Paese protagonista

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Paese protagonista.

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È ora di diventare autonomi. Quando c’è una crisi, c’è una rottura, una ferita, un finire di qualcosa, un lutto, una perdita di qualcosa. Come si supera?

Ecco la crisi è come il salto. Per fare un salto importante, prima si deve andare indietro, retrocedere, per prendere spazio, per la rincorsa. Si indietreggia e  più importante il salto che si deve fare e più indietro si va. All’inizio sembra che questo sia un rinunciare, invece chi salta, sa che andare indietro  è indispensabile, perché senza di questo, il salto non si può fare. È come andare a prepararsi per acquistare l’energia. Più c’è spazio per correre, più si corre  veloci e più si acquista energia per spiccare il volo e andare dall’altra parte, nella parte nuova.

Ora, l’andare indietro, il retrocedere, corrisponde al momento depressivo davanti alla crisi. Per il dolore che si prova,  per il senso di sconforto, abbandono, solitudine,  per la perdita di un modo di essere, di un modo di pensare, di un modo di fare, stabile, sicuro, conosciuto. Più è forte la crisi, la rottura, la ferita, e più è forte  il dolore e  la depressione. Questa depressione è  il tornare indietro per il salto. Serve, è utile, è importante, è indispensabile per  far uscire la forza della disperazione, la reazione,  la voglia di ripartire, per acquistare un’energia nuova, sconosciuta.

L’importante  è guardare sempre avanti, mai indietro. Infatti chi salta, mentre retrocede, guarda sempre avanti.  Se non ce la fai da solo, non ti spaventare, non ti bloccare, alleati con un altro più  forte,  o con più persone. Più il salto è  importante, più si può fare insieme.  Se la crisi è sociale, il salto è  sociale e la crescita  diventa  la crescita  di un paese, di un territorio, di un popolo.

Trovare nuove idee per  nuovi lavori.  Ogni lavoro può essere pensato in modo specifico, secondo l’ “io,  qui  e ora”. Ogni lavoro può essere adatto per certe persone e non per  altre . Può essere adatto in un posto e non in un altro. In un periodo, in tempo, in un momento, e non in un altro.

Se gli altri non ci danno più il lavoro, prendiamocelo noi, inventiamocelo noi. Impostiamolo  noi secondo le nostre capacità,  secondo quello che sappiamo fare e che sappiamo fare bene,  in sintonia con le necessità  del momento e della richiesta del mercato. Ma non deleghiamo mai la nostra dignità, non diventiamo mai i servi del mercato. Non  facciamo mai diventare il mercato il nostro padrone, il nostro nuovo genitore, o il nuovo dittatore. Al centro ci dobbiamo essere noi, la nostra umanità, la dignità, la qualità, la capacità, l’onestà, la verità, la trasparenza e il cuore, l’anima, la passione, la creatività.

Noi italiani abbiamo la creatività  l’originalità nel sangue. Ce l’abbiamo nel DNA e nel DNA abbiamo anche la dignità a lungo amata e conquistata dai nostri padri, dai nostri antenati. Abbiamo nelle nostre radici la fierezza, l’orgoglio e la dignità. E l’originalità, la capacità di inventare, di trovare modi nuovi, forme nuove,  contenuti nuovi. La fantasia , la capacità di pensare cose nuove, la capacità di lanciarsi in modo giocoso, istintivo. La capacità di immaginare in modo simbolico, perché abbiamo una storia antichissima piena di simboli importanti, storici, artistici, morali, spirituali, religiosi.

Quello che abbiamo e che ci caratterizza è l’istinto, il gioco, l’emozione. Tutto questo viene dall’inconscio. Siamo un popolo più vicino all’inconscio di altri, diverso dai tedeschi che sono più razionali e dagli svizzeri che sono pratici. Nell’inconscio c’è  la passione, il cuore, la  creatività. Dall’inconscio viene l’arte, l’originalità. La vera novità. L’idea, l’invenzione, non viene dalla ragione. L’intuizione vera, quella forte, quella profonda, quella potente, quella creativa, viene in modo immediato, all’improvviso, in modo intuitivo, quando non l’aspetti, quando  non la cerchi, quando  non la pretendi, quando non la prevedi.   Viene dalla parte più profonda dell’inconscio, dalla parte irrazionale, dalla parte spirituale.

Siamo un popolo di creativi, ma anche un popolo carico di spiritualità. È questa che abbiamo perso negli ultimi tempi, è questa che ci manca, è questa che dobbiamo recuperare per recuperare anche la fiducia in noi stessi. Per fare di noi un popolo unito, forte e rinnovato.

Ogni  città, ogni paese,  ogni quartiere,   dovrebbe riunire   le persone più creative, più originali, più esperte  di quel paese e insieme trovare qualcosa di nuovo. In  modo unito, vero, solidale, giocoso, simpatico. Magari davanti a un buon cibo, mangiando insieme e cantando insieme. Trovarsi e ritrovarsi, provare e riprovare,  finché non viene fuori un’idea.

Ecco ora, qualche idea di lavori nuovi. L’importante però è che ognuno di questi venga gestito in proprio, da quella città o quel paese. Che sia protagonista il paese,  che sia il paese a scegliere il meglio di sé, a dare il meglio di sé. Che diventi così autonomo. protagonista, attore, regista di un progetto pensato, organizzato e realizzato dai suoi figli.   Un progetto che  non dipende più dagli altri,  è stabile, nessuno lo può portare via, nessuno lo può levare, nessuno lo può rovinare. E’ diventato di proprietà di quel paese di quel territorio, come tutte le qualità e le caratteristiche di quel territorio. È diventato una identità di quel territorio. Una identità in cui riconoscersi, di cui essere fieri, orgogliosi. È diventato una radice nuova, per i propri figli.

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

 

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