11-17 anni. Stadio prepuberale e puberale

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11-17 anni. Stadio prepuberale e puberale

Stadio pre-puberale.  11 –13

Inizia a 11 anni circa.   Lo stadio prepuberale è il periodo che precede quello puberale e in cui cominciano a manifestarsi i primi segnali della pubertà  a livello fisico e psichico. 

 

Stadio puberale.  14 – 17

 La pubertà compare all’incirca dopo i 13 anni e raggiungere il suo culmine intorno ai 15-16 anni e si risolve intorno ai 18 circa.  La pubertà viene da pubertatis  ( da pubes = pube) e indica la comparsa delle funzioni sessuali e lo sviluppo dei caratteri sessuali fisici secondari ( pelo,ecc) tipici dell’età adulta.

 È un momento della vita importantissimo perché ora la spinta verso la crescita viene da dentro, dalla natura stessa che comincia a modificare il corpo e a farlo maturare  facendolo diventare un corpo di adulto a tutti gli effetti. Il ragazzo si trova così davanti a un cambiamento non voluto e non deciso né da lui, né dai suoi genitori.

 La sua psiche all’inizio si ritrova spiazzata perché il corpo è andato più veloce e l’immagine di sé interna è ancora quella della fase precedente. Si sente come tradito dal corpo, non lo riconosce, lo sente come estraneo, pericoloso; è un corpo che dà disagio e sgradevolezza, sente le braccia lunghe, il naso storto, il volto cambiato, la voce abbassata e caratteri sessuali nuovi. Non sa come gestirlo,  non sa come muoversi, si sente goffo e impacciato.

E ritorna davanti allo specchio. Se hanno funzionato le fasi del tenere, del contenere, dello sguardo e dello specchio, allora è più facile per lui riconoscersi, accettarsi e prendersi cura del suo corpo.

Se invece le fasi precedenti non hanno funzionato, non solo non si risolve l’angoscia del nuovo, ma si riattivano anche le angosce del primo anno di vita relative al corpo e alla mancanza di cura e quindi di amore.

Il corpo traditore diventa quindi anche il corpo persecutore, quello che simboleggia l’amore mancato, l’angoscia di morte per l’abbandono e la solitudine. Quindi cercherà di distaccarsene, di negarlo, di rifiutarlo, fino a distruggerlo, farlo morire come avviene nell’anoressia mentale. L’anoressia mentale si manifesta infatti nell’adolescenza e il controllo ossessivo del cibo è solo un modo per controllare, negare, fuggire un corpo vissuto come persecutore e negativo in modo assoluto.

 Il corpo quindi lo obbliga a  cambiare anche a livello mentale. Ora non è più un bambino piccolo, l’età dell’infanzia è finita e con essa tutto ciò a cui era abituato e che conosceva bene.

Lui dentro però si sente ancora legato e dipendente dai genitori e li vive ancora come il suo riferimento e l’oggetto del suo amore. Anche se ha fatto delle esperienze nuove la sua mente ha ancora le radici nella sua famiglia, come dentro una pancia dove si sente tranquillo perchè gli altri danno il nutrimento, l’amore e decidono quello che deve fare.

 Ma le nuove produzioni ormonali hanno attivato anche gli istinti sessuali potenti e forti perché primitivi, verso l’altro sesso. Così si risveglia anche il complesso di Edipo che aveva come oggetto di amore il genitore dell’altro sesso. Stare dentro quindi alla pancia della famiglia e rimanerci, significa viverci con le nuove stimolazioni sessuali così forti che ancora non sa gestire. Nasce quindi il timore che possano andare verso il genitore o il fratello di sesso opposto, che possano investirlo senza riuscire a controllarle.

Dall’angoscia dell’incesto nasce quindi l’urgenza di uscire da quella pancia al più presto, di lanciarsi fuori quanto prima per difendere se-stesso e la famiglia da quel pericolo. È come  accorgersi che, in una casa dove fino ad allora si stava tranquilli e sereni, improvvisamente è scoppiato un incendio e, per potersi salvare, si cerca in tutti i modi di lanciarsi quanto prima da qualche uscita verso l’esterno, dove c’è la salvezza, perché rimanere dentro significa morire.   Uscire fuori dalla pancia della famiglia significa quindi lanciarsi verso la vita per sfuggire una sensazione di morte.

 È una nascita, è la nascita della persona vera perché questa volta è il ragazzo stesso il protagonista e l’attore della sua nascita. È lui che  partorisce se stesso, che si spinge verso fuori ed esce da una pancia che ha fatto il suo tempo, per nascere a se stesso. Una nascita personale precede una vita personale e ora inizia veramente la sua nuova vita, ora sta sbocciando.

 Ma una volta fuori si trova da solo e si sente spaesato, incapace, smarrito in un mondo che non conosce. Ritornano le antiche angosce di solitudine e di abbandono che, se non risolte, si accentuano in modo rilevante a tal punto che rischiano di portarlo a tornare indietro  dentro la pancia e a rischiare di vivere angosce di morte, fino alla autodistruzione e alla malattia.

Nella fase nuova si sente anche cattivo, perché ha dovuto abbandonare, lasciare le persone che amava e che non capiscono il perché di quel distacco. Il senso di colpa che prova  può riattivare i vecchi sensi di colpa, particolarmente quello di tipo primario.

 Tutte queste dinamiche avvengono a livello inconscio e automatico.  L’Io  prende atto che sono avvenute e che ora si trova in una fase nuova, in mezzo tra la vecchia fase  conosciuta infantile e quella adulta che non c’è ancora. Si sente incerto, non sa chi è perché ancora non si conosce nella sua  individualità e non sa che cosa fare. Quindi nasce un conflitto tra il desiderio di ritornare indietro e rifugiarsi di nuovo nelle braccia dei genitori o l’andare avanti verso un mondo estraneo, sconosciuto senza appoggi o riferimenti.

  

Crisi dell’adolescenza.

 La comparsa della crisi dell’adolescenza segna il passaggio evolutivo. Si chiama adolescenza perché viene dal latino ad-olescere = che significa crescere e salire, ma anche  da  ad-olere che significa  ridurre in fumo, far salire in fumo.  

L’adolescenza è infatti la fase del sacrificio, è un momento rituale  che comporta qualcosa  che si deve immolare.   La parte  che  viene immolata  nell’adolescenza, è la parte infantile del ragazzo. Il suo essere bambino, dipendente dai genitori,  l’essere piccolo, incapace, bisognoso di cure, bisognoso di appoggiarsi a qualcuno più grande di lui. 

Insieme alla sua parte bambino  viene  immolata e va in fumo anche la sua parte-genitore, cioè la parte che aveva concentrato nei genitori tutto, l’oggetto di amore, la conoscenza del mondo, la morale, quello che si deve o non si deve fare, quello che si può e non si può fare.  Queste due parti devono rompersi per aprirsi alla nuova persona.

Così inizierà un attacco totale ai genitori che significa essenzialmente distacco. Per staccarsi deve differenziarsi in modo netto e per questo si rifugia in comportamenti e in usi e costumi all’opposto di quelli dei suoi genitori. Non è mancanza di amore, più li ama  più deve attaccare per distaccarsi.

Si lancerà quindi in trasgressioni, perché deve distruggere le vecchie regole e consuetudini, si vestirà con catene e si tingerà i capelli di verde perché sa che i suoi genitori non lo faranno mai; si bucherà il corpo per ferire e tiranneggiare quello che è stato prodotto dai genitori e che lo lega più di ogni cosa al loro. Diventerà ribelle, ostinato, oppositorio, ostile, spavaldo e antipatico. Si opporrà dì più al genitore dello stesso sesso, perché assomiglia di più a lui.

 Per poter nascere a se-stesso deve prima eliminare quello che è degli altri. È come il costruire una casa nuova nello stesso posto dove c’era una casa vecchia; prima bisogna distruggerla per poter far posto alla nuova. Quello che sta nascendo infatti non è una personalità arricchita o rivista e corretta, basata sui buoni consigli dei genitori; quella che sta nascendo è la nuova personalità originale, quella che nessuno conosce né i genitori e neppure lui.

 È qualcosa di completamente nuovo, unico, originale e irripetibile. Non può esser originale se è conformata sul modello dato da altri. Non può essere unico se è uguale a tanti altri. Non può essere irripetibile se ripete quello che hanno usato i suoi genitori.

È qualcosa che viene dal profondo, dal Sè, dal seme; è qualcosa di individuale e personale e deve esprimersi nella sua unicità. È l’ora della manifestazione della propria identità più profonda, che deve evolversi nella sua storia e nel suo senso. E’ l’essenza stessa che chiede di esistere senza se, senza ma e senza però, e che spinge verso il futuro, verso la sua realizzazione.

 Tutto ciò avviene a livello inconscio. L’Io sente  le emozioni violente e si trova come una barca in una tempesta e deve fare leva sulle sue forze e sulle sue capacità per tenersi a galla.

L’angoscia per la separazione si somma così al lutto per la perdita dei genitori e per la perdita della sua infanzia con depressione conseguente. L’Io si difende da ciò con meccanismi di difesa di negazione e particolarmente di scissione.

I due principali aspetti delle fasi precedenti, quella biologico-sessuale e quella spirituale, ora sono presenti entrambe, ma in forma scissa, separata. Si alterneranno spinte spirituali  con spinte  biologico-sessuali. A volte compariranno  una intellettualizzazione esasperata, spinte ascetiche spirituali, interessi metafisici per i valori e per gli ideali e altre volte aspetti di tipo puramente biologico-corporeo-sessuale. Si alterneranno  fasi di eccitabilità e di maniacalità con fasi di depressione e sconforto; fasi di onnipotenza e fasi di impotenza; idealizzazione e negativazione assolute.

L’Io ha difficoltà a controllare le pulsioni sessuali  e aggressive e per questo a volte possono comparire degli agiti,  sono pulsioni che diventano fatti e azioni concrete che l’Io non riesce a fermare.

 In quella zona intermedia dell’adolescenza,  l’unico appoggio che viene accettato e che può sostenere il ragazzo, sono gli amici e gli adulti del mondo esterno a quello familiare.

L’amico del cuore con cui si identifica in modo totale, diventa così il suo nuovo specchio, il posto e la persona nella quale può ritrovare la sua stessa angoscia, il suo stesso dramma e la stessa difficoltà di andare avanti.

 Il gruppo dei pari  e dei coetanei diventa la sua nuova pancia, il posto nel quale può vivere tutte le spinte inconsce e irrazionali e dove si sente protetto dall’influenza della famiglia che lo può riportare indietro.

La sessualità e l’aggressività sono  riversate completamente all’esterno, anche su adulti che ricordano le figure parentali come gli insegnanti, e per questo possono finalmente essere vissute senza timore e in tutta la loro intensità e irrazionalità.

Altri appoggi che diventano trampolini verso la crescita, sono le identificazioni proiettive con i personaggi dello spettacolo, attori, cantanti. Sono importanti perché  attraverso di loro  il ragazzo si sente desiderato, bello, cercato, forte  e vincente.  Attraverso la scelta di alcuni di loro si intravedono già le caratteristiche delle disposizioni della sua vera natura, del suo seme originale.

 L’amore verso l’altro sesso comincerà ad attivare il vero distacco e il vero cambiamento anche interno. La sua parte profonda, l’Anima nel ragazzo e l’Animus nella ragazza si sposteranno dal riferimento con il genitore di sesso opposto e si proietteranno all’esterno sulla persona amata.

 Nella fase adulta i due aspetti  biologico-sessuale e spirituale si integreranno nella conquista e nella realizzazione del Sé individuale . Finalmente la sua nuova pancia sarà in lui, in se stesso. In se stesso troverà il  suo centro e il suo nuovo riferimento.

 

I genitori.

 In questa fase è molto delicato il comportamento dei genitori. Loro costituiscono l’utero da cui deve uscire e quindi come tale, devono aprirsi e lasciarlo andare.

Devono fidarsi dell’azione della natura, sapendo che in fondo  tutto quello che è stato vissuto dal figlio fino ad allora non è andato perduto. Sarà la base che lo aiuterà a sentirsi capace nell’affrontare la tempesta, sarà il ricordo a cui si rivolgerà dentro di sé, saranno i genitori che recupererà e a cui tornerà alla fine, quando la tempesta sarà finita.

Lasciarlo andare significa fidarsi di lui e di questo lui ha assolutamente bisogno per fondarsi.

Lasciarlo andare ma non abbandonarlo. Significa che quando cercherà affetto e consolazione è importante dargliela perché è una boccata d’aria che gli serve per andare avanti, per sopravvivere. Significa controllarlo, ma in modo indiretto interessandosi degli amici, di quello che fa, delle persone che frequenta. Significa intervenire direttamente quando supera i limiti e compie degli agiti che sono contro la sua stessa vita o contro quella degli altri.  Significa aiutarlo con esperti esterni se non ce la fa e soffre troppo.

 La cosa più importante da evitare è di rimproverarlo perché si distacca, di viverlo come cattivo e negativo perché si oppone e si differenzia, di viverlo come nemico perché attacca.

Particolarmente è necessario evitare di riportarlo indietro, dentro la vecchia situazione; di farlo tornare come prima, obbediente, dipendente, passivo, omologato e conformato alle aspettative dei genitori. Riportarlo indietro, ricattandolo, aggredendolo, facendolo sentire negativo e cattivo, porta il  ragazzo a non reggere l’angoscia, il senso di colpa e la solitudine e per questo può rinunciare al conflitto e regredire alle fasi precedenti.

Ritornare nell’utero dopo che si è nati, determina un rischio di vita per il neonato e per la madre. Questo succede anche a livello psichico. Per il ragazzo che ha rinunciato ad un distacco, regredire significa rinunciare al proprio vero sé,  e vivere l’angoscia di morte, con il rischio di malattie o di suicidio inconscio ( anoressia, incidenti, droga).

 Il genitore deve sapere che con l’adolescenza del figlio si riattiva anche la sua. Rivivrà  le emozioni di quella fase e deve sapere che si possono scatenare in lui le stesse paure e instabilità. La sua incertezza, il suo disorientamento di fronte al figlio sono dovuti anche al richiamo inconscio del suo vissuto adolescenziale. Sentirà quindi di ripercorrere anche lui il passaggio e, se lo lascerà fare al figlio e lo sosterrà, lo vivrà anche lui in una forma nuova. Rinascerà anche lui a una fase più originale e più individuale e si sentirà arricchito e rinnovato.

 

La società.

 La società può far molto per aiutare i genitori a contenere  le angosce e le trasformazioni così intense  dell’adolescenza.

Nell’antichità esistevano i riti di iniziazione, erano rituali di passaggio dall’età infantile a quella adulta. Erano cerimonie dove l’adolescente faceva un percorso simbolico di isolamento, di rinuncia alla vita infantile e di nascita alla vita adulta con atti di coraggio e veniva assistito dalla collettività intera. L’angoscia veniva così riconosciuta e contenuta dentro un aspetto collettivo che aveva valenze archetipiche, traspersonali e che conferiva alla cerimonia un significato sacro.

Il rito infatti permette di proteggere  la vita personale dalle fantasie inconsce scatenate dai cambiamenti radicali e profondi (la nascita, il matrimonio, la morte)  e rappresenta gesti di guarigione; contiene  rappresentazione simboliche  che risanano le ferite della psiche e aiutano a compiere le grandi transizioni esistenziali.   E’ importante che venga riproposto anche per questo passaggio che è il più significativo perché è la nascita  a se-stessi.

E’ necessario individuare e riproporre una ritualità simbolica nuova ispirata  ai riti di iniziazione che sono ancora vivi nelle radici del nostro collettivo.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

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