Il metodo Pollicino

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   Il metodo Pollicino.

                                      Terapia psicologica per malati di Alzheimer e atrofia cerebrale.                                                               Su base analitica.  Semplice. Pratica. Concreta. Si può fare a casa o in  Istituto.              Metodo nuovo, efficace e gratuito,  ideato dalla  dr.ssa Vallorani Maria Grazia, psicologo-psicoterapeuta.

 

Come Pollicino.

La mente, come Pollicino, viene portata in un territorio sconosciuto, in un bosco, in un ambiente non-familiare. E sa che si può perdere. Più va avanti, e più c’è il rischio di non riuscire a ritrovare la strada. E c’è il rischio di perdere se stesso.

Come Pollicino, la mente può seminare delle briciole. E poi può farsi aiutare dalle briciole, per ritrovare la strada. E per ritornare a casa. E ritornare in se stesso.

Ogni briciola è concreta. È un segno pratico. È un pezzo di sé, che aiuta a ricostruire la figura intera. Un pezzo di sé, che si collega con la parte più profonda. La parte inconscia.

È il ricordo inconscio, che rimane ed è rimasto, che può riattivare il ricordo mentale. Il ricordo inconscio fa da molla, da motore, da spinta, e muove e attiva e riattiva la sfera cognitiva.

Non riattiva solo il ricordo, ma anche tutto ciò che è associato a quel ricordo. Tutto ciò che è collegato. Quindi aziona uno schema coordinato, che, a sua volta, richiama altri ricordi e altri schemi.

Le briciole.

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Le briciole, devono essere concrete. La malattia ha fatto regredire la mente a stadi evolutivi primari (ai primi mesi di vita), e allo stadio delle operazioni mentali concrete. Sono necessarie quindi cose concrete, che si possono vedere, toccare, sentire. Che hanno una forma, un peso, un colore preciso.

 

 

       Briciola mentale.        e     Briciola   concreta.                                    

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  1. Chi sono io.                                    
  • Album di foto della propria storia. Con la propria foto grande in copertina. E tutte le foto in ordine di tempo, dalla nascita ad oggi. Foto reali o copie di altre foto, stampate con computer e ingrandite.   Sotto ogni foto un nome,  che dice chi è. Dove stava. Quando. Come.
  • Video di sé. In un DVD e la propria foto sulla copertina. È la persona malata che parla di sé. Che dice quello che conta per lei. Quello che le sta a cuore. Quello che vuole passare ai suoi nipoti.

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  1. Dove sto.
  • Un biglietto, una foto, un pulsante, al collo. Una cosa che porta addosso, che aiuta gli altri a sapere dove abita. E a lui, a riconoscere il posto dove deve tornare. Se si perde.
  • Un indicatore digitale, piccolo come una moneta, come per  ritrovare l’auto, che permette ad una APP di ritrovare dove sta. O una APP che segnala a livello vocale, dove deve andare.

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  1. Chi è la mia famiglia.
  • Album di foto della famiglia intera, in copertina. Dentro le foto di tutti i parenti, e sotto il nome.
  • Video in DVD. Ogni famigliare si presenta e dice chi è.
  • MP3 con voci dei parenti, dei figli e dei nipoti, che parlano al nonno e gli dicono che gli vogliono bene. E suoni di casa, familiari.

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  1. Le mie cose.
  • Scatola con dentro dei ricordi personali. Pezzi di cuore. (Spille, biglietti, lettere, regali, fiori, profumi…).
  • Video in DVD della propria casa, della camera e degli oggetti che ama, e che ha amato.

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  1. I miei amici.
  • Album di foto degli amici. Con foto e nome.
  • Video in DVD. Si presentano gli amici e salutano. E ricordano alcuni fatti vissuti insieme.

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  1. Le mie canzoni.
  • MP3 in Dvd, o in Usb, o Ipod, da sentire con le cuffie. Da soli o in compagnia. Canzoni anni 20-30, o classica, per rilassarsi.

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  1. I miei cibi.
  • Album con le immagini dei cibi preferiti. Le ritaglia la persona, e le incolla lei, come le figurine.
  • Disegno del cibo.
  • Cucinare insieme un’altra persona.
  • Gioco del cuoco. Cucinare con le immagini. Cosa ci va? Cosa ci metto?

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  1. I miei vestiti.
  • Gioco del vestire una bambola.
  • Immagini  di vestiti da mettere a una figura che corrisponde o assomiglia a sé.

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  1. I miei colori.
  • Colorare una figura, una forma scelta.
  • Dipingere con le dita o con il pennello.
  • Incollare pezzi di immagini.
  • Collage. Disegnare con i pezzi di giornale che sono stati ritagliati dal paziente, e incollati.

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      10. Dove voglio andare.

  • Tutti in vacanza. Viaggiare con gli occhi e con il cuore. Con Internet, collegato a un monitor tv, vengono proiettate le immagini del posto scelto. (Mare, montagna, città,…) Con il video di YouTube, o Google Maps.
  • Viaggiare nello spazio. Con i video di YouTube o Internet, proiettati su una tv. Si va a Parigi, a Londra, in America, in Australia, a Roma, chiese, santuari, musei…….
  • Viaggiare nel tempo. Video dei tempi passati. Video dei fatti accaduti. Filmati di YouTube, proiettati sulla tv.

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11.  Cosa mi piace fare.

  • Giocare a carte.  Bocce. Lavorare i campi, cantare, ballare, suonare, pregare. Farlo insieme ad altri.
  • Video di altri che lo fanno. Come una proiezione di sè. Con video di YouTube proiettati sulla tv.
  • Mimare quel gesto insieme ad altri, come esercizio motorio.
  • I più gravi, lo fanno con le mani soltanto.

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Musicoterapia.

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  1. Si sceglie una canzone che piace a tutti. Anni 20-30. Con un ritmo facile e chiaro. (Esempio: “Arrivano i nostri a cavallo di un caval”)
  2. Si danza in modo spontaneo.
  3. Si anima la canzone. Si canta e si muovono le braccia con i segni che corrispondono al contenuto. Come fa la guida, davanti a loro. Come i bambini dell’asilo, con la maestra.
  4. Si suona con il proprio corpo. Si batte il ritmo della canzone con le mani prima, con i piedi poi, e alla fine con le mani con i piedi. Si usa il corpo, come una batteria.
  5. Si suona con le cose. Si batte il ritmo su un tavolo o con due cose tra di loro, o più cose a scelta. Si fa una batteria.
  6. Ogni volta una canzone diversa. A scelta di tutti.

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Terapia del gioco

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Più la malattia è grave, e più è forte la regressione alle fasi primarie dello sviluppo (primi anni di vita).

Giochi.  Tipici della fase evolutiva,  dai  2  ai  5 anni.

  • Costruzioni medie. Lego o in legno.  Come nella scuola materna. Documentare con foto, per vedere evoluzione. Stimolo motorio. Stimolo ideativo. Attiva la capacità operativa mentale di associazione, confronto, seriazione,  con le forme, i colori, la qualità e la quantità. Stimolo emotivo. Decide la persona cosa fare, come fare, quando e perché. E quello che costruisce è una parte di sé ideativa, ma anche emotiva. È un pezzo di cuore, che viene fuori. Che vive ancora. Che c’è ancora.
  • Puzzle grandi. Puzzle di favole. In sequenza spaziale e temporale.  Puzzle  di immagini del proprio viso o di una persona cara, che può ricostruire.
  • Gioco della casa. In una scatola, ci sono oggetti in miniatura, tipici di alcuni ambienti interni della casa (cucina, camera da letto, bagno, salotto). Deve ricostruire l’ambiente, e metterli come vuole, con i personaggi. Memoria del vissuto.
  • Gioco del mondo. In una scatola ci sono oggetti in miniatura, tipici di ambienti esterni. (Mare, montagna, giardino, bosco, alberi, treno, macchina, nave,…) Con i personaggi in miniatura. (operaio, vigile, …). Anche ambienti storici (castello, cavalieri, pirati, guerra, indiani). Costruire una scena.
  • Gioco della fantasia. In una scatola ci sono oggetti che ricostruiscono ambienti di favole e personaggi delle favole. I pazienti riproduce la favola dall’inizio alla fine.    Memoria,  organizzazione spazio-temporale. Operazioni mentali concrete e rappresentative.
  • Farsi insegnare dai bambini come si gioca.  Relazione  significativa.  
  • Giocare con loro.     Relazione emotiva.

 

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Terapia del cuore.

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  1. Amore per sé. Prendersi cura di sé.
  • I  propri spazi.  Mettere a posto le proprie cose, con l’aiuto di una persona (fare letto, preparare i vestiti, lavarsi).
  • I  propri tempi.  Immagini associate per ricordare cosa fare. Mattino: immagine dell’alba (un sole che nasce), davanti a un’immagine di caffè, vestiti, doccia. Pranzo: immagine del sole in cielo, davanti a un’immagine di pastasciutta, pollo con patatine. Cena: immagine della luna, in un cielo celeste. Davanti a un’immagine di minestra. Notte: l’immagine del cielo blu scuro, con le stelle. Davanti a un’immagine di un letto. Dormire.

 

  1. Amore per gli altri.
  • Coppia di amici. Due malati che si aiutano a vicenda. Che si prendono cura l’uno dell’altro. Come fratelli. Una nuova famiglia.
  • Fare esercizi insieme.  In cerchio.  per potersi guardare. Per rispecchiarsi nell’altro.  Per vivere l’altro. 
  • Fare un’attività personale insieme (mettere a posto, preparare la tavola)
  • Giocare insieme (con i giochi da tavolo).
  • Guardare insieme dei film comici.     
  • Ridere insieme.   Con scenette rappresentate. Burattini. Patch Adams.                                   

 

  1. Amore di Dio.
  • Messa. Sacramenti. Parlare dell’anima. Si attiva l’anima. Si muove l’anima. Riprende forza. Non è più ferita. Non è più malata. In un posto, non c’è più la malattia. È stata vinta la malattia.   C’è una parte di sé, sana. 
  • L’Unzione degli infermi. Lo Spirito Santo dà la forza all’anima, al cuore, e anche al corpo. Si placa il dolore e il sentimento di morte.  La croce personale, diventa parte della croce del Figlio di Dio. In lui e con lui, quella croce acquista senso e significato.  Salva il mondo.    La persona malata  torna ad essere utile.   Essenziale. 
  • Si prepara alla vita.  Non  alla morte. Ma alla vita vera. A quella che viene dopo.  Nella gioia e nell’Amore di Dio. E dei suoi cari. Per sempre.

 

 

 

 

 Dr.ssa Maria Grazia Vallorani. 

©   2013- Tutti i diritti riservati. Il presente testo è riproducibile con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato il 3 marzo 2017.  Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.

 

 

 

 

 


Affido dell’anziano

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Affido dell’anziano.

Come  per i minori,  anche gli anziani ora possono essere affidati. In particolare gli anziani che sono rimasti soli, senza famiglia, senza parenti, e senza amici.

 Possono  avere una nuova famiglia, che si prende cura di loro.  E possono così rimanere a casa propria ed essere seguiti.  Senza essere costretti ad un ricovero presso una casa di cura. 

 

Affido di quattro tipi:

  • affido in convivenza      (l’anziano  può ospitare  o essere ospitato);
  • affido di supporto     (l’affidatario si prende- totalmente cura dell’affidato);
  • piccolo affido (l’affidatario può prendersi cura di una o più persone in difficoltà, ma ancora capaci di autogestirsi);
  • affido temporaneo   di sollievo alla famiglia    (per far fronte a esigenze momentanee).

 

Benefici:

  • Anziano felice,  perché   rimane a casa propria , ma non più da solo.   
  • Scambio relazionale tra le generazioni e formazione di valori umani.
  • Istituzioni in rete, per monitorare e gestire l’assistenza.

 

 Chi lo fa.

La Regione imposta la normativa.  E dà le indicazioni per le modalità operative e l’integrazione dei Servizi e la coordinazione delle  Istituzioni. Normativa  già attuata nel Veneto: Legge regionale 24 febbraio 2015, n°3   (clicca sulla riga e si apre il pdf),  attuata nell’ Emilia Romagna legge-regionale-3-febbraio-1994-n-5 emilia romagna , proposta nella  Regione Marche Proposta di Legge n°404.  E i Comuni:  attivata  nel Comune di  Forlì Delibera Comune di Forlì. Servizio affido anziani. e nel Comune di Lucca Comune di Lucca. Nonno in affido .Comune di Genova Comune di Genova. Regolamento_affido_anziani, Comune di Moncalieri di Torino Torino Moncalieri. Affido anziani e disabili, Torino, Comune di Bari  Comune di Bari. Anziani. Servizio affido. Indagine  Torino. Anziani e affidamento familiare.

 

Il Comune o l’Ambito territoriale o la Asl o  la Regione,  organizza sul territorio:

  • una rete di famiglie solidali per la realizzazione degli Affidi nelle modalità indicate
  • una rete di anziani che fanno richiesta di assistenza e affido
  • una equipe specializzata
  • una rete di collegamento tra  le istituzioni locali ( Ambito, Comune, Asl, Inps, università, volontariato,ecc.)

L’equipe:

  • valuta lo stato di bisogno dell’anziano  
  • seleziona gli affidatari;
  • individua la famiglia o la persona più idonea;
  • predispone accordi-tipo che sono sottoscritti dall’affidato e dall’affidatario, nei quali sono specificati i diritti e gli obblighi reciproci;
  • definisce il piano di intervento personalizzato nel quale sono individuati la tipologia di affido, gli obiettivi da perseguire, il programma degli incontri periodici per la valutazione dell’andamento dell’affido.

 

Costi:

  • Risparmio per gli  Enti.   Assegno di affido,  minore di  una retta di ricovero in Istituto. 
  • Risparmio per la famiglia  dell’anziano e per l’anziano  che non paga la retta dell’Istituto di Ricovero.
  • Risparmio per l’anziano che non paga l’affido.
  • Tutta la spesa  viene usata  tutta e solo  per l’assistenza dell’anziano.
  • Occasione di nuovi lavori, per i giovani e le famiglie.
  • Guadagno e risparmio  per studenti universitari, e possibilità di studiare con minori costi.

 

 

 

 

 

 

 

 


Attività per gli anziani. Per la mente.

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Attività  per la mente.

Fondamentale per l’anziano è fare esercizi che attivano le capacità intellettive e operative  mentali, pensare capire e ricordare. Più il cervello funziona, più lavora e meno si rovina, meno si deteriora. Bisogna farlo allenare in modo costante e continuo, come si fa con il movimento del corpo.   Come si fa?  Con un lavoro che si chiama operativo. In pratica la mente deve fare operazioni mentali di: confronto, associazione, elaborazione, assimilazione, seriazione, classificazione, rappresentazione. (Vedi nel blog gli articoli sul pensiero). Anche di memoria. Ma non solo come ricordo automatico di una cosa, ma di assimilazione cioè di  collegamento di un dato con altri dati. In pratica si tratta di trovare qualcosa in un ordine logico che si è dato. Bisogna ritrovare  una cosa in un ordine di una stanza. Se abbiamo tutto in ordine, armadi, cassetti, secondo una categoria specifica, allora riusciamo a ritrovare sempre quello che cerchiamo, anche se non lo vediamo più, anche se non lo ricordiamo più. Fare memoria significa quindi ritrovare l’ordine delle cose.

Per fare tutto ciò  non servono esercizi specifici e complessi come indicato nella clinica. Si possono fare e attivare anche con semplici giochi. Il gioco non viene vissuto come recupero di un handicap. Viene vissuto come passatempo e come divertimento. In più permette di sorridere dei propri errori e di imparare dai propri errori. Non crea l’angoscia dei risultati, non è freddo, anonimo, tecnico, medicalizzato. Perché al centro c’è il cuore, l’emozione dell’incontro con l’altro, la gioia dell’incontro con l’altro. Al centro c’è il ridere, la simpatia, l’empatia, la condivisione.

Giochi semplici,  pratici, come quelli di una volta. Giochi che costano molto poco e che si trovano anche on-line. Giochi da fare anche a tavolino. Giochi da fare da soli o insieme in una stanza, giochi da fare in gruppo.  (  Apri  pdf.  Clicca sopra a:  Tabella attività  ) 

 

Per le attività motorie:

  • Shanghai  gioco
  • Domino
  • Castelli  fatti con le carte
  • Bocce  da esterno  e  da interno
  • Bigliardino
  • Bigliardo
  • bigliardino piccolo da tavolo
  • freccette, tiro al bersaglio
  • sacco pieno di sabbia  con guantoni da boxe, per scaricare le tensioni
  • Costruzioni piccole di un complesso specifico ( castello, automobile, pompieri, polizia, ecc.)
  • Puzzle  di disegni significativi scelti dall’anziano
  • Cucito e ricamo per le donne
  • Palline, ciondoli,  da infilare per la costruzione di  collane e braccialetti e anelli
  • Labirinti grafici
  • Gioco dell’oca
  • Dipingere
  • Disegnare e colorare
  • Das  da modellare e  da dipingere
  • Modellare l’argilla
  • Gioco dei birilli,   trottola, yo-yo, costruire aquiloni, gioco delle 5 noci da tirare per aria e riprendere, gioco con l’elastico da intrecciare con le mani, 
  • Camminare tutti i giorni, insieme,  parlando, cantando,  marciando insieme.  Camminare con la musica da  ascoltare insieme, camminare con la musica da sentire da soli  con le cuffie e un lettore mp3.  Giocare insieme ai giochi di una volta: ruba bandiera o fazzoletto, campana, 
  • Giochi  di una volta, i quattro cantoni, mosca cieca, Regina reginella,  testa e croce, morra, 
  • Senior dance. Danza per anziani.  Inventare passi nuovi. Inventare movimenti nuovi ispirati  a mestieri, emozioni, ecc. Da fare tutti insieme all’aperto o anche in una stanza con uno specchio.  
  • Giocare a pallone,  con una racchetta contro il muro, a pallacanestro contro il muro.

Tutti giochi da fare insieme con gli amici, e da fare insieme anche i propri nipoti, per insegnargli a sorridere e a divertirsi in modo semplice, pratico, spontaneo. Un modo vivo e vero, dove al centro è il cuore e il sorriso dell’altro.

 

Logica, memoria e organizzazione spazio-temporale:

  • Puzzle da 150 pezzi
  • Dama  e scacchi
  • Carte regionali,  carte da poker, ramino, burraco
  • Costruire un teatrino di marionette
  • Costruire le marionette
  • Cucire i vestiti per le marionette
  • inventare una favola e rappresentarla con le marionette
  • suonare uno strumento musicale
  • suonare il cembalo o il tamburello, strumenti di ritmo
  • imparare piccoli passi di danza leggera e dolce
  • Giocare al  Musichiere  con le canzoni antiche
  • Giocare a Lascia o raddoppia
  • Mentabile
  • Non c’è 2 senza 3
  • Verba volant
  • Battaglia navale di plastica e battaglia navale elettronica
  • Crucidoku
  • Cruciverba
  • Matematix
  • Identikit
  • Mistero a Hollywood
  • Profiler
  • 8 giochi magnetici in 1
  • Sudoku
  • Playstation
  • Wii
  • Computer per scrivere e giocare con i videogiochi
  • Mercante in fiera
  • La prova del cuoco
  • In giro per l’Italia
  • Avanti un altro
  • Geotech
  • Focus Storia il grande gioco
  • Scienza nella serra

 

Quando c’è un danno neurologico dell’attività mentale  è compromessa, non bisogna fare a meno dei giochi. Vanno sempre presentati, solo in forma più semplice. Più è grave l’anziano, più assomiglia a un bambino piccolo. Quando è molto grave, è come se fosse molto piccolo. Quindi bisogna fare tutto ciò che si fa con un bambino molto piccolo. E dargli degli stimoli e giochi che si danno ai bambini molto piccoli.  Per esempio, nel caso di danno neurologico molto grave, che lo obbliga al letto, assomiglia al bambino del primo anno di vita, che non si può muovere. Quindi faremo le cose che facciamo con il bambino piccolo. Usiamo i suoni, gli odori, i rumori, i colori. È più sensibile al tatto, ha bisogno di essere toccato, di sentire  l’altro attraverso il contatto. Ha bisogno di suoni dolci, musiche lente, morbide, leggere, come il carillon. Non sopporta rumori pesanti, forti, intensi.  Ha bisogno di odori, di profumi del passato. È più vicino all’inconscio come il bambino piccolo.

Con l’anziano, come con il bambino piccolo, ci si trova davanti all’inconscio. È come un’onda che ci viene addosso. Non bisogna prenderla di petto, di fronte, perché ci butta giù. Bisogna cavalcare l’onda. Entrare, salire, accettare quell’energia e prenderla a verso, andare verso, andare nello stesso verso. Senza farci prendere la mano. Cavalcare, mettersi in sintonia di quell’emozione, ma per guidarla, per contenerla, per portarla nel posto giusto. Per dirigerla nel posto giusto, nel posto che non crea danno, non crea pericolo né per lui né per gli altri. Ecco il guidare, ecco il contenere, ecco il rispettare l’anziano.

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2011 - Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 20011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.

 


Per il cuore

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Attività  per il cuore.

Giardiniere di sé.

L’anziano deve diventare come un giardiniere  che impara a coltivare  la propria terra.  La terra è se stesso, il proprio corpo, il proprio cuore, la propria anima. Noi dobbiamo insegnargli a diventare il giardiniere di se. Dobbiamo dargli gli spazi,  gli strumenti per farlo. Dobbiamo creare le condizioni, perché lui possa diventare il protagonista di sé, il giardiniere che si prende cura di sé, che agisce e cura se stesso, facendo ogni giorno cose che attivano le sue risorse. Come il giardiniere lui ogni giorno  da  l’acqua, la luce  l’aria al suo corpo, al suo cuore e al suo spirito. Ogni giorno per farlo crescere, ogni giorno per farlo vivere, ogni giorno per farlo desistere.

Le attività per il cuore sono semplici, pratiche, facili e non costose.  ( Apri file. Clicca su: Tabella attività  )

 

  • Il testamento del cuore.

L’anziano scrive da solo o  detta ad altri, la storia della propria vita. È fondamentale che la propria vita venga scritta, documentata, raccontata, per passarla  ai propri nipoti, alla propria discendenza. Come testamento del cuore. È quello a cui possono riferirsi i suoi discendenti, è quello in cui possono ritrovarsi i suoi discendenti. Sono le radici, che vanno trovate, riconosciute, amate e rispettate. Sono le radici che danno  forza,  energia nuova,  sono le radici che aiutano  a ricominciare daccapo. Sono le radici antiche, il sangue antico, l’orgoglio antico, il coraggio antico, l’amore, la virtù, antica,  in cui ritrovarsi, in cui rispecchiarsi.   È la parte di sé più  preziosa  che va custodita, donata e e tramandata.

È quello che deve passare di generazione in generazione. È la linfa che non fa sentire soli, che non fa sentire distaccati, tagliati,  separati, dimenticati.  È  il ritrovarsi in una famiglia antica, in una stirpe antica, in un cassato. In un collettivo proprio, che ci appartiene, da cui veniamo, a cui apparteniamo. Questo è quello che manca  ai giovani, ai bambini, agli adulti. Questo è quello che va recuperato, ritrovato, ridonato. Ogni storia, per ogni nipote, per ogni figlio, raccontata nei minimi particolari dall’inizio. Ogni storia piena di fatti, ma in particolare di emozioni, di timori, di gioie, di fatica, di dolore e di coraggio, di speranza, di valore, di sogno.

 

  • Il diario del cuore.

Oltre alla propria storia è importante che l’anziano   scriva su un diario di quello che vive ogni giorno, come fanno i bambini o gli adolescenti.  Scrive  i fatti, ma in particolare le emozioni, i sentimenti, i desideri, le sensazioni. Scrivere su un foglio lo aiuta a gestire, ad affrontare i timori, le angosce e le paure. Il foglio le contiene, le tiene dentro. Lo aiuta così a capirle, ad affrontarle.

L’anziano nel diario può scrivere, come una lettera,  a una persona scelta con il suo cuore.  Poi in un altro diario, può anche rispondere al posto di quella persona a se stesso. Può quindi così imparare a parlare a se stesso, può imparare a trovare risposte, soluzioni che vengono dal suo cuore, dalla sua anima. Tutto questo è fondamentale che venga dato  ai parenti, per passarlo ai propri nipoti.

Non bisogna dare per scontato che  l’anziano ha finito di vivere. Non bisogna temere di non saper rispondere all’angoscia della malattia. Non bisogna pensare di dover essere noi a dare. Dobbiamo metterci di fronte a lui come qualcuno che prende, come qualcuno che crede, si fida delle risorse dell’altro. Dobbiamo metterci di fronte al lui come un appoggio, un sostegno, un qualcuno che gli ricorda che lui è capace, che ce la fa, che non è solo. Dobbiamo sostenerlo nella fiducia in sé. Dobbiamo fare da puntello fisico e psichico. Ma non dobbiamo mai sostituirci al lui, pensare al suo posto, decidere al suo posto. Perché questo significa svuotarlo di sé, a fargli negare se stesso, fargli dimenticare se stesso, fargli rifiutare se stesso. Anche negli errori, anche nelle difficoltà neurologiche, non devono mai perdere la dignità, la stima, e la fiducia.

 

  • L’album delle foto.

Quello che conta più delle parole, quello che colpisce più delle parole, sono le immagini. Le immagini sono i simboli, i segni, i contenitori delle emozioni. Sono la rappresentazione concreta delle emozioni. Sono immediate, dirette e arrivano all’inconscio. Fare un album di foto della propria storia, significa fare una storia del proprio cuore.

Aiutiamo l’anziano a cercare le foto, con l’aiuto dei parenti. Le mettiamo in ordine insieme. È come mettere in ordine la propria vita. Ci scriviamo sotto le date e le persone. Le arricchiamo con foto muove. Ci mettiamo dentro anche altre cose che l’anziano sceglie, un simbolo, uno stemma, una lettera, una frase, una poesia, un disegno, un racconto, una storia. Lasciamolo libero di organizzarlo come vuole. Lasciamolo riempire di quello che  vuole. L’album diventa così uno scrigno di emozioni, da lasciare ai suoi figli e ai nipoti. Un passaggio di emozioni personificate.

 

  • Il film del cuore.

Con l’aiuto dei ragazzi, i nipoti, figli o volontari, si possono fare dei video in cui è l’anziano che racconta la sua storia. Con la sua voce, con il suo volto, con le sue emozioni, con le sue lacrime, con il suo sorriso.

La storia di sé. Quindi non solo scritta, ma narrata dal vivo. Basta una cinepresa piccola  su un cavalletto, dove l’anziano quando vuole, può raccontare ogni volta una parte di sé, un pezzo di sé, un fatto, un ricordo, un’emozione. Poi si fa un video che diventa un film del cuore. Un film personale dove il figlio e  il nipote può incontrare il proprio caro quando vuole. Dove lo può sentire vedere e amare quando vuole. È una occasione preziosa.

Il nonno in un  DVD,  che parla  ai nipoti, che gli lascia il suo testamento emotivo, morale, spirituale. Che gli lascia e gli fa vedere il suo cuore, il suo affetto. Che gli passa le sue radici  vive.

 

Altre attività del cuore:

  • Film. Vedere i film di una volta. Per nutrire e riscaldare il cuore,  per rivivere le emozioni dolci, belle, del passato.  Film del passato, quelli che sono piaciuti di più, quelli dei loro tempi. Basta scaricarli da Internet e fargli vedere sulla TV  con un lettore video o su un computer, o un Ipad.
  • Vedere il video della loro famiglia. Dei loro nipoti, dei figli che gli parlano di loro.
  • Canzoni del loro tempi. Scegliere le canzoni che amavano. Fargliele sentire con il computer, nella loro stanza, con una radio e una cuffia, per non disturbare gli altri.  Oppure metterle su un lettore digitale in  Mp3 e fargliele sentire con le cuffie, quando vogliono, dove vogliono e come vogliono.  
  • Su questo lettore Mp3 si possono poi mettere le registrazioni di avvenimenti, frasi e anche voci dei loro nipotini che parlano a loro, la voce del figlio che gli fa coraggio e gli ricorda che gli vuole bene.
  • Cantare da soli o insieme.  Karaoke.
  • Musica da ballo  dei loro tempi, da ascoltare e da vedere. Ballare se possibile.
  • Ascoltare la musica classica.  La musica  da armonia ed energia. In particolare quella classica dolce e tranquilla, aiuta a calmare e a contenere le emozioni troppo violente e a riequilibrare l’angoscia e il disorientamento.
  • Vedere i documentari dei loro tempi, dei loro luoghi, del loro passato, ma vedere anche il video dei tempi nuovi, per confrontarli, per capirli, per poterli valutare e poter dare ai nipoti un loro pensiero.
  • Avere una biblioteca con libri a disposizione,  e i giornali quotidiani e periodici, per poterli leggere e poter discutere in gruppo di quello che si è capito.
  • Registratore. Per registrare i loro nipoti, la loro famiglia e poterli risentire.
  • Videocamera. Per poter fare dei video  in dvd del loro vissuto, dei loro amici, della loro famiglia, dei loro nipoti. Per diventare registi.
  • Macchina fotografica. Fare foto, riprendere le persone e le cose che gli danno emozioni, gli danno anima, li aiutano a esprimere una parte di se. Metterle in mostra nella propria camera. Fare mostre comuni delle foto di tutti.
  • Computer.  Per parlare con la propria famiglia Via webcam, per telefonare ai  propri parenti  lontani e poterli vedere. Per imparare a scrivere, per fare i giochi, per navigare in Internet e scoprire mondi nuovi e immagini nuove. Se non ci si può muovere con il corpo, ci si può muovere con la mente e con il cuore.
  • Cellulare. Per parlare con i loro cari.
  • Dipingere. Disegnare, usare i colori per descrivere emozioni, per scaricare tensioni, per raccontare sensazioni.  Con i colori a pastello, con i pennarelli,  con i pennelli. Con acrilico, acquerello, olio.   Fare piccole sculture con Das o argilla e poi dipingerle. Metterli in mostra nella propria camera. Fare una mostra comune.

 

  • Giochi di gruppo.

Giochi di società. Cacce al tesoro. Inventare spettacoli. Fare una regia di un vissuto, di un interesse. Inventare uno spettacolo su un argomento scelto insieme. Fare uno spettacolo per spiegare un argomento importante che vogliono passare ai giovani. Fare uno spettacolo per i giovani, per passare alle generazioni future un proprio messaggio, un testamento spirituale. Riprendere con il video lo spettacolo ma ancor più la preparazione dello spettacolo, per poter sorridere insieme ricordare e rivivere le emozioni.

  • Giardino.

 Bastano pochi  vasi  o un pezzetto di terra ciascuno all’esterno o sul balcone. Per poter mettere qualche fiore, qualche seme, qualche segno di sé. Il rapporto con la natura è essenziale e aiuta a mantenere un rapporto con la parte più profonda di se. Prendersi cura della  pianta  è come prendersi cura di sé. È attivare un materno .  Dare l’acqua e la luce alle piante tutti i giorni, è alimentare una parte di sé. Vederla spuntare, crescere e fiorire è come veder spuntare, crescere e fiorire una parte di sé.

  • Ridere.

Ridere è l’aspetto centrale per attivare il cuore. È fondamentale divertirsi, ma in particolare farsi delle belle risate che fanno bene alla circolazione e al fisico, ma ancor più fanno bene al cuore. Lo rallegrano, lo curano, lo risanano. Non consiglio il circo o i clown che sono tristi per loro natura. Consiglio di chiedere agli anziani in gruppo, di scegliere delle attività che vogliono fare per ridere. Esempio:  film divertenti e comici. Video divertenti, di vecchi spettacoli. Barzellette ricercate in Internet. Giocattoli che ridono se toccati. Travestimenti, scenette inventate, parodie, imitazioni.

Questo è il cuore delle attività. Se si ride e si impara a ridere, si sta bene. Se si impara a trovare l’aspetto divertente delle cose, si impara a superarle. Ridere sempre nella condivisione e nel rispetto degli altri che soffrono.

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

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