Educare all’immaginazione

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Educare all’immaginazione

 

 

L’immaginazione non è un aspetto illusorio, fantastico e, privo di realtà come alcuni pensano. L’immaginazione è la capacità di rappresentarsi mentalmente qualcosa che è stato sperimentato: un elemento concreto, un pensiero, un’emozione, una sensazione, un’intuizione.

Nell’immagine mentale che si forma non c’è solo la rappresentazione di quello a cui ci si riferisce, ma c’è anche una parte emotiva,  inconscia. Nell’immagine è quindi presente una parte conscia e  una inconscia che si integrano in un tutto unico.  L’immagine è il contenitore dei due elementi e nel stesso tempo il luogo del loro incontro.  Il bambino che disegna genitori si rifà alla sua immagine interna;  questa riproduce: come li ha percepiti a livello ideativo, come li vive a livello emotivo, la presenza di paure, angosce, piacere nella relazione, e anche aspetti inconsci che ha colto nel loro modo di essere e che sono del tutto sconosciuti al suo Io e a quello dei genitori stessi.

L’immaginazione permette di attivare la capacità simbolica, la capacità del ” come se ” che stabilisce un ponte tra la realtà concreta e l’inconscio e che ha una fondamentale funzione trasformativa.

L’immaginazione è  la possibilità di accogliere in un contesto cosciente le stimolazioni dell’inconscio, le spinte irrazionali. L’immagine diventa così un contenitore  di qualcosa di più profondo che vuole apparire.  “Imago” significa anche visione, apparizione. Nell’immagine prende voce quello che non ha voce, forma  quello che non ha forma, spazio quello che non dà spazio, ritmo ciò che non ha tempo, materia ciò che non ha materia, corpo  ciò che è solo spirito.

 Anche gli archetipi che sono tendenze collettive,  innate e  inconoscibili, si manifestano sotto forma di immagini e, in modo specifico, attraverso una rappresentazione simbolica: la fata è il materno buono, la strega è il materno cattivo e distruttivo, l’orco è il paterno cattivo, il bambino è l’elemento nuovo, il vecchio la saggezza, e cosi via.

Il simbolo infatti  “incarna l’immagine di un contenuto trascendente il conscio” .  E’ qualcosa di misterioso, di impossibile da definire e da comprendere perché  è una realtà unitaria di conscio e inconscio e ha la funzione di determinare una trasformazione profonda. 

Le fiabe, i miti e le religioni sono infatti ricchi di simboli perché  hanno la facoltà di  attivare un cambiamento radicale della storia personale e collettiva  e perché rimandano  a un senso più ampio, universale e inconscio che non si può completamente spiegare.

Anche l’uomo produce simboli inconsciamente e spontaneamente sotto forma di sogni. I sogni sono caratterizzati da immagini simboliche che corrispondono alle parole del linguaggio dell’inconscio. I sogni sono le lettere che il  Sè, il seme originario,  ci invia ogni notte in per farci capire  con il suo linguaggio simbolico, chi siamo veramente, dove stiamo sbagliando, cosa ci serve in quel momento, qual è il progetto e la missione che abbiamo dentro e come realizzarla.

Nella nostra società l’immagine è usata in modo prevalente perché le imprese pubblicitarie e produttori di beni di consumo sanno bene quanto è efficace nell’entrare in modo immediato e diretto  anche nell’inconscio. Sanno che ha più potere del linguaggio scritto o verbale e la usano quindi per condizionare i comportamenti all’acquisto di alcuni prodotti o nell’impostare dei modi di essere collettivi e uniformi che si possono facilmente manipolare.

Tutti i soggetti con un Io debole e i bambini che non hanno ancora un Io formato e autonomo, sono quelli che assorbono di più questi messaggi. I bambini in particolare assorbono i comportamenti e modi di fare di personaggi dei cartoni animati con cui si identificano.

L’attenzione maggiore per l’immagine che i bambini e i giovani dimostrano, non dipende solo dalla loro predisposizione naturale ai contenuti inconsci, ma è dovuta anche al bisogno di elementi irrazionali, emotivi e simbolici che mancano nella nostra società.

La nostra società non ha più alcun riferimento con i simboli, che hanno l’importante funzione di collegarci con l’inconscio personale, collettivo e con lo spirito. Ha sostituito i simboli in cui si ritrovavano e si riconoscevano più persone, con i beni di consumo, la visibilità, il consenso e il successo sociale, il potere e il controllo.

Le persone hanno quindi perso il loro riferimento interno e i giovani è come se ricercassero nelle immagini una compensazione nei confronti di un mondo troppo invaso dal concreto, dal razionale, di un mondo che rifiuta e ha il terrore dei problemi, del dolore e della morte perché non è più capace di trovarne il senso e il significato.  

 Educare all’immaginazione i propri figli significa quindi dargli la capacità di richiamare da dentro di sé  le immagini interiori e poterle riproporre con il disegno, la pittura, scultura, poesia, racconto, diario, danza, musica, ritmo, canto, suono.

Significa insegnargli a vivere una dimensione inconscia e simbolica  che, non solo gli permette di difendersi meglio dalle immagini prefabbricate ed artefatte che vengono dall’esterno, ma gli permette anche di riconoscersi e di trovare la propria strada.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani 

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge

 


Educare all’intuizione e alla creatività.

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Educare all’intuizione e alla creatività.

 

L’intuizione.

L’intuizione è la funzione attraverso la quale si percepiscono le possibilità, cioè in quanti modi diversi si può fare una cosa. È anche il presentimento cioè la capacità di intuire anticipatamente quello che non è ancora visibile,  le potenzialità future di una situazione.

 La sensazione percepisce la realtà attraverso i sensi fisici, l’intuizione percepisce attraverso l’inconscio. L’intuizione è a diretto contatto con l’inconscio e riceve dall’inconscio lampi di genio, suggerimenti, spunti artistici.

 La parola intuizione viene dal latino intueor = guardare dentro e da intuitio = immagine riflessa dello specchio. L’intuizione è infatti un immagine che viene dall’inconscio e che si riflette sulla coscienza come in uno specchio.

Poiché viene dall’inconscio dove non c’è il tempo e lo spazio, riesce a cogliere aspetti  e germi del futuro, riesce ad avvertire modalità completamente nuove di approccio ad un problema, riesce a cogliere e a fiutare soluzioni originali.

 È la capacità creativa dell’artista che è in contatto con i germi del futuro e con germi universali che sanno parlare ad ogni uomo, perché sono immagini che corrispondono a livelli inconsci collettivi molto profondi.

 Educare all’intuizione  significa quindi favorire nel bambino la capacità di cogliere le possibilità: cioè in quanti modi possibili si può usare un oggetto, quante diverse possibilità ci sono di raccontare un evento, in quanti modi diversi si può esprimere un  sentimento.

E’ anche un abituarsi a non irrigidirsi mentalmente, a non fossilizzarsi, a non diventare  unilaterali. Imparare che le cose hanno più sfaccettature e si possono guardare in più modi e da più angolature e che ci sono tante diverse possibilità di affrontare problemi, servirà quando saranno adulti a non trovarsi bloccati in situazioni difficili e a trovare sempre una scappatoia.

 Educare all’intuizione significa anche  insegnare a fidarsi di sé, del proprio inconscio, della propria natura, del proprio seme profondo, del proprio Sè.  Essere aperti a quello che può venire dalla parte più ricca e più preziosa di noi, dove ci sono i tesori più importanti e il centro della nostra vita, significa essere centrati sulle cose che contano, essere se stessi, essere più completi. Questo permette di riconoscere i segnali, i simboli, i lampi, le premonizioni, i sentori strani che indicano la strada, che danno la soluzione, che scoprono aspetti profondi e sconosciuti.

 È uno degli insegnamenti più preziosi che un genitore può dare figli, perché è quello che gli permette di imparare a trovare soluzioni, a mettersi in contatto con i germi del futuro, a creare qualcosa di nuovo che non è mai esistito.

 

Educare all’intuizione significa anche educare alla creatività.

La creatività non è pensare a qualcosa di diverso, di nuovo rispetto a quello che è già stato fatto. Non è una invenzione razionale o un messaggio sociale e politico  espresso attraverso un’immagine.

La vera creatività è l’aprirsi e il mettersi in contatto con qualcosa di sconosciuto a se stessi e agli altri, qualcosa di sconosciuto dal passato e dal presente, qualcosa che non è posseduto da nessuno.

È il lasciarsi attraversare da qualcosa di autonomo, vitale, immediato, fulminante e imperioso che si impone e che deve assolutamente essere espresso. Immagine, idea, collegamento, sentimento che sia, è  una manifestazione dell’inconscio che ha deciso di rivelarsi a quella persona e in quel momento. È un messaggio universale che l’artista può e deve passare al mondo.

 Quando l’artista ha un lampo di genio, una rappresentazione fulminante è come posseduto da un’energia autonoma e potente che lo obbliga a produrre subito l’opera, cioè ad incarnare il messaggio inconscio che ha ricevuto. È un centro vitale che prende e che emana un energia archetipica collettiva ed è caratterizzato da una intensa tonalità affettiva. Infatti l’artista non conosce a livello razionale quello che sta facendo, è preso dalla tonalità affettiva in modo totale. Solo alla fine può cogliere il senso dell’opera.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani 

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge