La casa dei nonni

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È la casa dei nonni.

Sono i nonni  che decidono come deve essere la cosa dei nonni.  Come, quando, dove e perché. Insieme. Diventano autonomi e protagonisti della loro vita, della loro vita in comune. Della loro famiglia di amici.  Sono una nuova famiglia. È come una famiglia hanno una casa. Una casa di proprietà del Comune, o di qualche Associazione o di qualche privato che fa una donazione. Bisogna chiedere a chi ha. Domandare per chi non ha voce. Provare a fidarsi. Credere nella Provvidenza. Un appartamento normale, semplice, familiare.

La cosa che unisce di più di ogni altra è il mangiare. Quindi è una casa dove si cucina. Si cucina insieme. Senza cucina, la casa non è casa. Si cucina insieme, donne e uomini. Si fa la spesa insieme e insieme si decide che cosa fare. Insieme si fa. E insieme si mangia. Ognuno può portare qualcosa, o può essere donato  dalla Caritas, o  sovvenzionato  dai ricavi di   gare, tombole, cene, spettacoli,  di beneficenza, del paese dove si vive.

È il posto dove si può cantare insieme, le vecchie canzoni. Dove si può ballare, dopo aver mangiato, con una buona musica. La musica di una volta. È il posto dove si può suonare insieme. È il posto dove si può giocare insieme, con i giochi di una volta. Pensati, voluti, scelti da loro, come e quando vogliono loro. Quanto e perché vogliono loro.

La compagnia, lo scherzare, irridere, il giocare insieme, è quello che risolve la solitudine, che è il problema più grande dell’anziano. La mancanza di relazione stabile, continuativa, sicura. La casa offre la possibilità di sentire e di vivere l’amicizia, la scelta, la ricerca dell’altro. ,. Solo un anziano riesci a capire pienamente un altro anziano.  Tra di loro può esserci  la comprensione, la condivisione di un vissuto difficile e molto intenso. La possibilità di parlare delle proprie paure, delle proprie difficoltà.  Il rivedersi nell’altro come in uno specchio, permette di riconoscersi, di accettarsi, di capirsi, di amarsi.

La compagnia, l’amicizia e l’amore. Questo è quello che si può fare. Questo è quello che si può trovare nella casa dei nonni. Casa ammobiliata insieme, decorata insieme, piena di foto, ricordi, segnali dei momenti vissuti insieme.

 

Cucina per i nonni soli

I nonni  nella casa dei nonni, possono cucinare anche per i nonni che vivono da soli, per quelli che si possono spostare, per quelli che non ce la fanno economicamente. Alcuni pasti in più. Si cucina per i fratelli. Si preparano porzioni anche per loro e un volontario, porta le porzioni a domicilio.  Ci si può convenzionare con i volontari della Croce Verde o con quelli della Caritas.

È la più bella prova concreta di amore di attenzione di cura per l’altro che non ce la fa, per il solo, per il malato. È sentirsi utili. Non si cucina solo per sé,  si cucina anche per l’altro. Quello che si fa   è utile, è indispensabile, perché l’altro ti aspetta. I nonni che cucinano diventano così i padri, la famiglia di Dio, di chi non ha famiglia, del fratello dimenticato, abbandonato, isolato, rifiutato. Quello che sta a casa sente che qualcuno lo pensa, qualcuno lo vuole, qualcuno lo ama. Non a parole, non con le intenzioni, ma fatti e in verità.  Gli porta la cosa più importante: il cibo, come fa una mamma con il bambino. Quindi si sente unito a qualcosa di più grande. A una famiglia che  non lo lascia solo.

Quelli che cucinano diventano utili e preziosi. Solo loro sanno quello che  fa bene alla persona anziana, quello che gli serve, e lo preparano in modo genuino, fatto a casa, fatto su misura, fatto con cura, con attenzione e con premura.  Anche chi cucina acquista un ruolo importante a livello sociale.. Quello che fa non è solo divertimento, non è un passare il tempo, non è un non pensare, non è un vegetare, ma è utile, indispensabile, insostituibile, per la vita dell’altro.

Quello che sei e quello che fai quindi acquista senso, significato, scopo. Diventa concreto, diventa pane,  diventa cibo, diventa vita, diventa gioia, diventa amore. Sei tu che impari a donarti,  sei tu che diventi  dono. Quindi non  è solo l’aspetto concreto, non è solo l’aspetto affettivo dell’amicizia e  del gruppo, non è solo l’aspetto sociale di essere utile, è l’aspetto spirituale quello che diventa più importante. È entrare in una dimensione di apertura, in una dimensione di offerta, in una dimensione di senso, in una dimensione  che sa di buono, che profuma di Dio. È quindi un cucinare che serve per l’altro ma prima di tutto serve a chi lo sceglie, a chi lo vuole, a chi lo fa.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

 

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