Educare alla sensazione

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Educare alla sensazione

 

La sensazione.

La parola sensazione viene dal latino ” sentire” = accorgersi, percepire. È quindi il modo in cui la coscienza fa esperienza diretta e immediata degli oggetti  che compongono la realtà attraverso i sensi fisici. È l’esperienza che passa attraverso il corpo; è indispensabile per la psiche perché è alla base dell’ attivazione anche delle altre funzioni. 

L’esperienza  del corpo dà la sensazione fisica e  attiva una sensazione psichica interna  che sarà il mattone su cui si potrà costruire il pensiero, il sentimento, l’intuizione. Senza l’esperienza fisica e corporea, senza aver mai visto niente, senza aver mai ascoltato nulla o gustato o annusato e particolarmente toccato, non si può definire che cosa è una cosa, che relazione  ha con le altre cose, che valore comporta per sé e per gli altri e quali altre cose si potrebbero inventare attraverso di lei.

L’esperienza della realtà attraverso il corpo e i suoi sensi è quindi basilare e primaria. La sua importanza può essere rappresentata dalla benzina per l’automobile. Anche la vettura più avanzata e pronta a muoversi in tutti suoi ingranaggi, se non ha la benzina che le permette di attivarsi e di partire, non serve a nulla, non funziona e non va  da nessuna parte.

 Educare alla sensazione significa quindi aiutare il bambino e a fare esperienza concreta degli oggetti che compongono il mondo servendosi dei suoi cinque sensi.

 

La vista.

 È l’organo più immediato che permette di osservare gli oggetti in tutte le caratteristiche e nei dettagli.

I genitori possono educare i bambini ad un uso più cosciente di questa capacità con dei giochi da fare in casa o a contatto con la natura:

Osservare quanti oggetti ci sono in una stanza e cercare di ricordarli quando si è usciti. Osservare i dettagli di una persona e riparlarne quando si è allontanata. Osservare con attenzione  la grandezza, l’altezza, la lunghezza, la larghezza, la forma di uno oggetto. Cogliere la distanza tra due cose.

Quello che aiuta dì più a fare esperienza è il contatto con la natura. La natura infatti è radicata nel corpo, è la matrice, la Grande Madre, quella che lo conosce e gli sa parlare e anche il corpo la riconosce in modo istintivo e profondo.

Nel  rapporto con la natura si possono osservare come sono diversi i fili d’erba, i fiori e cercare di riconoscerli dal colore e dalla forma; si possono contare i petali e giocare a sfogliarli. Si possono vedere le differenze tra i diversi tipi di alberi e imparare a riconoscerli successivamente in un libro o parlandone. Si possono osservare gli animali domestici in una fattoria e quelli selvatici in uno zoo. Si può imparare a cogliere, osservando i dettagli, le caratteristiche che differenziano una specie da un altra, oppure un animale da un altro della stessa specie. I bambini hanno a livello innato questa disposizione perché in loro la natura è ancora genuina.

 La società odierna con la pubblicità e la televisione ha omologato e reso amorfi gli interessi e i bisogni. Ha spostato l’asse della vita dal naturale al virtuale e i sensi e il corpo hanno perso il loro contatto  con la natura.  Il virtuale  della PlayStation obbliga la vista a nutrirsi di dati non reali,  che non si possono toccare e la spinge a rincorrere immagini velocissime con tempi e modi che non corrispondono ai suoi ritmi naturali.

 

Il tatto.

E’ il senso più immediato dopo la vista e quello che ci permette di percepire la consistenza di un cosa e quindi della realtà concreta. È importantissimo sviluppare questo senso perché non solo permette di conoscere la realtà, ma attiva anche il sentimento del corpo attraverso la pelle. La pelle è il ponte tra l’esterno ed interno, il razionale e l’irrazionale, tra il conscio e l’inconscio.

Con il tatto si può sperimentare  il ruvido e il liscio, il morbido, duro, vaporoso, spigoloso, tagliente  e il peso degli oggetti e poi ricordare le sensazioni senza toccarli. In forma di gioco si possono toccare una serie di oggetti  e poi ad occhi bendati riconoscerli servendosi solo del tatto; questo esercizio permette anche la formazione della rappresentazione mentale cioè  della capacità di sapersi rappresentare nella mente l’immagine della cosa che viene toccata in tutti i  particolari.

 

L’udito.

 E’ il primo senso che si attiva nel neonato, prima della vista. È la capacità di percepire le vibrazioni sonore del movimento di un oggetto. E’ il ricevitore del suono. Il suono è la voce di un oggetto concreto.

I neonati vivono i suoni con una valenza animistica, come succedeva agli uomini primitivi. Un rumore forte, intenso come il tuono è vissuto come la voce arrabbiata di un dio; un suono dolce e delicato come una brezza che ristora. Per loro il suono è un linguaggio interno, perché non si sono ancora differenziati.

Negli stadi successivi i genitori possono educare a distinguere i suoni lunghi da quelli corti, i suoni forti e intensi da quelli deboli  e si può giocare a riprodurli con la voce o anche  con altri oggetti.

Si può educare all’ascolto giocando ad ascoltare alcuni suoni e poi riconoscere gli oggetti a cui appartengono con gli occhi chiusi. Si può giocare a ricordare i suoni che si sono sentiti in una stanza o in una situazione o tipici di una persona. Si può giocare a riconoscere una persona dalla voce o dal rumore che fa.

Si possono distinguere i suoni della natura, da quelli più delicati a quelli più tempestosi, quelli degli animali  e i loro i versi.

Si può imparare a vivere  e a sentire il silenzio, che non è l’assenza del suono, ma è l’ambito nel quale esiste il suono e quindi è l’elemento che accomuna tutti suoni, l’elemento unificante dei suoni esterni e interni.

Si può imparare a riconoscere il ritmo del suono  e i diversi ritmi che si possono fare con gli oggetti. Si possono riprodurre i ritmi dei suoni della natura. Si può distinguere il ritmo veloce da quello lento, il ritmo lungo da quello corto e si può giocare all’alfabeto morse. Il ritmo è importante perché apre la porta alla comprensione del tempo e della distanza e quindi della durata.

Educare un bambino al ritmo significa anche aiutarlo a dare una sequenza e quindi ad ordinare il suo mondo interno; significa cominciare a scandire e quindi a distinguere quello che prima era indifferenziato e unificato. Tutto ciò che è vitale ha un ritmo, il cuore, il respiro,  il giorno e la notte, le stagioni.

Si può distinguere la vibrazione del suono, bassa, alta, acuta delle corde o della voce. Si può scoprire che  una vibrazione  ne determina sempre un altra nella corda vicina, producendo un suono spontaneo. Si impara quindi che, ad ogni movimento energetico fisico o psichico, ne corrisponde un altro attivato e in relazione con quello. 

Conoscere la caratteristica della vibrazione è basilare perché questa è l’espressione concreta dell’energia e tutti i processi e le modificazioni psichiche sono essenzialmente movimenti energetici.

Anche la fisica moderna con la teoria delle stringhe, ha ipotizzato che gli elettroni, i protoni e neutroni che compongono l’atomo, sono piccole cordicelle = stringhe che vibrano in modi diversi e che la diversa vibrazione determina la materia vivente. 

I bambini possono imparare ad ascoltare  i suoni nel loro complesso, se cioè sono disarmonici e stridono, oppure se sono armonici e in sintonia.  Educare a sapere ascoltare nel loro insieme i suoni della natura, permette  di imparare a conoscere e a gustare la musica della natura.

 

 L’olfatto.

 Sentire gli odori è una funzione tipica della nostra natura istintiva. L’odore è simbolo etereo. evanescente e non gestibile come lo spirito delle cose. Sentire l’odore  è quindi come riconoscere e mettersi in relazione con l’anima di quell’oggetto, con la sua parte  più rilevante.

L’odore di un oggetto può esser indice della sua provenienza: il legno, le erbe, il carbone,  le conchiglie. L’odore è indice anche di come l’oggetto è stato conservato, fresco, profumato, puzzolente, nauseabondo. L’odore racconta dell’oggetto  la sua storia e la sua evoluzione energetica.

 Nella nostra società non siamo più abituati a usare questo senso importantissimo perché siamo riempiti di cose artificiali e sintetiche e abbiamo perso il contatto con la nostra parte naturale. I bambini piccoli ancora spontanei usano questo senso e per loro l’odore del corpo della loro mamma o dell’orsacchiotto che la ricorda, è fonte di vita. L’odore è quello che veicola i ricordi più importanti e le emozioni più forti. Un odore associato a una situazione sgradevole sarà rifiutato dal corpo  e un altro associato ad una situazione affettiva intensa può dare la sensazione della presenza della persona amata. È uno degli aspetti istintivi più forti e più radicati e il più dimenticato.

 Si può giocare a scoprire gli odori che sono rimasti sugli oggetti e a chi o a che cosa corrispondono e poi si possono riconoscere ad occhi chiusi. Si  possono imparare a riconoscere i profumi e le puzze della natura ; il profumo di un fiore e distinguerlo da un’altro, quello di un albero, di un erba, di un animale.

 

 Il gusto.

 Il gusto permette di riconoscere e di distinguere i sapori. Anche il sapore è una caratteristica dell’oggetto ed è, come l’odore, etereo, non visibile.

Mettere il bambino in rapporto a qualcosa di non visibile ma che si può percepire, gli insegna che la realtà non è tutto ciò che si vede, ma anche ciò che si sente e che non si vede. Le emozioni,  l’inconscio  infatti sono realtà che non si toccano ma si possono sperimentare in un altro modo. 

Educare al gusto un bambino permette un approccio positivo con il cibo. Si possono conoscere  i sapori degli alimenti e distinguerli come salati, dolci, amari, acidi, acri, piccanti, insipidi e poi riconoscerli ad occhi bendati.

Il gusto attivato dal sapore provoca piacere o dispiacere  che determinano a loro volta un movimento energetico psichico intenso e vitale.

Nella medicina tradizionale cinese il sapore non è solo una sensazione gustativa, ma è una carica energetica specifica di un alimento capace di modificare l’energia, le funzioni e le strutture dell’individuo.

 

Il corpo.

Educare alla capacità di sentire il proprio corpo nel suo complesso è un altro senso da attivare.

Il corpo è strettamente connesso all’inconscio,  è la matrice, è la radice della nostra capacità stessa di sentire.

Imparare ad ascoltarlo nel suo insieme,  nella sua unità,  ci permette di capire chi siamo e come ci relazioniamo con il mondo. Il corpo infatti prende su di sé le nostre emozioni, le nostre difficoltà e le esprime nella postura, nel modo di fare, nell’atteggiarsi, nel relazionarsi con gli altri e con il mondo. Ha la stessa importanza dei sogni; come i sogni rivela quello che siamo veramente, quello di cui abbiamo bisogno, quello che ci fa male. Lo fa con i sintomi psicosomatici per aiutare l’Io a prendere coscienza di emozioni negate  e rimosse, lo fa con  l’abbassamento delle difese immunitarie segnalando che non ci stiamo difendendo in modo adeguato da conflitti violenti interni.

Il corpo è il trasmettitore anche della nostra natura più profonda,  della nostra origine anche come specie umana.

È importante insegnare i bambini ad ascoltarlo e a seguirne le inclinazioni naturali. Quando queste vengono invase,  soggiogate o imprigionate  da elementi artificiali, conformati, meccanizzati, programmati, si manifesta l’ apatia, la mancanza di vita, di senso e di significati.

 

 

 

 

 

 Dr.ssa Vallorani Maria Grazia

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