loro condotta, il modo di essere,  i giudizi e le norme, determinano un modello  di comportamento. Condizionano il Super-Io del bambino e formano  parte della sua personalità. Quando diventano educatori,   allora intervengono anche in modo positivo sul resto della personalità, aiutano l’Io, lo rinforzano, lo rendono attivo; risvegliano e promuovono risorse inconsce come l’immaginazione, l’intuizione, la creatività. Aiutano la natura a espandersi in tutte le sue forme e permettono lo sviluppo di un individuo più completo e il seme originario, il Sé del bambino può trovare un terreno fertile ed attivarsi ed esprimersi in tutte le sue potenzialità. 

 

 

 

 

   Dr.ssa  Maria Grazia Vallorani

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.


La formazione di base

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La formazione di base

 

La formazione di base cosa è?

La formazione di base è  il costruire le fondamenta  di un edificio, la  base su cui poggia, la struttura portante che lo mantiene stabile e sicuro.   E’ la formazione  che fanno i genitori. Quella che possono fare solo loro. 

E’ il seminare il seme. E’ metterlo nella buona terra. E’ proteggerlo, riscaldarlo, nutrirlo, innaffiarlo, proteggerlo perché non venga mangiato dagli uccelli E’ essenziale.  E’ indispensabile. E’ fondamentale per attivare la crescita, per attivare il seme della futura pianta.  Molto dipende da come è stato seminato il seme,  come è stato nutrito e in quale terra è spuntato. 

La formazione di base  è indispensabile quindi per la crescita futura della personalità, ma è  la base e anche per  l’apprendimento, l’inserimento, l’adattamento del bambino nel mondo sociale e scolastico. Sono le fondamenta su cui la scuola può continuare a costruire il primo piano e poi il secondo e tutto l’edificio. Se mancano le fondamenta la scuola si trova come un’impresa edile, a  costruire su qualcosa che frana, che non regge, che non funziona. Si trova quindi a dover  sopperire a una parte che non le compete e che il bambino stesso non le riconosce.  Con le basi poco stabili, è molto più difficile costruire bene e in modo sicuro e funzionale.

 

Come si fa, la formazione di base?

Il rapporto con la madre e il padre attivano nel bambino gli archetipi che sono le tendenze innate e congenite  proprie della sua natura umana, collettive e individuali. I genitori sono quindi quelli che accendono i motori e fanno partire le potenzialità Sé del bambino, del seme.   Ma devono anche coltivarlo perché le funzioni e le capacità si esprimano. Come ogni buon contadino, devono  prendersi cura della terra dove il seme è piantato. La terra sono loro stessi, il contesto familiare, l’ambiente esterno e  il contesto sociale in cui vivono.

Oltre a prendersi cura della terra il buon contadino deve conoscere le fasi della crescita  del seme per intervenire nel tempo giusto. I genitori devono quindi essere presenti e conoscere  le modalità e le fasi della crescita  del figlio.  I genitori quindi dovrebbero educare, coltivare, tutte le parti della personalità, come fa il contadino che dà l’acqua e il concime a tutte le piante del suo campo.   Devono  nutrire, coltivare e potare, come fa il giardiniere.   Nutrire per attivare l’inconscio e le emozioni. Potare per attivare il Super-Io e coltivare  per attivare l’Io.  (Vedi nel sito:  www.lascuoladeigenitori.it ).  

Devono  attivare e coltivare  le funzioni della coscienza che, secondo la psicologia analitica,  sono le modalità con cui la persona percepisce la realtà e si mette in contatto con essa: il pensiero, il sentimento, la sensazione e l’intuizione.

Due sono funzioni razionali: il pensiero e il sentimento e sono contrapposte tra di loro . Le altre due : la sensazione e l’intuizione sono irrazionali e sono opposte. Le funzioni razionali sono tali perché hanno a che fare con la riflessione e quelle irrazionali sono tali per che hanno a che fare con  elementi istintivi, irrazionali e inconsci.

La funzione del pensiero permette di conoscere che cosa è un’oggetto della realtà. La sensazione permette di percepirlo con i sensi. Il sentimento è la capacità di valutare l’emozione soggettiva che provoca quell’oggetto e di coglierne il valore: se è bello brutto , se piace o non, se è gradito. L‘intuizione permette di cogliere e quindi di prevenire aspetti che non sono ancora evidenti relativi a quello oggetto.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani 

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge

 

 


Educare alla sensazione

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Educare alla sensazione

 

La sensazione.

La parola sensazione viene dal latino ” sentire” = accorgersi, percepire. È quindi il modo in cui la coscienza fa esperienza diretta e immediata degli oggetti  che compongono la realtà attraverso i sensi fisici. È l’esperienza che passa attraverso il corpo; è indispensabile per la psiche perché è alla base dell’ attivazione anche delle altre funzioni. 

L’esperienza  del corpo dà la sensazione fisica e  attiva una sensazione psichica interna  che sarà il mattone su cui si potrà costruire il pensiero, il sentimento, l’intuizione. Senza l’esperienza fisica e corporea, senza aver mai visto niente, senza aver mai ascoltato nulla o gustato o annusato e particolarmente toccato, non si può definire che cosa è una cosa, che relazione  ha con le altre cose, che valore comporta per sé e per gli altri e quali altre cose si potrebbero inventare attraverso di lei.

L’esperienza della realtà attraverso il corpo e i suoi sensi è quindi basilare e primaria. La sua importanza può essere rappresentata dalla benzina per l’automobile. Anche la vettura più avanzata e pronta a muoversi in tutti suoi ingranaggi, se non ha la benzina che le permette di attivarsi e di partire, non serve a nulla, non funziona e non va  da nessuna parte.

 Educare alla sensazione significa quindi aiutare il bambino e a fare esperienza concreta degli oggetti che compongono il mondo servendosi dei suoi cinque sensi.

 

La vista.

 È l’organo più immediato che permette di osservare gli oggetti in tutte le caratteristiche e nei dettagli.

I genitori possono educare i bambini ad un uso più cosciente di questa capacità con dei giochi da fare in casa o a contatto con la natura:

Osservare quanti oggetti ci sono in una stanza e cercare di ricordarli quando si è usciti. Osservare i dettagli di una persona e riparlarne quando si è allontanata. Osservare con attenzione  la grandezza, l’altezza, la lunghezza, la larghezza, la forma di uno oggetto. Cogliere la distanza tra due cose.

Quello che aiuta dì più a fare esperienza è il contatto con la natura. La natura infatti è radicata nel corpo, è la matrice, la Grande Madre, quella che lo conosce e gli sa parlare e anche il corpo la riconosce in modo istintivo e profondo.

Nel  rapporto con la natura si possono osservare come sono diversi i fili d’erba, i fiori e cercare di riconoscerli dal colore e dalla forma; si possono contare i petali e giocare a sfogliarli. Si possono vedere le differenze tra i diversi tipi di alberi e imparare a riconoscerli successivamente in un libro o parlandone. Si possono osservare gli animali domestici in una fattoria e quelli selvatici in uno zoo. Si può imparare a cogliere, osservando i dettagli, le caratteristiche che differenziano una specie da un altra, oppure un animale da un altro della stessa specie. I bambini hanno a livello innato questa disposizione perché in loro la natura è ancora genuina.

 La società odierna con la pubblicità e la televisione ha omologato e reso amorfi gli interessi e i bisogni. Ha spostato l’asse della vita dal naturale al virtuale e i sensi e il corpo hanno perso il loro contatto  con la natura.  Il virtuale  della PlayStation obbliga la vista a nutrirsi di dati non reali,  che non si possono toccare e la spinge a rincorrere immagini velocissime con tempi e modi che non corrispondono ai suoi ritmi naturali.

 

Il tatto.

E’ il senso più immediato dopo la vista e quello che ci permette di percepire la consistenza di un cosa e quindi della realtà concreta. È importantissimo sviluppare questo senso perché non solo permette di conoscere la realtà, ma attiva anche il sentimento del corpo attraverso la pelle. La pelle è il ponte tra l’esterno ed interno, il razionale e l’irrazionale, tra il conscio e l’inconscio.

Con il tatto si può sperimentare  il ruvido e il liscio, il morbido, duro, vaporoso, spigoloso, tagliente  e il peso degli oggetti e poi ricordare le sensazioni senza toccarli. In forma di gioco si possono toccare una serie di oggetti  e poi ad occhi bendati riconoscerli servendosi solo del tatto; questo esercizio permette anche la formazione della rappresentazione mentale cioè  della capacità di sapersi rappresentare nella mente l’immagine della cosa che viene toccata in tutti i  particolari.

 

L’udito.

 E’ il primo senso che si attiva nel neonato, prima della vista. È la capacità di percepire le vibrazioni sonore del movimento di un oggetto. E’ il ricevitore del suono. Il suono è la voce di un oggetto concreto.

I neonati vivono i suoni con una valenza animistica, come succedeva agli uomini primitivi. Un rumore forte, intenso come il tuono è vissuto come la voce arrabbiata di un dio; un suono dolce e delicato come una brezza che ristora. Per loro il suono è un linguaggio interno, perché non si sono ancora differenziati.

Negli stadi successivi i genitori possono educare a distinguere i suoni lunghi da quelli corti, i suoni forti e intensi da quelli deboli  e si può giocare a riprodurli con la voce o anche  con altri oggetti.

Si può educare all’ascolto giocando ad ascoltare alcuni suoni e poi riconoscere gli oggetti a cui appartengono con gli occhi chiusi. Si può giocare a ricordare i suoni che si sono sentiti in una stanza o in una situazione o tipici di una persona. Si può giocare a riconoscere una persona dalla voce o dal rumore che fa.

Si possono distinguere i suoni della natura, da quelli più delicati a quelli più tempestosi, quelli degli animali  e i loro i versi.

Si può imparare a vivere  e a sentire il silenzio, che non è l’assenza del suono, ma è l’ambito nel quale esiste il suono e quindi è l’elemento che accomuna tutti suoni, l’elemento unificante dei suoni esterni e interni.

Si può imparare a riconoscere il ritmo del suono  e i diversi ritmi che si possono fare con gli oggetti. Si possono riprodurre i ritmi dei suoni della natura. Si può distinguere il ritmo veloce da quello lento, il ritmo lungo da quello corto e si può giocare all’alfabeto morse. Il ritmo è importante perché apre la porta alla comprensione del tempo e della distanza e quindi della durata.

Educare un bambino al ritmo significa anche aiutarlo a dare una sequenza e quindi ad ordinare il suo mondo interno; significa cominciare a scandire e quindi a distinguere quello che prima era indifferenziato e unificato. Tutto ciò che è vitale ha un ritmo, il cuore, il respiro,  il giorno e la notte, le stagioni.

Si può distinguere la vibrazione del suono, bassa, alta, acuta delle corde o della voce. Si può scoprire che  una vibrazione  ne determina sempre un altra nella corda vicina, producendo un suono spontaneo. Si impara quindi che, ad ogni movimento energetico fisico o psichico, ne corrisponde un altro attivato e in relazione con quello. 

Conoscere la caratteristica della vibrazione è basilare perché questa è l’espressione concreta dell’energia e tutti i processi e le modificazioni psichiche sono essenzialmente movimenti energetici.

Anche la fisica moderna con la teoria delle stringhe, ha ipotizzato che gli elettroni, i protoni e neutroni che compongono l’atomo, sono piccole cordicelle = stringhe che vibrano in modi diversi e che la diversa vibrazione determina la materia vivente. 

I bambini possono imparare ad ascoltare  i suoni nel loro complesso, se cioè sono disarmonici e stridono, oppure se sono armonici e in sintonia.  Educare a sapere ascoltare nel loro insieme i suoni della natura, permette  di imparare a conoscere e a gustare la musica della natura.

 

 L’olfatto.

 Sentire gli odori è una funzione tipica della nostra natura istintiva. L’odore è simbolo etereo. evanescente e non gestibile come lo spirito delle cose. Sentire l’odore  è quindi come riconoscere e mettersi in relazione con l’anima di quell’oggetto, con la sua parte  più rilevante.

L’odore di un oggetto può esser indice della sua provenienza: il legno, le erbe, il carbone,  le conchiglie. L’odore è indice anche di come l’oggetto è stato conservato, fresco, profumato, puzzolente, nauseabondo. L’odore racconta dell’oggetto  la sua storia e la sua evoluzione energetica.

 Nella nostra società non siamo più abituati a usare questo senso importantissimo perché siamo riempiti di cose artificiali e sintetiche e abbiamo perso il contatto con la nostra parte naturale. I bambini piccoli ancora spontanei usano questo senso e per loro l’odore del corpo della loro mamma o dell’orsacchiotto che la ricorda, è fonte di vita. L’odore è quello che veicola i ricordi più importanti e le emozioni più forti. Un odore associato a una situazione sgradevole sarà rifiutato dal corpo  e un altro associato ad una situazione affettiva intensa può dare la sensazione della presenza della persona amata. È uno degli aspetti istintivi più forti e più radicati e il più dimenticato.

 Si può giocare a scoprire gli odori che sono rimasti sugli oggetti e a chi o a che cosa corrispondono e poi si possono riconoscere ad occhi chiusi. Si  possono imparare a riconoscere i profumi e le puzze della natura ; il profumo di un fiore e distinguerlo da un’altro, quello di un albero, di un erba, di un animale.

 

 Il gusto.

 Il gusto permette di riconoscere e di distinguere i sapori. Anche il sapore è una caratteristica dell’oggetto ed è, come l’odore, etereo, non visibile.

Mettere il bambino in rapporto a qualcosa di non visibile ma che si può percepire, gli insegna che la realtà non è tutto ciò che si vede, ma anche ciò che si sente e che non si vede. Le emozioni,  l’inconscio  infatti sono realtà che non si toccano ma si possono sperimentare in un altro modo. 

Educare al gusto un bambino permette un approccio positivo con il cibo. Si possono conoscere  i sapori degli alimenti e distinguerli come salati, dolci, amari, acidi, acri, piccanti, insipidi e poi riconoscerli ad occhi bendati.

Il gusto attivato dal sapore provoca piacere o dispiacere  che determinano a loro volta un movimento energetico psichico intenso e vitale.

Nella medicina tradizionale cinese il sapore non è solo una sensazione gustativa, ma è una carica energetica specifica di un alimento capace di modificare l’energia, le funzioni e le strutture dell’individuo.

 

Il corpo.

Educare alla capacità di sentire il proprio corpo nel suo complesso è un altro senso da attivare.

Il corpo è strettamente connesso all’inconscio,  è la matrice, è la radice della nostra capacità stessa di sentire.

Imparare ad ascoltarlo nel suo insieme,  nella sua unità,  ci permette di capire chi siamo e come ci relazioniamo con il mondo. Il corpo infatti prende su di sé le nostre emozioni, le nostre difficoltà e le esprime nella postura, nel modo di fare, nell’atteggiarsi, nel relazionarsi con gli altri e con il mondo. Ha la stessa importanza dei sogni; come i sogni rivela quello che siamo veramente, quello di cui abbiamo bisogno, quello che ci fa male. Lo fa con i sintomi psicosomatici per aiutare l’Io a prendere coscienza di emozioni negate  e rimosse, lo fa con  l’abbassamento delle difese immunitarie segnalando che non ci stiamo difendendo in modo adeguato da conflitti violenti interni.

Il corpo è il trasmettitore anche della nostra natura più profonda,  della nostra origine anche come specie umana.

È importante insegnare i bambini ad ascoltarlo e a seguirne le inclinazioni naturali. Quando queste vengono invase,  soggiogate o imprigionate  da elementi artificiali, conformati, meccanizzati, programmati, si manifesta l’ apatia, la mancanza di vita, di senso e di significati.

 

 

 

 

 

 Dr.ssa Vallorani Maria Grazia

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge