La relazione con il bambino.

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La relazione con il bambino.  Il materno e il paterno.

Spiega come si fa ad avere con il bambino una relazione autentica, vitale e che funziona. 

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  1. Che significa Educare.
  2. La relazione con il bambino. Il paterno e il materno.
  3. Le relazioni sbagliate. Simbiosi, narcisismo, egocentrismo.
  4. Le relazioni sbagliate. Onnipotenza, dipendenza.
  5. I modi di pensare del bambino. Egocentrismo, pensiero magico.
  6. I modi di pensare del bambino. Letteralismo, concretismo.
  7. La funzione materna nello sviluppo per la psicoanalisi di Neumann.
  8. La funzione paterna nello sviluppo per la psicoanalisi di Neumann.
  9. La funzione paterna (seconda parte).

 

1-Parte-Educare-La-relazione

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Stadio della gravidanza

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Stadio della gravidanza

 

 

Il bambino.

Lo sviluppo della mente del bambino segue in parallelo  quello del corpo. Il DNA si è formato in modo unico, originale e irripetibile e anche la sua mente ha già fin dall’inizio una struttura unica, originale e irripetibile che ha già in sé, in potenza, tutto quello che poi si attuerà con la crescita. Come il corpo è l’espressione di una “catena originaria” che si sta aprendo, così la mente sta  nascendo e aprendosi. 

Nell’utero la mente del feto è immersa nell’inconscio che è un mondo carico di ricchezza e di energia profonda e intensa, dove hanno origine tutte le energie, tutte le sensazioni, tutte le forze creative; dove c’è tutto ancora in modo indifferenziato.

Nel periodo della gravidanza le sensazioni della mente sono talmente legate al corpo da essere  un unica cosa. Tutto quello che succede al corpo passa anche alla psiche e ne diventa un elemento di base. Le sensazioni del corpo arrivano al bambino attraverso il corpo della madre. Ogni volta che lei ha una sensazione, secerne ormoni e determina stimolazioni neuro sensoriali che arrivano al corpo del bambino e alla sua mente; questo succede sia nelle sensazioni positive che negative della madre.

Il bambino ancora non capisce, ma sente attraverso il corpo il messaggio che gli arriva. Le sensazioni e le emozioni vissute così unite nel corpo e nella mente potranno in futuro ripresentarsi nella stessa forma, con i sintomi psicosomatici.

 Nella gravidanza il bambino vive un’emozione importantissima: l’essere toccato in ogni parte della sua pelle e del suo corpo. Sente a livello fisico il liquido amniotico che tocca  ogni cellula del suo corpo e della sua pelle che si sta formando e mentre si sta formando; questo gli dà una sensazione di abbraccio totale e continuo. È l’abbraccio più totale che si possa vivere. 

Contemporaneamente all’abbraccio  c’è la sensazione fisica del nutrimento e del calore, che si associano  tra di loro a livello fisico ed emotivo.  Per questo la madre viene vissuta come colei che accoglie, contiene,  nutre e riscalda. 

Come il corpo ha il suo contenitore che è l’utero, così la psiche del bambino che sente e che è già in relazione, ha bisogno di un contenitore, un nido, un posto, un luogo sicuro. Il posto di cui ha bisogno è nella mente dei due genitori e della coppia, nel loro cuore.

 Pensare il bambino significa fare un posto nella propria mente, un posto svuotato dai bisogni dei genitori, dai loro desideri, aspettative personali, dalle loro ambizioni. Un posto non riempito da quello che ci si aspetta dal proprio bambino. Insomma un luogo non dei genitori, ma di qualcuno che ancora non si conosce.

Deve quindi essere  un posto liberato, ripulito da se stessi e riempito solo di qualcosa che ancora non si conosce, di qualcosa di veramente nuovo, unico e irripetibile. In un posto  così il bambino si sentirà pensato, con-tenuto, rispettato e amato veramente e ciò gli permetterà di formarsi come è, e di diventare quello che è, con la sua novità assoluta, con  la sua storia e il suo senso.

Questo spazio oltre che libero, deve essere anche protetto dagli aspetti interni ed esterni; da quelli interni dei genitori, legati alla razionalità e ai propri bisogni insoddisfatti e da quelli esterni, di persone esterne o fatti che possono negare, aggredire, occupare lo spazio di cui lui ha assolutamente bisogno per esistere.

 

La madre.

 Nel periodo della gravidanza avvengono rilevanti cambiamenti non solo nel corpo, ma anche nella psiche della madre. Come il corpo ha bisogno di un periodo abbastanza lungo: nove mesi, per maturare il nuovo soggetto, così anche la mente ha bisogno di un lungo periodo per assuefarsi alla nuova venuta e al nuovo rapporto così intimo e profondo. In questo periodo sono assolutamente naturali e fisiologici alcuni stati d’animo.

Nei primi tre mesi il corpo vive come estraneo il nuovo soggetto fisico in quanto non è riconosciuto come proprio, in quanto è biologicamente diverso dal corpo della madre, e per questo, attiva le difese immunitarie che impiegano tre mesi per adattarsi al nuovo corpo.  Così la mente all’inizio sente il nuovo venuto come qualcosa di diverso ed è naturale che ci sia incertezza, timore, sentimento di inadeguatezza, che  poi  con l’esperienza diminuiscono.

 Si manifesta poi uno stato di depressione naturale che corrisponde in modo letterale alla parola latina: de-primo = premo giù, mi immergo, affondo, scendo-giù. Si tratta di una forma di discesa nell’inconscio e di regressione alla fase del feto, a quando  la madre era un feto in pancia della propria madre,  è una regressione alla propria preistoria, ed è proprio lì che attinge la competenza per essere lei stessa madre.

Si confronta con l’esperienza materna personale. Ma si confronta anche con il materno universale, con la Grande Madre che procrea e nutre e può vivere un’esperienza di totalità mista a indifferenziazione, simile a un tuffo nel mare e a un’abbandono nel suo profondo. L’immersione nel mare, il lasciarsi andare lasciandosi cullare dalle sue profondità, prepara ad una successiva emersione dalle acque, che è già una nascita psicologica nuova. Il riemergere dalle acque rappresenta anche la nascita di una donna  adulta, nuova. Infatti la madre che vive una gravidanza sta nascendo anche lei in un modo nuovo, sta rinascendo come donna e come moglie.

Le angosce e timori di generare un bambino malformato o ritardato e il timore di non essere capaci di nutrire, sono caratteristiche delle ultime fasi del vissuto della gravidanza. Queste fantasie, come quelle positive, sono fisiologiche, sono normali e sono indispensabili per creare uno spazio mentale per il bambino. Formano il “bambino interno” che deve essere confrontato con il bambino reale, per lasciare spazio a quest’ultimo.

 Alla fine la nascita del bambino segnerà anche la nascita della madre in quanto madre, nasceranno in due e insieme.  Per la madre è la conclusione di un processo di cambiamento interno ed emotivo profondo che l’ha maturata e l’ha realizzata.

 

Il padre.

Anche per il padre la nascita del figlio è una nascita a un paterno. E’ anche questa la conclusione di un confronto con il proprio vissuto paterno e la conclusione di un vissuto infantile dipendente dal materno. Il padre nel periodo della gravidanza ha una funzione importantissima di protezione nei confronti della moglie e del figlio.

È l’utero psichico dell’utero della madre e del bambino. Colui che li circonda, che li protegge dagli elementi esterni nocivi che possono attaccare fisicamente e psicologicamente le due vite. Colui che li assiste, che permette  che si nutrano, che evita i pericoli, che si prende cura di loro.

 In particolare è fondamentale la vicinanza fisica ed emotiva del padre nei confronti della moglie per sostenerla, incoraggiarla ed aiutarla a fronteggiare i timori delle angosce e un evento così intenso.  La  mancanza di un tale sostegno comporta un  aumento rilevante delle angosce di solitudine ed abbandono  che sono vissute anche dal figlio. 

 

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani 

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