L’età evolutiva

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 L’età evolutiva

 

La parola educare è composta di due parti: “e” che viene dal latino ex e significa: “fuori da”, e “ducare” che  viene dal latino “ ducere” e significa “trarre”.  Educare quindi significa trarre da dentro verso fuori, significa portare fuori qualcosa che è già contenuto nella persona.  Come il corpo è la manifestazione, l’evoluzione di un DNA iniziale già organizzato, che aspetta  di essere nutrito per espandersi poco a poco ed attivarsi secondo un codice ordinato con una finalità biologica, così anche  la personalità è già iscritta dentro un DNA psichico  (Hillman)  che aspetta di essere nutrito per attivarsi ed espandersi  secondo le proprie caratteristiche e le proprie modalità.

È già tutto contenuto in potenza, come dentro un piccolo seme, nel Sé. Come il seme  contiene in sé la totalità del futuro albero in forma latente, così il Sè contiene la totalità del futuro individuo e l’energia che lo spinge verso la sua realizzazione. (Jung) Il seme cade in uno specifico luogo particolare che ha diverse variabili: il tipo di suolo e la qualità del terreno, la pendenza, la sua esposizione al sole e al vento e le pietre. Nel seme la totalità latente della pianta reagisce a questi fattori diversi che incontra, evita le pietre, si inclina verso il sole e così modella l’albero che diventerà unico e irripetibile e si realizzerà nella sua totalità.  Così il Sé di un individuo, reagendo alle variabili della particolare realtà fisica, storica e familiare in cui è immerso, e reagendo agli ostacoli che incontra, tende a realizzare l’unicità di quell’individuo. (Jung)  L’evoluzione non dipende solo dalle variabili esterne, ma anche dalle variabili interne. Dalla libertà dell’uomo, dalla comprensione, dalla volontà ma, dalle scelte libere, autonomi e responsabili, dal fine, dal senso, dalla meta. E dalle variabili spirituali, nel rapporto con Dio.

 Educare significa fare in modo che questo seme, questo DNA psichico, questo sè, che ci ha donato Dio, si esprima, venga fuori, si sviluppi, si evolva. Per questo l’età evolutiva si chiama così: perché deve evolversi.  Venir fuori. Questo è l’educare.

 

 

Gli stadi dello sviluppo

Ora vediamo gli stadi dello sviluppo secondo la psicologia clinica. Gli stadi dello sviluppo che cosa sono? Sono i tratti del percorso. L’età evolutiva è un evolversi di qualcosa che nasce da dentro e che viene fuori, quindi c’è un cammino, un percorso che si deve fare per arrivare al raggiungimento della personalità unica  e irripetibile che è l’obiettivo finale. In questo percorso, in questo cammino, ci sono dei tratti di strada che noi facciamo. Questo tratto di strada è lo stadio. C’è una tappa e poi si riparte e c’è il prossimo pezzo di cammino. Sono dei pezzi di cammino che ci dicono a che punto stiamo. In ogni stadio c’è una crisi che viene dal latino “crino” che significa rompere. Perché senza una rottura del modo di pensare precedente, non c’è lo spazio per il nuovo modo di pensare, quindi non c’è una vera trasformazione e la persona non cambia veramente. 

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2009 - Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.


11-17 anni. Stadio prepuberale e puberale

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11-17 anni. Stadio prepuberale e puberale

Stadio pre-puberale.  11 –13

Inizia a 11 anni circa.   Lo stadio prepuberale è il periodo che precede quello puberale e in cui cominciano a manifestarsi i primi segnali della pubertà  a livello fisico e psichico. 

 

Stadio puberale.  14 – 17

 La pubertà compare all’incirca dopo i 13 anni e raggiungere il suo culmine intorno ai 15-16 anni e si risolve intorno ai 18 circa.  La pubertà viene da pubertatis  ( da pubes = pube) e indica la comparsa delle funzioni sessuali e lo sviluppo dei caratteri sessuali fisici secondari ( pelo,ecc) tipici dell’età adulta.

 È un momento della vita importantissimo perché ora la spinta verso la crescita viene da dentro, dalla natura stessa che comincia a modificare il corpo e a farlo maturare  facendolo diventare un corpo di adulto a tutti gli effetti. Il ragazzo si trova così davanti a un cambiamento non voluto e non deciso né da lui, né dai suoi genitori.

 La sua psiche all’inizio si ritrova spiazzata perché il corpo è andato più veloce e l’immagine di sé interna è ancora quella della fase precedente. Si sente come tradito dal corpo, non lo riconosce, lo sente come estraneo, pericoloso; è un corpo che dà disagio e sgradevolezza, sente le braccia lunghe, il naso storto, il volto cambiato, la voce abbassata e caratteri sessuali nuovi. Non sa come gestirlo,  non sa come muoversi, si sente goffo e impacciato.

E ritorna davanti allo specchio. Se hanno funzionato le fasi del tenere, del contenere, dello sguardo e dello specchio, allora è più facile per lui riconoscersi, accettarsi e prendersi cura del suo corpo.

Se invece le fasi precedenti non hanno funzionato, non solo non si risolve l’angoscia del nuovo, ma si riattivano anche le angosce del primo anno di vita relative al corpo e alla mancanza di cura e quindi di amore.

Il corpo traditore diventa quindi anche il corpo persecutore, quello che simboleggia l’amore mancato, l’angoscia di morte per l’abbandono e la solitudine. Quindi cercherà di distaccarsene, di negarlo, di rifiutarlo, fino a distruggerlo, farlo morire come avviene nell’anoressia mentale. L’anoressia mentale si manifesta infatti nell’adolescenza e il controllo ossessivo del cibo è solo un modo per controllare, negare, fuggire un corpo vissuto come persecutore e negativo in modo assoluto.

 Il corpo quindi lo obbliga a  cambiare anche a livello mentale. Ora non è più un bambino piccolo, l’età dell’infanzia è finita e con essa tutto ciò a cui era abituato e che conosceva bene.

Lui dentro però si sente ancora legato e dipendente dai genitori e li vive ancora come il suo riferimento e l’oggetto del suo amore. Anche se ha fatto delle esperienze nuove la sua mente ha ancora le radici nella sua famiglia, come dentro una pancia dove si sente tranquillo perchè gli altri danno il nutrimento, l’amore e decidono quello che deve fare.

 Ma le nuove produzioni ormonali hanno attivato anche gli istinti sessuali potenti e forti perché primitivi, verso l’altro sesso. Così si risveglia anche il complesso di Edipo che aveva come oggetto di amore il genitore dell’altro sesso. Stare dentro quindi alla pancia della famiglia e rimanerci, significa viverci con le nuove stimolazioni sessuali così forti che ancora non sa gestire. Nasce quindi il timore che possano andare verso il genitore o il fratello di sesso opposto, che possano investirlo senza riuscire a controllarle.

Dall’angoscia dell’incesto nasce quindi l’urgenza di uscire da quella pancia al più presto, di lanciarsi fuori quanto prima per difendere se-stesso e la famiglia da quel pericolo. È come  accorgersi che, in una casa dove fino ad allora si stava tranquilli e sereni, improvvisamente è scoppiato un incendio e, per potersi salvare, si cerca in tutti i modi di lanciarsi quanto prima da qualche uscita verso l’esterno, dove c’è la salvezza, perché rimanere dentro significa morire.   Uscire fuori dalla pancia della famiglia significa quindi lanciarsi verso la vita per sfuggire una sensazione di morte.

 È una nascita, è la nascita della persona vera perché questa volta è il ragazzo stesso il protagonista e l’attore della sua nascita. È lui che  partorisce se stesso, che si spinge verso fuori ed esce da una pancia che ha fatto il suo tempo, per nascere a se stesso. Una nascita personale precede una vita personale e ora inizia veramente la sua nuova vita, ora sta sbocciando.

 Ma una volta fuori si trova da solo e si sente spaesato, incapace, smarrito in un mondo che non conosce. Ritornano le antiche angosce di solitudine e di abbandono che, se non risolte, si accentuano in modo rilevante a tal punto che rischiano di portarlo a tornare indietro  dentro la pancia e a rischiare di vivere angosce di morte, fino alla autodistruzione e alla malattia.

Nella fase nuova si sente anche cattivo, perché ha dovuto abbandonare, lasciare le persone che amava e che non capiscono il perché di quel distacco. Il senso di colpa che prova  può riattivare i vecchi sensi di colpa, particolarmente quello di tipo primario.

 Tutte queste dinamiche avvengono a livello inconscio e automatico.  L’Io  prende atto che sono avvenute e che ora si trova in una fase nuova, in mezzo tra la vecchia fase  conosciuta infantile e quella adulta che non c’è ancora. Si sente incerto, non sa chi è perché ancora non si conosce nella sua  individualità e non sa che cosa fare. Quindi nasce un conflitto tra il desiderio di ritornare indietro e rifugiarsi di nuovo nelle braccia dei genitori o l’andare avanti verso un mondo estraneo, sconosciuto senza appoggi o riferimenti.

  

Crisi dell’adolescenza.

 La comparsa della crisi dell’adolescenza segna il passaggio evolutivo. Si chiama adolescenza perché viene dal latino ad-olescere = che significa crescere e salire, ma anche  da  ad-olere che significa  ridurre in fumo, far salire in fumo.  

L’adolescenza è infatti la fase del sacrificio, è un momento rituale  che comporta qualcosa  che si deve immolare.   La parte  che  viene immolata  nell’adolescenza, è la parte infantile del ragazzo. Il suo essere bambino, dipendente dai genitori,  l’essere piccolo, incapace, bisognoso di cure, bisognoso di appoggiarsi a qualcuno più grande di lui. 

Insieme alla sua parte bambino  viene  immolata e va in fumo anche la sua parte-genitore, cioè la parte che aveva concentrato nei genitori tutto, l’oggetto di amore, la conoscenza del mondo, la morale, quello che si deve o non si deve fare, quello che si può e non si può fare.  Queste due parti devono rompersi per aprirsi alla nuova persona.

Così inizierà un attacco totale ai genitori che significa essenzialmente distacco. Per staccarsi deve differenziarsi in modo netto e per questo si rifugia in comportamenti e in usi e costumi all’opposto di quelli dei suoi genitori. Non è mancanza di amore, più li ama  più deve attaccare per distaccarsi.

Si lancerà quindi in trasgressioni, perché deve distruggere le vecchie regole e consuetudini, si vestirà con catene e si tingerà i capelli di verde perché sa che i suoi genitori non lo faranno mai; si bucherà il corpo per ferire e tiranneggiare quello che è stato prodotto dai genitori e che lo lega più di ogni cosa al loro. Diventerà ribelle, ostinato, oppositorio, ostile, spavaldo e antipatico. Si opporrà dì più al genitore dello stesso sesso, perché assomiglia di più a lui.

 Per poter nascere a se-stesso deve prima eliminare quello che è degli altri. È come il costruire una casa nuova nello stesso posto dove c’era una casa vecchia; prima bisogna distruggerla per poter far posto alla nuova. Quello che sta nascendo infatti non è una personalità arricchita o rivista e corretta, basata sui buoni consigli dei genitori; quella che sta nascendo è la nuova personalità originale, quella che nessuno conosce né i genitori e neppure lui.

 È qualcosa di completamente nuovo, unico, originale e irripetibile. Non può esser originale se è conformata sul modello dato da altri. Non può essere unico se è uguale a tanti altri. Non può essere irripetibile se ripete quello che hanno usato i suoi genitori.

È qualcosa che viene dal profondo, dal Sè, dal seme; è qualcosa di individuale e personale e deve esprimersi nella sua unicità. È l’ora della manifestazione della propria identità più profonda, che deve evolversi nella sua storia e nel suo senso. E’ l’essenza stessa che chiede di esistere senza se, senza ma e senza però, e che spinge verso il futuro, verso la sua realizzazione.

 Tutto ciò avviene a livello inconscio. L’Io sente  le emozioni violente e si trova come una barca in una tempesta e deve fare leva sulle sue forze e sulle sue capacità per tenersi a galla.

L’angoscia per la separazione si somma così al lutto per la perdita dei genitori e per la perdita della sua infanzia con depressione conseguente. L’Io si difende da ciò con meccanismi di difesa di negazione e particolarmente di scissione.

I due principali aspetti delle fasi precedenti, quella biologico-sessuale e quella spirituale, ora sono presenti entrambe, ma in forma scissa, separata. Si alterneranno spinte spirituali  con spinte  biologico-sessuali. A volte compariranno  una intellettualizzazione esasperata, spinte ascetiche spirituali, interessi metafisici per i valori e per gli ideali e altre volte aspetti di tipo puramente biologico-corporeo-sessuale. Si alterneranno  fasi di eccitabilità e di maniacalità con fasi di depressione e sconforto; fasi di onnipotenza e fasi di impotenza; idealizzazione e negativazione assolute.

L’Io ha difficoltà a controllare le pulsioni sessuali  e aggressive e per questo a volte possono comparire degli agiti,  sono pulsioni che diventano fatti e azioni concrete che l’Io non riesce a fermare.

 In quella zona intermedia dell’adolescenza,  l’unico appoggio che viene accettato e che può sostenere il ragazzo, sono gli amici e gli adulti del mondo esterno a quello familiare.

L’amico del cuore con cui si identifica in modo totale, diventa così il suo nuovo specchio, il posto e la persona nella quale può ritrovare la sua stessa angoscia, il suo stesso dramma e la stessa difficoltà di andare avanti.

 Il gruppo dei pari  e dei coetanei diventa la sua nuova pancia, il posto nel quale può vivere tutte le spinte inconsce e irrazionali e dove si sente protetto dall’influenza della famiglia che lo può riportare indietro.

La sessualità e l’aggressività sono  riversate completamente all’esterno, anche su adulti che ricordano le figure parentali come gli insegnanti, e per questo possono finalmente essere vissute senza timore e in tutta la loro intensità e irrazionalità.

Altri appoggi che diventano trampolini verso la crescita, sono le identificazioni proiettive con i personaggi dello spettacolo, attori, cantanti. Sono importanti perché  attraverso di loro  il ragazzo si sente desiderato, bello, cercato, forte  e vincente.  Attraverso la scelta di alcuni di loro si intravedono già le caratteristiche delle disposizioni della sua vera natura, del suo seme originale.

 L’amore verso l’altro sesso comincerà ad attivare il vero distacco e il vero cambiamento anche interno. La sua parte profonda, l’Anima nel ragazzo e l’Animus nella ragazza si sposteranno dal riferimento con il genitore di sesso opposto e si proietteranno all’esterno sulla persona amata.

 Nella fase adulta i due aspetti  biologico-sessuale e spirituale si integreranno nella conquista e nella realizzazione del Sé individuale . Finalmente la sua nuova pancia sarà in lui, in se stesso. In se stesso troverà il  suo centro e il suo nuovo riferimento.

 

I genitori.

 In questa fase è molto delicato il comportamento dei genitori. Loro costituiscono l’utero da cui deve uscire e quindi come tale, devono aprirsi e lasciarlo andare.

Devono fidarsi dell’azione della natura, sapendo che in fondo  tutto quello che è stato vissuto dal figlio fino ad allora non è andato perduto. Sarà la base che lo aiuterà a sentirsi capace nell’affrontare la tempesta, sarà il ricordo a cui si rivolgerà dentro di sé, saranno i genitori che recupererà e a cui tornerà alla fine, quando la tempesta sarà finita.

Lasciarlo andare significa fidarsi di lui e di questo lui ha assolutamente bisogno per fondarsi.

Lasciarlo andare ma non abbandonarlo. Significa che quando cercherà affetto e consolazione è importante dargliela perché è una boccata d’aria che gli serve per andare avanti, per sopravvivere. Significa controllarlo, ma in modo indiretto interessandosi degli amici, di quello che fa, delle persone che frequenta. Significa intervenire direttamente quando supera i limiti e compie degli agiti che sono contro la sua stessa vita o contro quella degli altri.  Significa aiutarlo con esperti esterni se non ce la fa e soffre troppo.

 La cosa più importante da evitare è di rimproverarlo perché si distacca, di viverlo come cattivo e negativo perché si oppone e si differenzia, di viverlo come nemico perché attacca.

Particolarmente è necessario evitare di riportarlo indietro, dentro la vecchia situazione; di farlo tornare come prima, obbediente, dipendente, passivo, omologato e conformato alle aspettative dei genitori. Riportarlo indietro, ricattandolo, aggredendolo, facendolo sentire negativo e cattivo, porta il  ragazzo a non reggere l’angoscia, il senso di colpa e la solitudine e per questo può rinunciare al conflitto e regredire alle fasi precedenti.

Ritornare nell’utero dopo che si è nati, determina un rischio di vita per il neonato e per la madre. Questo succede anche a livello psichico. Per il ragazzo che ha rinunciato ad un distacco, regredire significa rinunciare al proprio vero sé,  e vivere l’angoscia di morte, con il rischio di malattie o di suicidio inconscio ( anoressia, incidenti, droga).

 Il genitore deve sapere che con l’adolescenza del figlio si riattiva anche la sua. Rivivrà  le emozioni di quella fase e deve sapere che si possono scatenare in lui le stesse paure e instabilità. La sua incertezza, il suo disorientamento di fronte al figlio sono dovuti anche al richiamo inconscio del suo vissuto adolescenziale. Sentirà quindi di ripercorrere anche lui il passaggio e, se lo lascerà fare al figlio e lo sosterrà, lo vivrà anche lui in una forma nuova. Rinascerà anche lui a una fase più originale e più individuale e si sentirà arricchito e rinnovato.

 

La società.

 La società può far molto per aiutare i genitori a contenere  le angosce e le trasformazioni così intense  dell’adolescenza.

Nell’antichità esistevano i riti di iniziazione, erano rituali di passaggio dall’età infantile a quella adulta. Erano cerimonie dove l’adolescente faceva un percorso simbolico di isolamento, di rinuncia alla vita infantile e di nascita alla vita adulta con atti di coraggio e veniva assistito dalla collettività intera. L’angoscia veniva così riconosciuta e contenuta dentro un aspetto collettivo che aveva valenze archetipiche, traspersonali e che conferiva alla cerimonia un significato sacro.

Il rito infatti permette di proteggere  la vita personale dalle fantasie inconsce scatenate dai cambiamenti radicali e profondi (la nascita, il matrimonio, la morte)  e rappresenta gesti di guarigione; contiene  rappresentazione simboliche  che risanano le ferite della psiche e aiutano a compiere le grandi transizioni esistenziali.   E’ importante che venga riproposto anche per questo passaggio che è il più significativo perché è la nascita  a se-stessi.

E’ necessario individuare e riproporre una ritualità simbolica nuova ispirata  ai riti di iniziazione che sono ancora vivi nelle radici del nostro collettivo.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2009 - Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.


6-10 anni. Stadio della scolarizzazione

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 6-10 anni. Stadio della scolarizzazione. 

La scuola dell’obbligo.

 L’impatto con la scuola dell’obbligo segna l’inserimento e l’impegno nel sociale. Ora è obbligatorio il distacco dalla famiglia e il confronto con persone estranee.  Questa è sentita dal bambino come una separazione  più netta dalla famiglia e la fine di una fase costellata dal gioco e dalla spontaneità, la fase dell’infanzia. Prima c’era il piacere, il gioco e qualche norma, ora c’è il dovere, l’impegno, lo sforzo di imparare cose nuove, in un modo nuovo, con persone nuove. Ora è obbligato a confrontarsi con l’esterno e a far riferimento a questo per le sue difficoltà.

 Se non è avvenuta prima una separazione dall’unione totale con la madre, se il bambino è stato sempre protetto dalle prove esterne, se non ha frequentato regolarmente la scuola materna, si troverà male e soffrirà molto per questo inserimento che viene vissuto come strappo e violenza. L’angoscia per l’abbandono e la incapacità di adattarsi al nuovo ambiente sono espressi dal bambino con sintomi psicosomatici, vomito, mal di testa, malattie, oppure con comportamenti aggressivi o depressivi. Vivrà la scuola e gli insegnanti come estranei che pretendono cose e norme che lui non vuole e che rifiuta con la mente e con il corpo.

 La capacità di superare questa angoscia dipende da come i genitori la vivono dentro di sé. Se il distacco che stanno vivendo anche loro, è vissuto inconsciamente come negativo o come violento e in profondità non viene accettato, il bambino sentirà aggravare la sua angoscia e il timore di non farcela.

Se invece i genitori, anche se soffrono per il distacco, vivono l’inserimento come una tappa importante della sua vita e ne gioiscono profondamente, allora il bambino li sentirà i vicini anche a scuola, anche quando non ci sono, perché lì è il loro pensiero ma anche il loro cuore e sentirà che la propria angoscia è contenuta e trasformata.

 Sentire i genitori vicini nella dinamica della crescita,  orientati in avanti, sentire che si fidano di lui e tifano per lui e desiderano la sua autonomia, lo aiuta ad avere meno paura, ad affrontare le situazioni nuove e particolarmente ad avere fiducia in se stesso e in quello che fa.

 Nel nuovo ambiente farà l’esperienza del gruppo dei pari e si potrà quindi rispecchiare e confrontare con quelli che hanno la sua stessa età e le sue paure e le sue difficoltà. Rispecchiarsi gli permette anche di riflettere su di sé e sugli altri, imparando le differenze, vivendo le emozioni, condividendole con gli amici. Farà l’esperienza di far riferimento ad un adulto estraneo alla famiglia, ma che ha le funzioni parentali di comprendere, di spiegare, di sostenere ma anche di dare norme e compiti. Sono persone nuove che determinano nuovi modelli di identificazione.

  

Fase della latenza.

 Questo è lo stadio dell’impegno  dell’apprendimento. Ora deve imparare a dirigere l’attenzione verso un fine preciso e  gestire la sua istintività che lo distrae. Ora si attivano tutte le sue capacità cognitive, comincia ad apprendere e scopre che è capace, che ci sono dei risultati che attestano le sue capacità e che può mostrarli agli altri.

 Scoprire che i problemi, che all’inizio sembravano insormontabili, si possono affrontare piano piano, con pazienza fino ad arrivare alla conquista di un traguardo è quello che lo rende felice, ma gli insegna  anche come va la vita. Cioè che nessuna cosa vera e importante si attua di colpo, senza fatica e senza tensione, ma che è necessario un percorso paziente e laborioso e che solo questo dà la sicurezza e la stabilità del risultato. Impara che ogni problema non è mai tanto grave da non poter essere affrontato con calma, con il tempo e con l’impegno quotidiano. Impara che le sue capacità non sono immediate come i super-eroi, ma che hanno bisogno di essere nutrite ogni giorno e accettate e amate dagli altri e da lui stesso per primo.  La conoscenza infatti è anche un aspetto spirituale che aiuta a comprendere non solo i fatti, ma anche il senso delle cose, i perché, i come, i quando.

 Questo è lo stadio della latenza perché l’aspetto sessuale della fase fallica è andato in latenza,  si è nascosto, è andato sotto la soglia della coscienza, nell’inconscio. Latenza viene dal latino: latere = nascondersi. L’aspetto dell’interesse sessuale fallico è andato in profondità per far posto all’altro polo, quello spirituale, che ora domina e illumina questa fase della vita.   Il sentirsi capaci di capire infatti attiva anche il desiderio di capire il senso delle cose, l’origine delle cose, l’essenza, i valori; questi si stanno formando e costituiscono il naturale e più profondo interesse di questa età.

 È molto importante che i genitori si aprano a questi interessi e aiutino i bambini a coltivarli, cercando risposte insieme, percorrendo insieme la strada per approfondirli, imparando insieme a viverli e a sentirli con la parte più profonda di sé.

 

Crisi logico-morale.

 Come ogni stadio, anche in questo c’è la crisi che è logico morale. (Montecchi)  Il bambino ha  imparato nella sua famiglia quello che giusto e quello che è sbagliato, quello che si può e quello che non si può fare, quello che è bene e che è male; ha cioè un suo codice morale. Ora vive in un contesto nuovo con un codice morale nuovo e diverso dal suo. Si trova quindi a confrontarsi e a scoprire che quello che gli sembrava chiaro, sicuro, stabile, ora viene messo in discussione dagli amici e dalle nuove esperienze.

Si rompe quindi il vecchio ordine della fase precedente per far posto al nuovo; il vecchio ordine viene messo in discussione non perché non funzioni, ma perché si sta arricchendo di aspetti nuovi e si sta integrando e adattando ai vissuti e alle nuove esperienze.

  

I genitori.

 In questo stadio è prevalente il paterno. L’intervento del padre è fondamentale per aprire sempre di più il figlio al sociale. È il paterno che deve guidarlo all’aspetto culturale, insegnargli le cose, aiutarlo a capire, ma deve anche interessarsi e controllare il suo impegno scolastico.

È il padre che, quando appaiono gli interessi spirituali, di valore, dei perché delle cose, deve approfondirli insieme al figlio, diventando esso stesso un ricercatore insieme a lui, affiancato dalla moglie che apporta sentimento, intuizione ed emozione alla ricerca. E’ il padre che lo aiuta ad affrontare le relazioni esterne e che interviene con lui. E’ lui che gli spiega come funzionano le attività sociali, economiche, politiche, culturali e lo porta a conoscerle direttamente.

 In questo stadio continua la fase dell’identificazione sessuale che era iniziata con la fase edipica e che deve continuare con l’alleanza con il genitore del proprio sesso. Perché ci sia una vera apertura verso  l’altro sesso è molto importante solidificarsi, affermarsi bene nel proprio. In questa fase è importante che il padre  introduca il figlio in ambienti maschili, dove gli interessi del maschile, le tendenze, il modo di essere, di fare e di pensare, è collettivo.

Il collettivo è capace di intervenire in  modo intenso sulla personalità. Se poi al collettivo si aggiunge anche una ritualità, la forza di attrazione è ancora più potente. Basta pensare agli stadi di calcio o agli ambienti sportivi o militari.

La stessa cosa vale anche per la bambina da parte della madre. E’ lei che la deve introdurre in ambienti tipici del femminile, dove prevalgono i modi di essere e di pensare e di sentire di questo. Se poi sono caratterizzati da ritualità, i significati e le impressioni collettive si imprimono in modo indelebile.

 

 

 

 

 

Dr.ssa  Maria Grazia Vallorani 

© 2009 - Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.


3- 6 anni. Stadio della conoscenza del mondo

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3- 6 anni. Stadio della conoscenza del mondo

 L’inserimento nella scuola materna.

 Questo stadio è caratterizzato dall’entrata del bambino del mondo sociale, nella scuola materna che è una piccola società.  Prima il mondo esterno era visto, toccato, sperimentato, ma sempre con la madre o il padre vicini. Ora si trova a lasciare la sua casa per entrare in un mondo nuovo e, con persone che non fanno parte della sua famiglia e questa volta da solo, senza appoggio.

 È un momento fondamentale per lui  perché in questo modo sta concretamente uscendo dal nucleo dell’unità originaria e dalla dipendenza assoluta. Ora cammina sulle sue gambe, non si appoggia alle persone conosciute e per questo è obbligato ad aprirsi al mondo nuovo.

Troverà negli insegnanti dei sostituti materni e nei bambini altri che come lui si sentono  soli e sono preoccupati e spaventati. Questo gli permetterà di scoprire che non esistono solo i genitori che si prendono cura dei bambini, imparerà che le persone sono diverse e scoprirà che è molto importante e gratificante sperimentare una relazione affettiva con qualcuno che non fa parte della sua famiglia. Scoprirà che i rapporti si costruiscono giorno dopo giorno e che, quello che sembrava pericoloso e devastante poi si rivela positivo, amico e gratificante.  Ma perché questo avvenga deve avere dei genitori che lo aiutano e lo spingono a fare queste esperienze.

 All’inizio non capisce il perché di quell’allontanamento  di quella  rottura con il mondo precedente e lo vive come un tradimento, una punizione, un’abbandono vero e proprio. Sta ai genitori e a come lo vivono loro, fargli capire quanto è importante per la sua vita.

Se dentro di loro questa fase è naturale e la vivono senza timori o angosce, il bambino lo sentirà  e ne avrà meno paura. Ma se dentro di loro questa separazione è dolorosa e fonte di angoscia, lo sarà ancor più per il bambino.

Se poi non è stato ancora aiutato ad uscire dalla fase primordiale, se  è ancora in simbiosi con la madre, farà di tutto per rifiutare l’inserimento nella scuola. Dimostrerà angoscia, malattie frequenti apatia, isolamento, oppure l’opposto: comportamenti asociali, aggressività verso i compagni, rifiuto delle regole scolastiche.

 In questi casi è importante risolvere il problema antecedente a questa fase ed è meglio concentrarsi sulle cause piuttosto che trovare soluzioni di collusione, in cui cioè sono gli stessi genitori a decidere la non frequenza, oppure una frequenza parziale della scuola.

Infatti questa fase della separazione dalla famiglia precede le successive. Se non viene risolta, ogni volta che in futuro il bambino dovrà affrontare una separazione, l’angoscia ritornerà sempre più forte, particolarmente nell’adolescenza.

L’ansia della separazione ha sempre alla base il timore di perdere non tanto il genitore, quanto il suo amore per lui. Non vederlo più significa non avere con sé l’amore, la protezione, il nutrimento e questo è quello che scatena l’angoscia dell’abbandono, della solitudine e della morte.

 I genitori dovranno quindi rassicurarlo sulla solidità del loro amore per lui. Accettare di allontanarsi per lui significherà anche avere acquistato fiducia nell’amore e imparare che si può esser amati anche senza vedersi e che quando ci si rincontra è più bello ritrovarsi per scoprirsi con la  ricchezza delle nuove esperienze.

 

Fase fallica.

 In questa fase il bambino acquisisce il controllo sfinterico e impara a riconoscere i segnali del corpo riguardo i bisogni e impara a gestirli.  Fare la pipì significa però anche provare emozioni nel trattenere  e nell’evacuare. Le vie evacuative sono sovrapposte a quelle genitali. Quindi quando il bambino prova piacere nell’evacuare, sente stimolati i suoi genitali.  Comincia così ad essere interessato ai genitali che scopre diversi tra femmina e maschio. Attraverso i genitali quindi impara a riconoscersi come maschio o femmina.

 I genitali gli mandano delle sensazioni fisiche piacevoli e quindi sessuali. Per questo comincia a toccarsi per imparare a conoscersi. La masturbazione in questa età è per il bambino una fonte di piacere fisico ed affettivo, ma anche una fonte di conoscenza.

Masturbarsi per lui è come ciucciare per il bambino piccolo, solo che prima usava la bocca e ora usa i genitali. Come da piccolo faceva ricorso al ciucciare quando era triste, preoccupato, depresso o ansioso,  ora fa ricorso alla masturbazione per gli stessi motivi, solo che lo fa in una zona diversa da quella orale.

 

Crisi edipica.

 L’attenzione che prima era rivolta  ai genitali dopo i 4 anni  si sposta su un genitore.  L’avere individuato la differenza tra maschi e femmine determina una distinzione e una pulsione verso un nuovo oggetto di amore, cioè il genitore di sesso opposto al suo. La pulsione è determinata dall’attrazione della diversità e dal desiderio di possedere quella diversità. (Freud)

 Per il maschio inizia così un amore pieno di passione e di desiderio di possesso per la madre, (Freud) con cui inconsciamente vorrebbe fare coppia e che vorrebbe completamente per sé.  La madre diventa così il centro di tutto suo mondo, la persona più importante, la sua metà, la donna della sua vita. Come lei è tutto per lui così il bambino vuole e pretende di essere tutto per lei e centro del suo mondo.

Ma c’è il padre,  l’altro uomo, quello che fa coppia con lei, quello che prende la sua attenzione e il suo affetto. Nasce così un fortissimo sentimento di rivalità, una aggressività verso il rivale e un inconscio desiderio di levarlo di torno, di eliminarlo. (Freud)

 In rivalità con il padre per il possesso della madre farà di tutto, si metterà in mezzo tutte le volte che si abbracciano e si baciano, vorrà dormire in mezzo a loro nel letto grande e si aggiudicherà la priorità esclusiva a fianco della madre.

 La rabbia  verso il padre e il desiderio di eliminare la sua potenza e la sua presenza lo portano a temere che il padre possa accorgersi di questo desiderio nascosto e possa arrabbiarsi e reagire vendicandosi. (Freud)

Quindi sentendosi colpevole di rubare la moglie al padre e di desiderare la sua eliminazione, teme ora che a quella colpa corrisponde la punizione proprio in quella parte del corpo scoperta da poco e al centro del suo interesse  e del  suo piacere.  (Freud)  Questo determina  l’angoscia di castrazione. (Freud)  Tutto ciò avviene a livello inconscio e l’Io ne avverte la sensazione di piacere, disagio e di timore soltanto.

 La stessa cosa pensa anche la femmina che si sente attratta  verso il padre  che è  il  genitore del sesso opposto. (Freud) Si concentra su di lui come il bambino fa con la madre e fa di tutto per averlo per sé in modo esclusivo.  Il padre per lei è tutto, quello che dice lui vale più di ogni altra cosa; se la ama la rispetta e la considera, si sentirà felice e appagata. Se non la considera, è lontano o assente fisicamente o mentalmente, si sentirà respinta, abbandonata,  persa e senza riferimento per il suo sviluppo futuro.

 Perdere il genitore di sesso opposto in questa fase significa perdere l’aggancio con il mondo, perdere una centralità, perdere la possibilità di rapporti futuri carichi di fiducia e di amore. Un rapporto edipico negativo porta la persona a ristabilire inconsciamente nell’età adulta rapporti con partner negativi, riproponendo sempre la scena di un amore impossibile che crea sofferenza e solitudine.

 Il persistere nella rivalità da parte del bambino lo porta a controllare il padre e ad osservarlo per coglierne tutte le strategie e le capacità e batterlo sul suo campo. Impara così ad assimilare il maschile negli atteggiamenti, nei comportamenti, nelle sue manifestazioni per imitarli e conquistare così la madre.

In questo modo però comincia a identificarsi con il maschile, comincia a riconoscersi e a formarsi come maschio nel modo di essere, di pensare  e di fare. Comincia così a strutturarsi l’identità di genere, di un maschile sulle orme del padre e sulle orme dei padri prima di lui.

 Anche per la bambina avviene la stessa cosa, si orienterà a imitare la madre in tutto per la conquista del padre, per poi sedurlo e vincere la competizione con la madre. Userà i trucchi per il viso, si metterà i vestiti e le scarpe della madre e collane e anelli. Anche lei in questo modo, imitando il modo di fare, il modo di comportarsi e di atteggiarsi della madre, comincerà a identificarsi con lei e quindi con il femminile. Comincerà a sentirsi donna e con il tempo rimarrà l’identificazione e si dimenticherà che era iniziata per conquistare il padre e sottrarlo alla rivale.

 La crisi edipica quindi segna una tappa  fondamentale verso la relazione con il sesso opposto e quindi con il diverso da sé. Questo a livello profondo significa anche che si  sta attivando la capacità di instaurare una relazione con la parte sconosciuta, diversa dalla coscienza conosciuta e cioè una relazione tra l’Io e l’inconscio; questa relazione costituirà la base della futura personalità completa .                                                                                        

La crisi edipica determina così anche la formazione dell’identità sessuale. L’identità porta a riconoscersi, a fondarsi, a trovare il proprio posto nelle relazioni e nel sociale.

 Il complesso edipico è la fissazione in questa fase, è il bloccarsi a livello della crisi edipica. Si forma quando un bambino continua pensare e a vivere la madre come la sua donna e il suo riferimento principale anche in età avanzata.

Il complesso edipico blocca lo sviluppo e porta la persona anche nella fase adulta  a privilegiare la madre anche nei confronti della moglie, a non riuscire a fare a meno di lei e a vivere gli altri uomini come eterni rivali. Questo stato di eterno fanciullo, beato perché ha conquistato la madre, potente perché ha vinto il padre, appagato perché non si è separato da lei, porterà la persona a livello adulto ad avere problemi relazionali con l’altro sesso, problemi di identità sessuale, pensieri di onnipotenza alternati a impotenza e mancanza di senso della realtà perché non ha imparato a confrontarsi con essa.

 Il complesso edipico può essere determinato anche per la mancanza di conquista della madre. Una madre assente o anaffettiva, ambivalente e aggressiva può bloccare il bambino in questa fase per la mancanza di un rapporto di amore, di seduzione e di coppia. Lo stesso vale per la bambina.

  

I genitori.

 Nella crisi edipica il genitore ha un ruolo di partner agli occhi del proprio figlio. E’un rapporto di coppia che ha una valenza simbolica e che viene sognato e nello stesso tempo attivato nella realtà. Il bambino si lancia in un’opera di seduzione verso la madre e fa coppia fissa con lei.

La madre deve quindi mantenere la parte, il ruolo di partner affettiva  sapendo che è funzionale alla crescita. Accetta quindi la seduzione e il desiderio, l’importante però è che contenga gli aspetti erotici e che non  esaudisca  il desiderio del figlio di separarla dal padre, non deve fare in modo che lui riesca a vincere  il rivale e che arrivi a contare di più.

È naturale che il figlio lo desideri, ma questo desiderio non deve tradursi in realtà. La madre non deve cioè svalutare il marito, metterlo in secondo piano, dormire con il figlio sistematicamente, permettere che li separi ogni volta che desiderano stare vicini. Deve mantenere il suo rapporto di coppia stretto con il marito anche davanti al figlio, deve dimostrare con i fatti che, anche se capisce il suo bisogno, il suo uomo è quell’altro e lui è il suo figlio adorato. Si può giocare cioè ad avere ruoli di fidanzati, ma nella sostanza ognuno  deve riprendere il proprio ruolo.

 Così  l’edipo comincia a sbloccarsi. Non dipende quindi solo dal padre di rivendicare il proprio ruolo di paterno e di un uomo della madre, quanto dalla madre cioè dal genitore scelto, rivendicare il proprio uomo e il rapporto con il padre.

Il bambino si sentirà un po’ deluso e tradito, ma proprio questa vittoria del padre  lo farà apparire ai suoi occhi come il più forte, colui che è capace di possedere e farsi  scegliere. Comincerà quindi ad imitare il suo segreto, la sua tattica, la sua strategia e continuerà ad imitarlo in tutto.

La stessa cosa dovrebbe fare il padre verso la figlia e alla fine anche lei imiterà la madre come donna, capace di sedurre e di conquistare.

 Affinché il bambino imiti il genitore del proprio sesso è però importante che il genitore sia se stesso. Deve cioè mostrare i propri pensieri, il proprio modo di sentire, deve vivere quello che è. Deve essere.

Se invece il genitore è rivolto solo ad accudire il figlio, la casa e il lavoro e non dimostra aspetti personali e originali della sua identità, il bambino non avrà un modello di un uomo e donna completo da imitare e su cui identificarsi.

È importante quindi che in questa fase la madre sia più donna e più moglie possibile e il padre più uomo è più marito possibile e che esprimano chiaramente il piacere di esserlo. Vedere i genitori uniti porta a risolvere la crisi edipica.

 La divisione, i litigi, i conflitti in sua presenza, portano il bambino a permanere nella crisi e a vivere sentimenti di colpa rilevanti, perché nel litigio lui vede avverato e realizzato il suo desiderio di dividerli.

Se poi genitori si separano in questa fase oppure muore il genitore del proprio sesso, il rivale, il senso di colpa diventerà ancora più radicato per aver desiderato la sua  eliminazione.

 È importante che il genitore sappia quindi tutto ciò per poter aiutare bambino  a non sentirsi colpevole. In caso di separazione o di divorzio è fondamentale che nessuno dei due genitori demonizzi o aggredisca l’altro, perché blocca la spontaneità del processo e la fase dell’identificazione.   Andare contro l’altro significa andare contro l’identità del proprio figlio.

  

Il Super-Io e il paterno.

 Il Super-Io è la parte della personalità  che dà i giudizi, le norme di comportamento per l’Io, decide cosa è bene e cosa è male e di solito si forma in base alle norme ricevute dai genitori e dalla società.

 All’inizio il Super Io compare in forma arcaica ed è primitivo, vendicativo e assoluto e assomiglia alle modalità di comportamento della fase arcaica dell’umanità. (Neumann)

Nella sua mente ad ogni piccola mancanza corrisponde infatti un giudizio e una punizione terribile, esagerata. Fatti più rilevanti determinano una condanna. È per questo che i bambini piccoli quando vivono una colpa che si attribuiscono automaticamente quando non sono amati, o hanno il timore di aver causato la malattia del fratello con la loro gelosia, o la lite furibonda dei genitori per il loro complesso edipico, se hanno ancora un Super-Io arcaico, si condannano senza appello e in modo assoluto e vivono angosce di punizione terribili. Comincia così l’ansia per la malattia o l’angoscia di morte, o l’idea ossessiva di perdere le persone amate; tutte forme di punizione per la condanna assoluta che deriva dal Super-Io vendicativo e primordiale.

 Questa è la fase in cui si deve formare il Super-Io per farlo passare da una fase irrazionale, inconscia, totale a una fase adeguata alla coscienza, alla razionalità e alla realtà. Poiché queste sono funzioni tipiche del paterno, è il padre che può e deve attivarle.

 È questa la fase del paterno in cui cioè il bambino, spinto dalla madre verso il padre, entra nel paterno, nella sfera cioè della coscienza, del confronto con il reale e con il sociale. (Neumann)

 È fondamentale quindi l’apporto del padre che diventa l’elemento centrale per la crescita, sia per il maschio che per la femmina. Il padre infatti può far uscire meglio il bambino dall’unione simbiotica perché non ne faceva parte ed è l’elemento diverso, il terzo. Questo ruolo gli permette di poter veramente determinare il passaggio.

 È colui che, come maschile, è capace di penetrare nella diade unitaria e rompere l’assolutezza, è capace di dividere e quindi differenziare e così far venire fuori il nuovo soggetto, la nuova persona. (Neumann)

Solo la differenziazione può determinare la individuazione della personalità. Per essere se stessi in modo originale bisogna prima essere differenti, distinti dagli altri. La separazione determina la necessità di imparare a stare sulle proprie gambe, di camminare da soli, di fidarsi di sé e quindi di diventare autonomi.

 Questa penetrazione e differenziazione è possibile con l’intervento di un padre che fa il padre, che cioè prende le redini del figlio e lo orienta verso il mondo. Con la sua funzione di coscienza prima lo aiuta capire, a conoscere quello che succede fuori della famiglia, nel mondo; poi con la sua funzione razionale lo aiuterà a vedere gli aspetti pratici e logici delle cose e delle situazioni; poi con la sua funzione di guida darà i limiti all’istintività e le norme di comportamento nella casa e fuori.

 È molto importante in questa fase dare un confine all’istinto del bambino e che lo dia il padre in prima persona e in modo diretto. L’istintività del bambino se non viene contenuta tende ad aumentare fino ad imporsi sui genitori e sugli altri in modo irrefrenabile, con comportamenti asociali e aggressivi verso gli altri.

 La norma di comportamento: quello che si può e non si può fare, quello che si deve e non si deve fare, deve essere data e attuata dal padre il modo concreto e deciso. Il padre cioè deve intervenire concretamente  e guidare con decisione l’istinto del bambino. Deve porsi in modo autorevole, che non significa autoritario o violento, ma come quello di un comandante di una nave che guida e che ha la responsabilità del viaggio. Può capire, discutere, spiegare, ma alla fine è quello che decide e il suo equipaggio lo deve seguire.

Quello che conta nella guida è che padre sia convinto di quello che fa e che lo faccia con serenità, senza aggressività e con fermezza. È la tonalità emotiva e affettiva che metterà nella sua voce che convincerà più o meno il figlio.

 La madre dovrebbe lasciare che il padre intervenga, che rompa e scardini il vecchio ordinamento inconscio e porti il nuovo ordine conscio. L’intervento della madre in questa fase può essere di supporto a quello paterno e di riferimento a lui in caso di comportamenti disturbati del figlio.  E’ bene che i genitori discutano e si confrontino tra di loro in sede separata senza la presenza del bambino e insieme prendano decisioni comuni.

Le regole e i confini non devono essere neppure ossessive o imporsi su ogni particolare ( il modo di stare seduti, di parlare,ecc.); ci deve essere il massimo rispetto per la spontaneità, la naturalezza e l’originalità del bambino nel suo modo di muoversi, nel suo modo di pensare e di essere.  È importante mettere i limiti quando l’istintività rischia di danneggiare il bambino, quando mancano i freni.: quando pretende tutto quello che vuole, aggredisce gli altri, urla e si butta per terra per ricatto, rifiuta di diventare autonomo nel lavarsi e nel vestirsi. 

 Fare il padre  quindi significa fargli conoscere il mondo. guidarlo, fortificarlo, controllarlo, gestirlo.  Ma significa  anche sostenerlo, incoraggiarlo,  aiutarlo  a crescere, a diventare capace, sicuro, libero e  autonomo.  

 Alcuni padri non ce la fanno ad attivare questa funzione perché non hanno avuto un modello paterno, perché nessuno lo ha fatto con loro e hanno dovuto fare tutto da soli. Questi padri devono fidarsi del loro istinto paterno e della loro capacità e, proponendosi al figlio come guida, potranno sperimentare e riempire anche il loro vissuto infantile di questa esperienza paterna finalmente attivata.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani 

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