6-10 anni. Stadio della scolarizzazione

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 6-10 anni. Stadio della scolarizzazione. 

La scuola dell’obbligo.

 L’impatto con la scuola dell’obbligo segna l’inserimento e l’impegno nel sociale. Ora è obbligatorio il distacco dalla famiglia e il confronto con persone estranee.  Questa è sentita dal bambino come una separazione  più netta dalla famiglia e la fine di una fase costellata dal gioco e dalla spontaneità, la fase dell’infanzia. Prima c’era il piacere, il gioco e qualche norma, ora c’è il dovere, l’impegno, lo sforzo di imparare cose nuove, in un modo nuovo, con persone nuove. Ora è obbligato a confrontarsi con l’esterno e a far riferimento a questo per le sue difficoltà.

 Se non è avvenuta prima una separazione dall’unione totale con la madre, se il bambino è stato sempre protetto dalle prove esterne, se non ha frequentato regolarmente la scuola materna, si troverà male e soffrirà molto per questo inserimento che viene vissuto come strappo e violenza. L’angoscia per l’abbandono e la incapacità di adattarsi al nuovo ambiente sono espressi dal bambino con sintomi psicosomatici, vomito, mal di testa, malattie, oppure con comportamenti aggressivi o depressivi. Vivrà la scuola e gli insegnanti come estranei che pretendono cose e norme che lui non vuole e che rifiuta con la mente e con il corpo.

 La capacità di superare questa angoscia dipende da come i genitori la vivono dentro di sé. Se il distacco che stanno vivendo anche loro, è vissuto inconsciamente come negativo o come violento e in profondità non viene accettato, il bambino sentirà aggravare la sua angoscia e il timore di non farcela.

Se invece i genitori, anche se soffrono per il distacco, vivono l’inserimento come una tappa importante della sua vita e ne gioiscono profondamente, allora il bambino li sentirà i vicini anche a scuola, anche quando non ci sono, perché lì è il loro pensiero ma anche il loro cuore e sentirà che la propria angoscia è contenuta e trasformata.

 Sentire i genitori vicini nella dinamica della crescita,  orientati in avanti, sentire che si fidano di lui e tifano per lui e desiderano la sua autonomia, lo aiuta ad avere meno paura, ad affrontare le situazioni nuove e particolarmente ad avere fiducia in se stesso e in quello che fa.

 Nel nuovo ambiente farà l’esperienza del gruppo dei pari e si potrà quindi rispecchiare e confrontare con quelli che hanno la sua stessa età e le sue paure e le sue difficoltà. Rispecchiarsi gli permette anche di riflettere su di sé e sugli altri, imparando le differenze, vivendo le emozioni, condividendole con gli amici. Farà l’esperienza di far riferimento ad un adulto estraneo alla famiglia, ma che ha le funzioni parentali di comprendere, di spiegare, di sostenere ma anche di dare norme e compiti. Sono persone nuove che determinano nuovi modelli di identificazione.

  

Fase della latenza.

 Questo è lo stadio dell’impegno  dell’apprendimento. Ora deve imparare a dirigere l’attenzione verso un fine preciso e  gestire la sua istintività che lo distrae. Ora si attivano tutte le sue capacità cognitive, comincia ad apprendere e scopre che è capace, che ci sono dei risultati che attestano le sue capacità e che può mostrarli agli altri.

 Scoprire che i problemi, che all’inizio sembravano insormontabili, si possono affrontare piano piano, con pazienza fino ad arrivare alla conquista di un traguardo è quello che lo rende felice, ma gli insegna  anche come va la vita. Cioè che nessuna cosa vera e importante si attua di colpo, senza fatica e senza tensione, ma che è necessario un percorso paziente e laborioso e che solo questo dà la sicurezza e la stabilità del risultato. Impara che ogni problema non è mai tanto grave da non poter essere affrontato con calma, con il tempo e con l’impegno quotidiano. Impara che le sue capacità non sono immediate come i super-eroi, ma che hanno bisogno di essere nutrite ogni giorno e accettate e amate dagli altri e da lui stesso per primo.  La conoscenza infatti è anche un aspetto spirituale che aiuta a comprendere non solo i fatti, ma anche il senso delle cose, i perché, i come, i quando.

 Questo è lo stadio della latenza perché l’aspetto sessuale della fase fallica è andato in latenza,  si è nascosto, è andato sotto la soglia della coscienza, nell’inconscio. Latenza viene dal latino: latere = nascondersi. L’aspetto dell’interesse sessuale fallico è andato in profondità per far posto all’altro polo, quello spirituale, che ora domina e illumina questa fase della vita.   Il sentirsi capaci di capire infatti attiva anche il desiderio di capire il senso delle cose, l’origine delle cose, l’essenza, i valori; questi si stanno formando e costituiscono il naturale e più profondo interesse di questa età.

 È molto importante che i genitori si aprano a questi interessi e aiutino i bambini a coltivarli, cercando risposte insieme, percorrendo insieme la strada per approfondirli, imparando insieme a viverli e a sentirli con la parte più profonda di sé.

 

Crisi logico-morale.

 Come ogni stadio, anche in questo c’è la crisi che è logico morale. (Montecchi)  Il bambino ha  imparato nella sua famiglia quello che giusto e quello che è sbagliato, quello che si può e quello che non si può fare, quello che è bene e che è male; ha cioè un suo codice morale. Ora vive in un contesto nuovo con un codice morale nuovo e diverso dal suo. Si trova quindi a confrontarsi e a scoprire che quello che gli sembrava chiaro, sicuro, stabile, ora viene messo in discussione dagli amici e dalle nuove esperienze.

Si rompe quindi il vecchio ordine della fase precedente per far posto al nuovo; il vecchio ordine viene messo in discussione non perché non funzioni, ma perché si sta arricchendo di aspetti nuovi e si sta integrando e adattando ai vissuti e alle nuove esperienze.

  

I genitori.

 In questo stadio è prevalente il paterno. L’intervento del padre è fondamentale per aprire sempre di più il figlio al sociale. È il paterno che deve guidarlo all’aspetto culturale, insegnargli le cose, aiutarlo a capire, ma deve anche interessarsi e controllare il suo impegno scolastico.

È il padre che, quando appaiono gli interessi spirituali, di valore, dei perché delle cose, deve approfondirli insieme al figlio, diventando esso stesso un ricercatore insieme a lui, affiancato dalla moglie che apporta sentimento, intuizione ed emozione alla ricerca. E’ il padre che lo aiuta ad affrontare le relazioni esterne e che interviene con lui. E’ lui che gli spiega come funzionano le attività sociali, economiche, politiche, culturali e lo porta a conoscerle direttamente.

 In questo stadio continua la fase dell’identificazione sessuale che era iniziata con la fase edipica e che deve continuare con l’alleanza con il genitore del proprio sesso. Perché ci sia una vera apertura verso  l’altro sesso è molto importante solidificarsi, affermarsi bene nel proprio. In questa fase è importante che il padre  introduca il figlio in ambienti maschili, dove gli interessi del maschile, le tendenze, il modo di essere, di fare e di pensare, è collettivo.

Il collettivo è capace di intervenire in  modo intenso sulla personalità. Se poi al collettivo si aggiunge anche una ritualità, la forza di attrazione è ancora più potente. Basta pensare agli stadi di calcio o agli ambienti sportivi o militari.

La stessa cosa vale anche per la bambina da parte della madre. E’ lei che la deve introdurre in ambienti tipici del femminile, dove prevalgono i modi di essere e di pensare e di sentire di questo. Se poi sono caratterizzati da ritualità, i significati e le impressioni collettive si imprimono in modo indelebile.

 

 

 

 

 

Dr.ssa  Maria Grazia Vallorani 

© 2009 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel 2009, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.


Educare al pensiero

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Educare al pensiero

 

Educare al pensiero significa insegnare a mettere ordine nelle situazioni della realtà e nelle idee, avere idee precise e chiare e  attenersi ai fatti servendosi della razionalità.

Pensiero viene dal latino pensare = pesare con cura, ponderare, giudicare, valutare con attenzione. Il pensiero  non è solo la conoscenza di qualcosa, ma implica anche  il giudizio  e il suo inserimento in uno schema mentale organizzato, che diventa un modello di interpretazione della realtà.

 Nell’età evolutiva le conoscenze si formano in modo graduale:  prima sono esperienze concrete, poi diventano semi-concrete come le immagini figurate, poi diventano immagini mentali e solo alla fine idee astratte. Per capire che cosa è un tavolo un bambino piccolo lo deve toccare, vedere; in una fase successiva lo può comprendere tramite una figura disegnata;  poi sarà capace di rappresentarsi l’immagine mentale del tavolo e solo alla fine alla parola tavolo corrisponde l’idea e il concetto senza più bisogno di immagini.

Queste conoscenze in ogni fase vengono a loro volta ordinate tra di loro e costituiscono un insieme organico. Per mettere in ordine le idee, il bambino si serve di una capacità operativa, cioè della capacità di fare delle operazioni mentali con i contenuti che ha appreso. 

 Comincerà a confrontare due cose per capire se sono  diverse o uguali. Con l’aiuto dei genitori può confrontare gli oggetti di una stanza e vedere se sono diversi o uguali nella forma, nel colore, nella grandezza, altezza, lunghezza, quantità, qualità della materia, tipo di suono ecc.

 Poi passerà ad associare, cioè a mettere insieme i contenuti che si assomigliano. Riferito agli oggetti di una stanza o alla natura, significa mettere insieme le cose uguali in un gruppo in riferimento al colore o alla forma o alla grandezza,  all’altezza, alla quantità, al materiale: da una parte le cose gialle e da un’altra le rosse, oppure da una parte gli oggetti con la forma rotonda e da un’altra quelli con la forma quadrata ecc. Impara così anche a classificarli.

 Poi  può iniziare a seriare, a mettere cioè le cose in fila dal maggiore al minore e viceversa e questo sempre riguardo la grandezza: dal più grande al più piccolo, all’altezza: dal più alto al più basso, alla quantità, alla pesantezza, alla resistenza del materiale ecc.

Queste operazioni si possono fare prima con gli oggetti concreti, poi con immagini figurate che riproducono  quell’oggetto, poi  con le parole.

Poi inizia la fase della rappresentatività, cioè della capacità di riprodurre l’oggetto  in una immagine figurata  in relazione ad altre immagini,  secondo un ordine logico relativo alla distanza, alla profondità, alla grandezza. Poi l’oggetto può essere rappresentato con un’immagine mentale e messo in  relazione con altre immagini mentali secondo collegamenti logici.

Alla fine può compiere l’operazione della reversibilità che  è la capacità, una volta che è stato fatta una azione che ha determinato una modificazione di una materia, di saper ritornare indietro al punto di partenza e cogliere la conservazione  della materia o della quantità. 

Poi dovrà trovare il modo di dare il giusto posto alle nuove idee. Ogni persona ha una sua strategia; è importante in questa fase aiutare bambino a trovare la sua e a rispettarla. Per esempio il concetto di tavolo può essere messo tra le cose che rappresentano la cucina, o nell’insieme degli oggetti di legno, o tra le cose che hanno quattro gambe.

Questa capacità di collegare i concetti e quindi di operare, permette di  assimilare, cioè di ricordare il posto mentale dove è stato collocato il nuovo dato e quindi di poterlo ritrovare con facilità.

Tutto questo lavoro di collegamento alla fine formerà una struttura operativa mentale, cioè una organizzazione di idee,  dotata di schemi e di metodi di elaborazione e ordinata in modo chiaro e sistematico. La persona che l’ha raggiunta sarà quindi capace di organizzare e di dare ordine anche agli elementi nuovi od esterni della realtà.

 Quindi far capire una cosa un bambino non significa spiegare una cosa e aspettare che la sappia ripetere. Far capire  significa attivare il meccanismo delle operazioni mentali con i suoi passaggi; passaggi e stadi mentali che sono quelli già iscritti naturalmente nella psiche (vd. Piaget). Usando queste modalità alla fine il bambino non avrà imparato solo una parola o un concetto, ma avrà acquisito un metodo, un modo di  comprendere.

Educare al pensiero significa aiutare il bambino ad acquisire un modo di pensare autonomo, libero e responsabile.

Ogni pensiero si attiva sempre in presenza di un’emozione; senza emozione il pensiero è sterile e vuoto. Un pensiero senza emozione è un corpo senz’anima.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge

 


L’apprendimento

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 L’apprendimento

Apprendere viene dal latino : ad- prehendere che significa prendere presso di sé, far proprio, includere. L’apprendimento è quindi una modalità attraverso cui un dato esterno alla coscienza, viene raccolto, preso dentro e fatto proprio.

L’apprendimento avviene in quattro fasi:

  • la percezione
  • l’elaborazione
  • l’assimilazione
  • l’ espressione

 

La percezione.

 Viene dal latino “percipere”  che significa cogliere, impossessarsi  e che a sua volta viene da: per – capere  = prendere attraverso.   La percezione è un prendere coscienza di un oggetto attraverso i sensi.

Gli organi sensoriali permettono di entrare in relazione con l’oggetto e di percepire, cogliere e portare dentro di sé aspetti e caratteristiche specifiche che lo contraddistinguono.

La vista permette di coglierne il colore, la forma, la grandezza, la profondità e il contesto in cui si trova. L’udito permette di cogliere il suono, il ritmo, le vibrazioni. l’olfatto percepisce gli odori e i profumi. Il tatto permette di sentire la consistenza e la struttura della materia di cui è fatto con le sue caratteristiche di liscio, ruvido, secco, umido, molle, caldo, freddo, tagliente. Il gusto permette di avvertire il dolce, il salato, l’amaro, l’acre, il piccante.  È importante considerare che la conoscenza parte sempre dal corpo. Il corpo è la porta, lo strumento indispensabile che può attivare un’esperienza totale completa.  Se l’esperienza parte dal corpo si attivano  i recettori neurologici  preposti e correlati tra di loro e le funzioni ideative entrano in stretta correlazione anche con quelle emotive in una unità naturale, indispensabile per la conoscenza vera di quell’esperienza.

 Una volta che un dato oggetto è stato percepito, sarà presente alla coscienza in modo specifico, ma non è stato ancora compreso, è stato solo colto. Per comprenderlo  è necessario pesarlo, valutarlo, confrontarlo e farlo entrare nel contesto delle idee già  acquisite.

Secondo Piaget l’apprendimento è un adattamento all’ambiente sociale e fisico ed è caratterizzato da due processi: l’assimilazione e l’accomodamento. C’è all’inizio una condizione di equilibrio dove il sistema delle idee è organizzato e adattato.  Assimilazione. Quando arriva un nuovo dato (percezione o azione) affinché questo rientri nel vecchio ordine e trovi il suo opposto, è necessario che il sistema si spezzi, si apra per farlo entrare. Il sistema va quindi in crisi ( da crino-crinis = rompere) e si forma un disequilibrio = perdita dell’equilibrio iniziale. Con la rottura il nuovo dato può entrare nella parte che si apre e viene quindi incorporato e quindi assimilato. 

L’accomodamento. Una volta inserito il sistema si adatta e si accomoda al nuovo dato e si riordina in un nuovo equilibrio. E avvenuto un ulteriore adattamento cognitivo all’ambiente e quindi uno sviluppo. (Vedi Tabella. Clicca sopra a : Tabella 1 ) 

 

 

L’elaborazione.

Comprensione viene dal latino cum – prehendo e significa prendo insieme, in unione con. Per comprendere una cosa non basta sapere come è fatta, ma è necessario che sia messa insieme alle altre, che sia in relazione con loro. E’ necessario quindi che il nuovo dato, che nella fase della percezione si trova da solo di fronte alle idee già presenti nella mente, trovi ora il suo posto vicino a loro e in mezzo a loro.

Per trovare il posto, la mente in modo naturale fa delle operazioni mentali, si mette a lavorare e comincia ad elaborare. Elaborazione viene dal latino: “elaborare” = applicarsi, affaticarsi con cura, ingegnarsi, sforzarsi e anche acquistare con fatica, ricercare. Significa che ora comincia un lavoro importante di collegamento logico con tutti i dati già conosciuti.  

 

 Le operazioni mentali.  

Le operazioni mentali  sono le operazioni di collegamento logico tra il nuovo dato e i dati vecchi già conosciuti.

Confronto.  

La prima operazione che avviene è quella del confronto. È più immediato cogliere infatti la differenza che la similitudine. Il dato viene confrontato con gli altri per valutare se  è diverso da quello che si conosce e in che cosa è diverso.  Per capire un oggetto, per esempio una rosa blu, si coglie all’inizio che è diverso dai fiori già conosciuti.

 

 Associazione.  

Si passa quindi all’associazione. Consiste nel ricercare tutti gli oggetti che assomigliano alle caratteristiche di quell’oggetto nuovo: esempio:

  • per  il colore  della rosa  rossa – tutti gli oggetti di colore  rosso,
  • per la forma – figure concentriche,
  • per il peso dei petali – oggetti soffici e leggeri,
  • per la materia – gli elementi della natura o vegetali,
  • per il significato – oggetti romantici o estetici o artistici.

 

Classificazione.

Questa è un’operazione mentale importantissima perché, nell’andare a ricercare i collegamenti e le similitudini, la mente comincia ad ordinare i concetti simili tra di loro mettendoli  dentro a dei contenitori con un denominatore in comune. Questa è la classificazione.

Si crea così un ordine, un’insieme di scompartimenti mentali dove si possono mettere più cose secondo una caratteristica. La caratteristica può essere del colore: le cose bianche da una parte, da un’altra le gialle, le rosse, le verdi eccetera, oppure può riguardare la forma: le cose quadrate, rotonde, triangolari, oppure il calore, l’umidità, la velocità, la densità, le cose della casa, della scuola  e così via. In pratica si comincia a sistemare le idee come dentro a dei cassetti con una dicitura davanti.

La persona scopre che il dato nuovo quindi può avere più caratteristiche che si possono associare a più cassetti. Più si lavora associando il nuovo dato a più cassetti, più la mente diventa elastica e agile, si apre e diventa capace di collegare e ordinare tutto il materiale dei concetti e delle idee.

 

Seriazione.

Una volta che è stata raggiunta la classificazione, cioè l’associazione di più oggetti tra di loro, si può fare una ulteriore operazione mentale: la seriazione.  Tra oggetti simili si trova l’ordine crescente o decrescente. così le cose rotonde si possono mettere in ordine dalla più grande alla più piccola o al contrario, i colori dal più intenso al più sfumato od elementi dal più caldo al più freddo, dal più pesante al più leggero, dall’umido al  secco, dal veloce al lento, dal dinamico allo statico, dal più vecchio al più giovane. Seriare le cose permette di mettere un ordine ulteriore all’interno del cassetto mentale. Tutto questo serve a ritrovare le cose in modo più veloce e più funzionale. In termini tecnici permette di operare in modo più fluido.

 

La corrispondenza.

L’operazione mentale della corrispondenza consiste nella capacità di individuare tra gli oggetti di due insiemi diversi, la relazione che associa uno a un altro; permette di trovare il collegamento, ciò che corrisponde nell’uno e nell’altro. La parola corrispondenza viene dal latino “cum-respondere” e significa concordare, esseri simile, conforme, simmetrico, proporzionato a qualcos’altro. Trovare la corrispondenza tra due oggetti situati in due insiemi o contesti diversi e quindi staccati, significa trovare ciò che stabilisce un legame, un collegamento, una concordanza, un accordo, una simmetria. Si tratta anche di trovare tra più elementi ciò che li unifica, che è in relazione con ognuno di loro. È come trovare il denominatore comune, l’elemento che li integra e li collega tutti. Esempio: mattone, porta, cucina, armadio, telefono, letto =  casa.     

 

Reversibilità.

L’operazione della reversibilità consiste nella capacità, in un processo o in un cambiamento,  di tenere presenti in mente contemporaneamente il punto di arrivo e il punto di partenza e di saperli correlare per cogliere cosa si è modificato effettivamente. Si chiama reversibile perché di fronte ad un cambiamento, il pensiero riesce a tornare indietro allo stato preesistente alla trasformazione. Per esempio permette di rilevare la conservazione della quantità o della materia nonostante il cambiamento della forma.

Più operazioni mentali si fanno, più la mente collega, lavora, si sforza e più la conoscenza del dato diventa chiara, precisa e si arricchisce di molte variabili. Questo porta la mente e quindi anche il pensiero a diventare ricco di possibilità, di angolazioni, di sfumature. Ciò incide in modo determinante anche sulla formazione della personalità. Infatti un pensiero scarno, statico, rigido porta a una chiusura, ad una unilateralità anche a livello psichico, ad una aridità anche del cuore. La possibilità invece di valutare una cosa da più angolazioni, secondo più riferimenti (cassetti) secondo punti di vista diversi, permette  anche alla personalità di non irrigidirsi, di diventare elastica, plastica, aperta alla diversità, capace di cogliere nella diversità e nel confronto un arricchimento e una conoscenza ulteriore del dato da conoscere e non una minaccia a ciò che era posseduto.

Porta inoltre anche ad aprirsi al nuovo e a saperlo  accogliere con curiosità e a saperlo integrare al vecchio arricchendolo.

Impostando bene una educazione del pensiero si può impostare anche un’educazione della mentalità, del modo di approcciarsi al reale e alle relazioni sociali.

 

            L’Assimilazione

Dopo aver collegato le caratteristiche dell’oggetto con tutte le altre similitudini e aver quindi trovato i percorsi che lo collegano agli altri oggetti, la persona può individuare il posto dove collocarlo e dove gli rimane più facile ritrovarlo.

In pratica è come se il cervello tracciasse tutte le strade che si potrebbero fare per andare da un posto un altro e poi scegliesse quella che gli è più gradita. L’assimilazione è infatti il mettere in un posto specifico il nuovo dato servendosi dei collegamenti individuati e della strada preferita. L’assimilazione è la base della vera memoria, cioè della capacità di tenere dentro di sé e di ricordare, cioè di ritrovare quello che non è più presente alla coscienza.

Per ricordare un dato nuovo o una parola ognuno ha una sua particolare strategia, una strada che riesce più facilmente a percorrere in relazione alle sue tendenze e qualità. Chi è portato per la matematica lo associa ad una operazione numerica, altri a un concetto più vicino emotivamente, altri lo scompongono e ne associano le parti. Per esempio il tavolo può essere inserito tra gli oggetti della cucina o tra quelli di legno o tra quelli con quattro gambe. il numero  992354 può essere ricostruito ricordando che primi due sono l’ultimo numero a una cifra,  poi che gli altri sono in successione dopo l’uno e gli ultimi due sono invertiti. I nomi delle corde della chitarra  ( mi, si, sol, re, la , mi) si possono ricordare con la frase: “Mi si sorella mia!” E così via.

L’assimilazione quindi permette di ritrovare e di ricostruire quello che si è dimenticato, quello che è nascosto alla coscienza. In questo modo la mente si sente attiva,  protagonista e creativa nella funzione del pensiero e non rimane ancorata alla semplice ripetizione del dato. Ripetere in modo preciso e automatico un dato concetto è un moto meccanico che non ha a che fare con la comprensione vera.

L’assimilazione mette in luce quindi predisposizioni personali, tendenze creative e in particolare attiva l’intelligenza. L’intelligenza è quella capacità che trova la soluzione a un problema. Davanti a un dato da fissare, da sistemare, l’intelligenza trova la soluzione più adatta per quella persona, in quella situazione e in quel momento.

Quando il nuovo dato è entrato nel contesto delle idee e si correla a diversi sottosistemi (cassetti) non appartiene a nessuno di questi in modo totale, ma a più di loro; è come distribuito in più parti del cervello e lo si può ritrovare in più aspetti diversi tra di loro. Ad esempio il concetto di madre non fa parte solo della categoria della famiglia, ma può avere a che fare anche con il concetto dell’accoglimento, dell’amore, del nutrimento, del cibo, del generare, della natura, del calore, di un contenitore; ognuno di questi dati si associa alla madre e la può ricordare o la riporta alla mente senza che sia stato ricercato il concetto di madre.

Pensiamo al cervello come a una stanza e alle sue parti come a tanti armadi distinti e a loro volta costituiti da tanti cassetti e in ogni cassetto ulteriori ripartizioni. Ogni singola parte di questa stanza è in relazione con tutte le altre e con alcune in una relazione più specifica dovuta alla predisposizione ereditaria. Quando si pensa un dato parte un circuito che si muove tra i cassetti e tra gli armadi e, spostandosi dall’uno all’altro, determina dei percorsi che diventano sempre più chiari e più ricchi di dati. In questo modo il pensiero e l’intelligenza si attivano e cominciano a funzionare in modo agile e veloce e in modo autonomo e creativo.  ( Vedi tabella. Cliccare sopra:  Tabella 2).

 

  L’espressione.

A questo punto il concetto nuovo che è stato portato all’interno e quindi appreso, può essere riportato all’esterno. Espressione viene dal latino : “ex-premere” che significa  premere  da dentro verso fuori (= ex), e anche spremere, cavar fuori. È quello che gli insegnanti chiedono ai bambini quando devono valutare quello che è stato appreso.

Se il concetto è stato capito e cioè lavorato, affinato e assimilato, allora può facilmente essere espresso nelle forme e nei percorsi individuati dal soggetto. Si può quindi descriverlo a voce, disegnarlo, rappresentarlo in molti modi e si può anche discuterne perché è stato anche valutato e soppesato in relazione alle altre idee.

Ma se il concetto non è entrato ed è rimasto in superficie e se se ne ricordano solo aspetti impostati in modo meccanico, allora verrà riprodotto nella stessa forma: in modo superficiale, frammentato e devitalizzato. Il pensiero potrà avvalersi solo di pezzi di realtà, di parti non integrate, non riunite tra di loro e si disorienterà tra tanti concetti che si sommeranno l’uno sull’altro in modo uniforme.

In questo modo il pensiero perde una delle sue caratteristiche più importanti che è la funzione attiva e autonoma della coscienza che fa sentire la persona protagonista della realtà esterna ed interna. Un pensiero passivo, rigido, amorfo determina una perdita di energia vitale, una perdita della dignità della persona e in particolare una perdita della propria libertà.

 

 

 

 

 

Dr.ssa Maria Grazia Vallorani                                                                                 

© 2011 – Tutti i diritti riservati. Il presente testo è liberamente riproducibile per uso personale con l’obbligo di citarne la fonte ed il divieto di modificarlo, anche parzialmente, per qualsiasi motivo. E’ vietato utilizzare il testo per fini lucrativi. Per qualsiasi altro uso è necessaria l’espressa autorizzazione dell’autore. Pubblicato nel Marzo 2011, online da Gennaio 2013. Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge


Il pensiero nell’età evolutiva. Sviluppo cognitivo.

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Il pensiero nell’età evolutiva. Sviluppo cognitivo.

Per sviluppo cognitivo si intende lo sviluppo delle attività intellettive. Jean Piaget (1896-1980) ha suddiviso lo  suo sviluppo cognitivo del bambino in cinque livelli o periodi o fasi. Ogni periodo è caratterizzato da modalità specifiche e ben definite dell’apprendimento.

Fase senso-motoria.  Da  0  a  2  anni.

Rappresenta la forma più elementare di intelligenza. I riflessi, all’inizio meccanici, vengono gradatamente coordinati e modificati.

E’ suddivisa in sei stadi:

  1. Riflessi innati. Dalla nascita al primo mese. Modalità reattive innate: pianto, suzione, vocalizzo che il bambino utilizza per comunicare col mondo esterno. L’esercizio frequente di questi riflessi in risposta agli stimoli del suo organismo o dell’ambiente, porta all’instaurarsi di abitudini. Ad esempio il neonato dopo i primi giorni di vita trova il capezzolo molto più rapidamente, succhiando il dito lo differenzia dal capezzolo o dal ciuccio e smette di succhiare il dito se gli viene dato il cibo.
  2. Reazioni circolari primarie. Dal secondo al quarto mese. Per reazione circolare si intende la ripetizione di un’azione prodotta inizialmente per caso, che il bambino insegue per ritrovarne gli interessanti effetti. Esempio succhiare il dito. Grazie alla ripetizione, l’azione originaria si consolida e diventa uno schema che il bambino è capace di eseguire con facilità anche in altre circostanze. ma non è ancora capace di distinguere tra sé e qualcosa di fuori di sé.
  3. Reazioni circolari secondarie. Dal quarto mese all’ottavo mese. Qui il bambino dirige la sua attenzione al mondo esterno oltre che al proprio corpo. Ora cerca di afferrare, tirare, scuotere, muovere gli oggetti che stimolano la sua mano per vedere che rapporto c’è tra queste azioni e i risultati sull’ambiente. Esempio scopre il cordone della campanella attaccata alla culla e la tira per sentire suono. Non sa ancora perché le sue azioni provocano quegli effetti, ma capisce che sono efficaci.
  4. Le reazioni circolari differite. Dagli otto ai 12 mesi. l bambino comincia a coordinare in una sequenza due schemi d’azione. Esempio tira via un cuscino per prendere un giocattolo che sta sotto, utilizza cioè mezzi per il conseguimento di uno scopo. Si manifesta l’intenzionalità anche nella comunicazione con gli adulti. Esempio punta il dito per indicare qualcosa. Scopre schemi di azione come lo scuotere, spostare, dondolare gli oggetti.
  5.  Le reazioni circolari terziarie. Dai 12 ai 18 mesi. Scopre modalità diverse per ottenere gli effetti desiderati. Inizia il  ragionamento. Ora può interrompere un’azione e riprenderla dove era stata interrotta. Scopre la soluzione dei suoi problemi per prove ed errori.  Riesce a modificare gli schemi che già possiede. Esempio dopo aver tentato invano di aprire una scatola, si ferma e poi riesce ad aprirla.
  6. Comparsa della funzione simbolica. Dai 18 mesi in poi. Il bambino riesce ad immaginare gli effetti di azioni che sta per compiere, senza metterle in pratica concretamente. Usa le parole non solo per accompagnare le azioni, ma anche per descrivere cose non presenti o raccontare quello che ha visto tempo prima. Riconosce oggetti anche se ne vede solo una parte. Comprende che gli oggetti permangono ed esistono anche se lui non li vede. Sa distinguere i vari modelli di azione e sa imitare anche quelli che per lui hanno un’importanza di tipo affettivo e sono quindi entrati in una relazione  significativa. Esempio i giochi simbolici che implicano “ far finta di fare qualcosa” o “giocare a un ruolo”. 

 

Fase  preoperatoria.   Dai 2 ai 7 anni.

Composta da:

  • Fase pre-concettuale..  Dai 2 ai  4  anni.

L’atteggiamento del bambino è ancora di tipo egocentrico in quanto non conosce alternative alla realtà che sperimenta personalmente. Questa visione unilaterale delle cose lo porta credere che tutti la pensino come lui e che capiscano i suoi desideri-pensieri senza che sia necessario fare sforzi per farsi capire. Il linguaggio diventa molto importante perché impara ad associare parole ad oggetti o azioni. Il gioco è l’elemento principale, ripete in forma di gioco le azioni reali che sperimenta. Imita tutte le persone che gli sono vicine, le idealizza. Non è in grado ancora di distinguere un oggetto dalla categoria a cui appartiene, ad esempio se vede in una passeggiata diverse lumache, non riesce ancora comprendere che sono animali diversi della stessa specie, ma pensa che si tratti sempre dello stesso animale standard. Gli aspetti qualitativi e quantitativi di un oggetto riesce a percepirli solo in modo separato e non contemporaneamente. Non è neppure capace di relazionare i concetti di tempo, spazio, causa. Il suo ragionamento non è né deduttivo (dal generale al particolare), né induttivo (dal particolare al generale), ma analogico (dal particolare al particolare).

  • Fase del pensiero intuitivo. Da 4 a 7 anni. 

Aumenta la partecipazione e la socializzazione nella vita di ogni giorno in maniera creativa, autonoma, adeguata alle diverse circostanze. Entrando nella scuola materna sperimenta l’esistenza di altre autorità diverse dei genitori e questo lo obbliga a rivedere le conoscenza  acquisite nelle fasi precedenti. Tutta la sua capacità di riprodurre mentalmente un avvenimento o un’azione avviene nell’unica direzione in cui l’avvenimento si è verificato. Non è capace di reversibilità. La socializzazione caratterizzata dall’uso dei simboli, tocca profondamente la vita affettiva. Piaget afferma in modo deciso che l’affettività e la comprensione sono inscindibili e che ambedue sono sempre presenti sia nei processi di apprendimento che nella vita di relazione.  

 

Fase delle operazioni concrete.   Da 7  a 11 anni.

Per operazioni intellettuali concrete Piaget intende tutte quelle operazioni mentali che vengono eseguite su contenuti concreti e percettibili, in pratica non astratti. Durante questo stadio si sviluppa un pensiero operatorio, cioè un pensiero capace di compiere delle operazioni mentali di una certa complessità. Ora può compiere tutta una serie di operazioni logiche, anche se concrete, quali sommare, sottrarre, dividere, classificare, seriare, uguagliare, mettere in corrispondenza. La conquista del pensiero reversibile permette di comprendere il principio di conservazione della materia durante una trasformazione fisica, il principio di conservazione del peso e il principio della conservazione del volume. Per esempio ora riesce a capire che la quantità di liquido dentro un contenitore alto e stretto, che viene successivamente versato in un contenitore basso il largo, è la stessa. Di fronte a dei quadrati di cartoncino, si rende conto che occupano la stessa superficie sia che siano tutti vicini, sia che siano sparsi.

La capacità di compiere operazioni mentali permette al bambino di uscire dal proprio egocentrismo, per prendere in considerazione punti di vista diversi dal proprio. Scopre i vantaggi di una integrazione dei diversi punti di vista e si sviluppa un sentimento di cooperazione sociale, l’amicizia il reciproco rispetto, l’etica e il senso di giustizia.  

 

Fase delle operazioni astratte o formali.  Dagli 11 ai 16 anni.

Per operazioni intellettuali formali Piaget intende operazioni mentali eseguite su contenuti astratti o formali, cioè non immediatamente percepibili. Il carattere essenziale del pensiero in questa fase è quello di staccarsi dal contenuto concreto per mettere un dato attuale in un insieme più vasto, quello virtuale. Di fronte ai problemi da risolvere l’adolescente usa il dato reale per formulare delle ipotesi, tiene conto cioè del possibile e non più, come faceva prima, solo del reale constatato al momento. Si destreggia con le proposizioni ipotetiche = considerate solo come probabili. Utilizza un sistema interamente reversibile, operativo e cioè concetti logici che derivano da altri concetti logici, e ne deduce delle verità sempre più generali. Si formano quindi delle strutture logiche che non sono vere nozioni, ma degli operatori formali o astratti che vengono ricavati da strutture logiche preesistenti:

  • “il principio di proporzionalità” che è una relazione tra relazioni
  • le operazioni combinatorie” cioè la capacità di ricavare tutte le combinazioni possibili
  •  “la relatività dei movimenti e delle velocità
  •  “la nozione di probabilità
  •  “la nozione di correlazione”
  •  “La compensazione moltiplicativa”, intuisce che l’aumento del peso può essere compensato da una diminuzione dell’altezza.
  •  “Forma di conservazione che oltrepassa l’esperienza” ossia forme di conservazione non verificabili in quanto non sperimentabili come      avviene nel caso del principio di inerzia. Queste operazioni sono puramente mentali in quanto si arriva al principio escludendo mentalmente alcune variabili.

Il pensiero formale è caratterizzato anche dalla capacità di separare, ossia di considerare in modo disgiunto e staccato diverse variabili di un sistema. Comprendendo ora che parecchi fattori intervengono in un fenomeno, l’adolescente sa combinarli, integrandoli in un sistema che considera tutte le possibilità. Ma, secondo Piaget, il giovane non è ancora capace di considerare tutte le contraddizioni della vita umana, personale e sociale e per questo il suo programma di vita è spesso utopistico e ingenuo e il confronto dei suoi ideali con la realtà è causa di grandi conflitti

 

Fase del pensiero teorico-scientifico.  dai 16 anni in poi.

Pensiero tipico della personalità matura.

 

 

 

 

 

 

     Dr.ssa  Maria Grazia Vallorani 

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